L’amore ai tempi del web

L’amore ai tempi del webChi l’avrebbe detto: le coppie nate su internet non solo sono in costante aumento negli ultimi anni (e questo non sorprende), ma a quanto pare in molti casi possono vantare relazioni più lunghe e felici delle coppie la cui storia è iniziata in modo tradizionale, cioè nel mondo reale.
Lo sostiene una ricerca dell’Università di Chicago. «I dati che abbiamo raccolto», ha commentato l’autore principale dello studio, John Cacioppo, docente di psicologia presso l’ateneo americano, «suggeriscono che internet stia alterando le dinamiche e gli esiti del matrimonio stesso». Sono state intervistate più di 19mila persone che si sono sposate tra il 2005 e il 2012, e gli è stato chiesto di esprimere un giudizio sulla qualità del loro rapporto. Ne è risultato che ben un terzo delle coppie si sono incontrate online. Tra queste, le cose non hanno funzionato nel 6% dei casi, mentre tra le coppie che si sono formate offline, le separazioni salgono al 7,6%. La ricerca ha evidenziato risultati simili anche per quanto riguarda il livello di soddisfazione: per le coppie nate in rete il punteggio medio è di 5,64; per quelle tradizionali 5,48.
In Italia, non esistono simili studi, ma si può ipotizzare che, considerata la minor diffusione di internet (negli Stati Uniti è del 78%, nel nostro Paese del 58%), i dati siano un po’ più bassi. Non c’è dubbio però che il fenomeno sia in espansione anche alle nostre latitudini. E vale la pena analizzarne cause e conseguenze.
Si può dire che i siti di incontri online abbiano sostituito gli annunci personali, quelli che una volta riempivano le ultime pagine dei quotidiani locali. Ricordate? «Cinquantaduenne vedovo, amante della montagna cerca ragazza 30-40enne per passeggiate nella natura …»; «Raffinata trentasettenne, dolce e ben educata, cerca max cinquantenne automunito, bella presenza, serio professionista per costruire un futuro insieme. Astenersi perditempo». Viene quasi malinconia a pensare alla tristezza e alla solitudine che si nascondeva dietro a quelle inserzioni.
Non è un caso, infatti, che fino a non molti anni fa, l’uso di annunci personali per trovare un partner fosse considerato un’attività riservata ai “perdenti”, rimasti fuori dal mercato del matrimonio, o peggio, a chi cercava incontri sessuali illeciti. Quei giorni sono andati e ora è abbastanza comune per le persone raccontare esplicitamente le loro esperienze con i siti di dating. E vantarsi senza vergogna di un incontro iniziato in rete e terminato, con gran soddisfazione, a letto; o al contrario, confessare il fragoroso fallimento di un tête-à-tête organizzato online e naufragato già all’antipasto.
I siti di incontri online sono diventati mainstream anche in Italia (secondo alcune statistiche il numero di iscritti è passato da meno di 100mila nel 2000 a oltre 7 milioni). Certo, è cresciuta la diffusione di internet, sono migliorate le connessioni e nel frattempo si sono spostate anche sui dispositivi mobili, è cambiato il profilo degli internauti: una volta erano i più giovani, benestanti e istruiti, oggi la popolazione attiva online comprende anche i più anziani, i meno agiati e meno colti. Internet viene usato praticamente per ogni cosa, da leggere il giornale a cercare lavoro: trovare un partner è solo un’altra delle tante attività che la tecnologia permette.
Ma perché tutto questo successo? Intanto si è allargata la platea dei single. L’aspettativa di vita è aumentata, ci si sposa più tardi ed è cresciuto il numero dei divorzi: insomma, ci sono sempre più persone alla ricerca dell’anima gemella (per la seconda, terza, quarta volta).
Al progresso tecnologico e al cambiamento demografico si aggiunge poi il marketing dei siti in questione, che rendono le relazioni romantiche alla portata di tutti. Ci sono i classici Meetic e Badoo, veri e propri fenomeni internazionali, dove ci si iscrive per consultare i profili degli altri iscritti alla ricerca della potenziale metà della mela da contattare; e i più tecnologici Tinder e OkCupid, che sfruttano il segnale Gps dello smartphone per scorrere le foto delle persone nelle vicinanze, decidendo distanza o sesso dei potenziali incontri in base alla compatibilità calcolata dagli algoritmi.
Qualunque si scelga, sembra che funzionino. Non sono solo di moda, ma raggiungono pienamente il loro obiettivo, aiutando moltissime persone a trovare ogni giorno l’anima gemella. Ci riescono perché indubbiamente danno una mano a rompere quel muro d’imbarazzo che spesso si crea al primo incontro nella vita reale, quando davanti a sé c’è una persona sconosciuta e che per giunta attrae fisicamente. Attraverso la rete, le persone perdendo in parte il senso dell’inibizione, sono più spontanee e hanno modo di conoscersi prima ancora d’incontrarsi di persona.
È significativo, però, che nei questionari da compilare prima di iscriversi ai siti di dating, non vi siano domande che riguardano i gusti sessuali. Ce ne sono su hobby e sport, su animali domestici e cibi preferiti, su idee politiche e, immancabile, il segno astrologico; ma quasi mai ci sono domande riguardo alle proprie preferenze sessuali.
Ecco, forse è questo il problema. Una certa superficialità di fondo. Il dating online trasforma la ricerca di un partner in un’attività consumistica, un po’ come se si andasse al supermercato. Esattamente come il cliente di un negozio online si scorre tra molti prodotti disponibili, si scelgono taglia, colore, qualità e se non si trova quel che piace si passa semplicemente al negozio successivo. E se poi il prodotto non rispetta le attese, si torna al negozio per cambiarlo con un modello sostitutivo. Anche se, come risulta dalla ricerca dell’University of Chicago, il livello di soddisfazione al momento è alto.

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