Disfunzioni erettili: quell'imbarazzante défaillance

È il fantasma che ogni uomo (e ogni donna) prima o poi si ritrova nel letto. La classica battuta: «Non ti preoccupare, può succedere a tutti», con cui nelle commedie lei cerca di consolarlo della défaillance tra le lenzuola, corrisponde ampiamente al dato oggettivo. Si calcola che la disfunzione erettile colpisca tra l’8 e il 10% della popolazione maschile tra i 18 e i 60 anni, ma spostandosi da un termine di riferimento all’altro le cose cambiano molto.
Bisogna anche specificare che quando si parla di “disfunzione” non si fa riferimento a episodi molto sporadici e diluiti nel tempo, quanto a un’incapacità persistente di raggiungere e/o mantenere l’erezione fino al completamento dell’attività sessuale. Ossia fino a ottenere un rapporto soddisfacente. Qualche tempo fa un’équipe di studiosi britannici ha condotto un’indagine su un campione composto da pazienti di una quarantina di medici generici londinesi: non si trattava insomma di persone che si erano rivolte a degli specialisti per un problema conclamato. Eppure dalla ricerca – che ha riguardato uomini e donne tra i 18 e i 75 anni – è emerso che circa il 22% degli uomini e il 47% delle donne soffriva di “disfunzioni sessuali”, e che per lui il problema principale era proprio di tipo erettivo (8,8%), seguito dalla perdita di desiderio (6,7%).

 

Ma cosa succede esattamente quando il rapporto non va come dovrebbe? Le cause dell’impotenza possono essere organiche, psicogene o – molto spesso – multifattoriali, risultato di un intreccio di motivi di natura diversa. Per cause organiche si intendono quelle dovute ad alterazioni o lesioni vascolari, neurologiche, ormonali e così via. Viceversa la disfunzione psicogena è dovuta a un’inibizione centrale dei meccanismi relativi all’erezione, in assenza di una causa organica rilevabile.

Ne parliamo con il dottor Roberto Bernorio, ginecologo, psicoterapeuta e sessuologo clinico presso il Buonarroti Medical Center di Milano e con il dottor Paolo Quinzi, psicologo e psicoterapeuta a Roma.

Fattori di rischio organici: attenti al fumo e alla dieta
Fa ulteriore chiarezza il dottor Roberto Bernorio, ginecologo, psicoterapeuta e sessuologo clinico a Milano: «Tra i fattori di rischio biologico va considerata prima di tutto l’età. I numeri più recenti dicono che sotto i 45 anni l’incidenza della disfunzione erettile riguarda circa il 3% della popolazione, dopo i 50-55 anni la percentuale sale a 23. Poi ci sono ovviamente dei fattori di rischio individuali che comprendono tanto delle precise patologie ( diabete, ipertensione, cardiopatie, eccesso di colesterolo, patologie prostatiche) o l’assunzione di determinati farmaci, quanto in generale lo stile di vita. In questo senso vanno considerate variabili come la sedentarietà, l’obesità o il fumo, che danneggiando le pareti dei vasi sanguigni incide molto sul tipo di performance (a questo proposito, un team di ricercatori statunitensi ha dimostrato che nel 44% dei fumatori si riscontra una riduzione della velocità del flusso ematico che irrora i corpi cavernosi del pene, ndr)».

Se la causa è psicologica
Su un fronte diverso ma spesso collegato vi sono i fattori di tipo psicologico, come gli stati ansiosi o depressivi, i conflitti di coppia, la paura dell’insuccesso, lo stress cronico. Ancora il dottor Bernorio: «Nelle fasce d’età più giovani prevale sicuramente questo tipo di eziologia, poi a poco a poco le cose si mischiano e una piena distinzione diventa difficile. Anche perché chi con l’età deve fronteggiare un problema organico finisce per sviluppare uno stato d’ansia e si ritrova in un circolo vizioso. L’ansia si trasforma in deficit fisico perché, in estrema sintesi, aumenta il livello degli ormoni dello stress (il cui capostipite è l’adrenalina) e questi ultimi attivandosi portano a una diminuzione dell’ossido di azoto nei corpi cavernosi, influendo sulla prestazione».

Anamnesi, il primo passo verso la risoluzione del problema
Per capire cosa c’è all’origine del problema il primo passo è, as usual, rivolgersi a uno specialista, che può essere a seconda dei casi l’andrologo, l’urologo o lo psicoterapeuta. Sarà lui a escludere prima di tutto la possibile origine organica, attraverso l’anamnesi, i colloqui – possibilmente di coppia, come si vedrà – e una serie di accertamenti che vanno dagli esami ematochimici all’ecocolordoppler dinamico del pene. In base ai risultati si deciderà poi se ricorrere a un approccio psicoterapeutico o farmacologico, anche se le due cose spesso ormai procedono insieme. Se infatti la causa è organica e i farmaci sono l’unica via percorribile, la terapia psicologica può essere un ottimo supporto anche per aiutare il paziente ad accettare l’idea dell’assunzione dei medicinali a lungo termine.

Le dinamiche di coppia: parliamone… davanti a un esperto
D’altra parte, quando il problema è psicologico le medicine possono avere la cosiddetta “funzione stampella” per aiutare sulle prime ad acquistare sicurezza. Anche perché un ruolo fondamentale lo giocano proprio le dinamiche all’interno della coppia, la qualità della comunicazione, la gestione della conflittualità e l’approccio al problema. Se la partner non è occasionale, infatti, la cosa migliore è affrontare con lei i colloqui e l’eventuale psicoterapia. Il dottor Paolo Quinzi, psicologo e psicoterapeuta a Roma, spiega: «Se la causa è organica, il dialogo può servire a favorire i meccanismi di accettazione e condivisione del problema, e anche se un consulto iniziale è consigliato, non sempre è necessario un percorso strettamente psicoterapeutico. Al contrario, se la causa è psicogena parlarne senza un’assistenza può essere controproducente. Perché se l’impotenza è l’espressione sintomatica di fantasie negative dell’uomo rispetto alla donna, di atteggiamenti fobici o di una conflittualità tra i partner, è difficile gestire da soli una comunicazione neutra».

 

 

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Roberto Bernorio
Medico Chirurgo

Specialista in Ostetricia e Ginecologia
Psicoterapeuta Esperto in Sessuologia
www.bmcmed.it

 

 

A cura di: Natalia Mongardi

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