Alla ricerca dell’orgasmo perduto (o mai trovato): le cause fisiche

Sesso: molto dolore e poco piacere. Le cause fisiche
Non c’è donna che, almeno una volta nella vita, non abbia provato un dolore più o meno intenso durante un rapporto sessuale per le ragioni più disparate: poca confidenza con un partner magari nuovo, scarsa eccitazione in un periodo di stress, lubrificazione carente per un mal di testa passeggero. Niente di preoccupante, se il dolore è “una tantum”, cioè un terzo incomodo che si presenta sporadicamente senza lasciare traccia di sé. Se, invece, il fastidio diventa una presenza costante e il dolore – invece di andarsene con il crescere del desiderio – resta, scatta il campanello d’allarme: potrebbe essere la spia di uno dei numerosi disturbi che colpiscono la zona intima, o anche qualcosa di più serio. Identificare questo “qualcosa”, che mina la vita sessuale e di coppia, può risolvere in molti casi la difficoltà a mantenere alto il desiderio e a raggiungere l’orgasmo, riappropriandosi della dimensione del piacere.

Sesso=dolore=blocco: un circolo vizioso da evitare
Il legame tra problemi di salute e sessualità è molto complesso, perché dipende da numerose variabili: dalla gravità del disturbo, dal carattere di chi ne viene colpito (debole? Ansiogeno? Ottimista?), dal tipo di rapporto di coppia (una relazione saltuaria oppure in crisi è controproducente, mentre un rapporto solido e felice è di grande supporto per superare un momento di difficoltà).
I disturbi organici che – se curati tempestivamente e in modo corretto – bloccano del tutto la risposta sessuale non sono sterminati, a patto che la donna non si lasci andare alla negatività, la quale alla lunga potrebbe sfociare nell’ansia di prestazione (non ne soffrono solo gli uomini!) o, peggio, nell’archiviazione definitiva della sfera sessuale.
Sta di fatto che, se a ogni rapporto scatta il dolore, si rischia di dare vita a un pericoloso automatismo, o circolo vizioso: sesso=dolore=blocco, che il cervello a lungo andare “ memorizza” e ripropone a ogni successivo rapporto anche nella coppia più collaudata.
La condizione per non creare o spezzare questo circolo vizioso? Scoprire il colpevole, cioè la causa fisica che mina il desiderio.

Le malattie che colpiscono il sesso
Ci sono disturbi che, pur non riguardando direttamente l’apparato genitale, hanno ripercussioni più o meno pesanti sul sesso o su una delle sue componenti (desiderio, eccitazione ecc.). Ecco alcuni di quelli che disturbano il primo step della risposta sessuale, cioè il desiderio (o eccitazione) e che, per questo motivo, bloccano anche l’ultimo step (l’orgasmo).

  • Tutte le malattie croniche, dolorose e degenerative, che colpiscono i reni, i polmoni, il cuore e tutte le infezioni.
  • I disturbi endocrini, per esempio quelli che riguardano la tiroide e il diabete mellito.
  • Molti disturbi del fegato (come epatiti, cirrosi, mononucleosi).
  • Alcuni problemi neurologici.

Il male intimo ha un nome: dispareunia
La donna che si rivolge al ginecologo perché “sente male” durante il rapporto si lamenta di un generico dolore che, in realtà, ha un nome ben preciso: dispareunia.
Dietro a questa perturbatrice di quello che dovrebbe essere uno dei momenti più belli e appaganti si nascondono cause diverse, ma riconducibili a un quadro comune: genitali doloranti, irritati o palesemente infiammati. In base al fattore scatenante, la dispareunia può essere:

  • esterna: colpisce gli organi genito-urinari che circondano la vagina (vulva, vestibolo, vescica) e scatta al primo tentativo di penetrazione, di fatto bloccandola o rendendola un incubo;
  • medio-vaginale: si fa sentire quando il pene è entrato nella prima parte della vagina e nella maggior parte dei casi è causata dalla contrazione del muscolo locale (elevatore dell’ano);
  • profonda: raggiunge i genitali più interni, cioè l’utero e le salpingi (o tube), causando un forte dolore alla fine della penetrazione e inducendo la donna a rinunciare.

