Bulimia sessuale, quando il sesso diventa una dipendenza

Bulimia sessuale, quando il sesso diventa una dipendenzaI numerosi benefici del sesso sono noti: uno studio britannico di qualche tempo fa, condotto dal professor David Weeks, neuropsicologo al Royal Edinburgh Hospital, sosteneva che tre rapporti alla settimana hanno effetti miracolosi sul corpo. E fanno sembrare più giovani di sette anni.

L’idea, dunque, che fare troppo sesso possa costituire un problema di salute può strappare un sorriso. Invece, la dipendenza da sesso esiste e va presa seriamente. Una patologia che può arrivare a distruggere le relazioni e a far perdere il lavoro: in sintesi estrema, può letteralmente rovinare la vita di chi ne soffre.

Il concetto di sexual addiction, o di bulimia sessuale, è stato introdotto per la prima volta in un testo del 1988 firmato da Reed e Blain, nel quale è descritto il processo di instaurazione in quattro fasi progressive: quella dell’ossessione, nella quale l’individuo, reagendo a difficoltà esistenziali, è completamente assorbito da preoccupazioni riguardanti la sessualità; quella della ritualizzazione caratterizzata dalla messa in atto di complessi rituali nell’immediata precedenza dell’azione sessuale; quella dell’azione sessuale, che dà sollievo temporaneo e provvisorio; infine, la fase della disperazione, in cui si avverte un sentimento d’impotenza nel poter controllare il proprio comportamento erotico.

«Non è facile distinguere un eccesso di sano appetito sessuale dalla bulimia», spiega il dottor Roberto Bernorio, ginecologo, psicoterapeuta e sessuologo clinico. «Si può dire che solitamente l’eccesso non interferisce con il lavoro o i propri obiettivi di vita. Se invece il sesso diventa un bisogno che va soddisfatto a tutti i costi, una necessità che viene prima di tutte le altre, allora si sta scivolando nella dipendenza. Un altro criterio diagnostico che di solito teniamo in considerazione», aggiunge il sessuologo, «è la ricaduta a livello familiare. Se c’è un sano desiderio, questo di solito si realizza all’interno della coppia; quando comincia a esserci dipendenza, il sistema relazionale familiare va i crisi, perché la promiscuità, il bisogno di fare sesso con più persone, diverse diventa più o meno la regola».

Il fenomeno colpisce indistintamente uomini e donne, «se ne parla forse di più al maschile», dice il dottor Bernorio, «ma anche fra le donne si osservano situazioni di ipersessualità». Secondo la Sash (Society for the advancement of sexual health), a soffrirne è il 5% della popolazione americana, che manifesta forti sintomi di sex addiction. E l’argomento è diventato così popolare da meritarsi una copertina di Newsweek e un film di successo come Shame, con Michael Fassbender, che indaga il vuoto esistenziale di un bel ragazzo in carriera in una città ricca di opportunità come New York.

La bulimia sessuale toglie energia, tempo e soldi. «Chi ne soffre», spiega il dottor Bernorio, «di solito pratica molto autoerotismo, trascorrendo ore alla ricerca di video hard su internet. Le conseguenze sono stanchezza, ansia, problemi di sonno, alterazioni delle abilità cognitive. Oppure ricerca il sesso attraverso la prostituzione, e finisce col rovinarsi economicamente. Senza contare che mantenere un lavoro in queste condizioni è quasi impossibile».

Per le donne le conseguenze possono essere anche più gravi. Oltre al rischio – comune a entrambi i generi – di contrarre malattie a trasmissione sessuale (HIV, epatite, sifilide, papilloma virus) dato il frequente cambio di partner e il timore, confessato soprattutto da molte donne, di chiedere l’utilizzo del profilattico al maschio di turno, le donne corrono il rischio di gravidanze indesiderate, o di subire violenze e abusi, soprattutto se si perde il controllo della situazione. A questi si aggiungano la dipendenza da alcol e droghe, per mantenere alta la disinibizione e l’eccitazione. E infine, naturalmente, c’è la bulimia alimentare: ci si affoga di cibo con poco o nessun appetito (tant’è che spesso poi si vomita quanto ingerito) per lo stesso motivo per il quale ci si affoga di sesso: sentirsi desiderate e mettere a tacere l’angoscia affettiva.

La terapia? «Senz’altro è da gestire a livello psicoterapeutico» suggerisce il dottor Bernorio, «Anche se talvolta si possono cercare supporti farmacologici: esistono farmaci che riescono in qualche modo ad attenuare la libido, come alcuni antiandrogeni o alcuni antidepressivi, previo consulto di uno specialista».

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