Alle origini della dispareunia esterna
1. Le vaginiti
In generale “vaginite” indica un processo di origine infiammatoria o infettiva, che aggredisce la mucosa vaginale. Davvero tanti i responsabili da chiamare in causa, tra cui: microrganismi patogeni o che diventano tali (batteri, funghi, virus, micoplasmi, Trichomonas, Clamidia…), allergie (a detergenti aggressivi, alla biancheria sintetica o colorata, ad alcuni farmaci locali), alterazione della flora vaginale (per l’impiego di medicinali alcuni farmaci, per un periodo di forte stress, per un’igiene intima scorretta…).
Alcuni disturbi accompagnano quasi tutte le vaginiti (per esempio gonfiore, arrossamento, bruciore), altri cambiano a seconda del responsabile dell’infiammazione/infezione (consistenza/colore delle perdite, prurito, odore particolare): ecco perché è sconsigliabile (e controproducente) l’autodiagnosi e l’autocura, ma è indispensabile rivolgersi al ginecologo, il quale deciderà quali esami e cure prescrivere.
Una cura sbagliata, infatti, potrebbe rendere cronica una vaginite che, con una cura mirata, passerebbe in pochi giorni. In caso di sospetta vaginite e per tutta durata del trattamento astenersi dai rapporti per non contagiare il partner e incappare, così, nel temibile effetto ping pong: io la passo a te e tu la ripassi a me.

Alle origini della dispareunia esterna
2. La vulvodinia
Non c’è forse disturbo intimo femminile più ignorato e, dunque, sotto-diagnosticato, nonostante colpisca un’elevata percentuale di donne: si parla del 15%, ma la cifra è per difetto, visto che molte vittime restano – volenti o nolenti – nell’ombra.
La vulvodinia, come suggerisce il nome, è un’i nfiammazione che riguarda la vulva, o meglio, la sua mucosa.
Le origini sono tante, ma spesso il punto di partenza è la Candida, un fungo che vive normalmente nella flora locale (si dice che è commensale), ma che può proliferare a dismisura e diventare così molto aggressivo, scatenando infezioni recidivanti. Ripetute candidosi innescano una risposta infiammatoria difficile da spegnere.
La mucosa infiammata, infatti, non riesce più a lubrificarsi, così durante il coito subisce tante micro-abrasioni, che attivano i mastociti, cioè le cellule dell’infiammazione. A questo punto, il dado è tratto: la donna accusa dispareunia, gonfiore e arrossamento che, a prima vista, non hanno alcuna ragione e che nessun farmaco/trattamento riesce anche solo a lenire. Questo perenne stato infiammatorio spinge i muscoli locali a contrarsi per difendere la zona, ovvero evitare altri rapporti lesivi; a questo punto, ogni minimo sfregamento sui muscoli induriti provoca altre micro-lesioni, il mastocita resta iperattivo e l’infiammazione continua. Questo in generale, perché poi ci sono tanti casi particolari che meriterebbero un discorso a sé.
In ogni caso guarire dalla vulvodinia non è facile: per questo è indispensabile trovare il ginecologo giusto (che conosca, cioè, a fondo la malattia) e armarsi di tanta pazienza, perché le cure partono dalla lotta alla Candida (un fungo molto tenace), passano per i trattamenti destinati a “rilassare” i muscoli contratti e spesso si avvalgono del supposto dello psicologo, per gli strascichi che il disturbo porta con sé.

Alle origini della dispareunia esterna
3. La cistite
L’infezione della vescica o cistite si presenta più o meno così: stimolo impellente a far pipì, quantità di urina scarsa, forte bruciore e fastidio all’atto, talvolta presenza di sangue.
L’origine è multicausale: nemici esterni (batteri, funghi, virus), fattori meccanici (sfregamento eccessivo durante i rapporti, pantaloni attillati o abuso di salvaslip), cattive abitudini (igiene intima con prodotti aggressivi, trattenere lo stimolo, bere poco), predisposizione familiare, il freddo (che abbassa le difese immunitarie, esponendo l’organismo all’a ttacco di virus e batteri), particolari malattie (come il diabete, i calcoli ai reni o alla vescica), certe condizioni (la gravidanza, la menopausa…)..
Occhio anche alla mancanza di eccitazione durante i rapporti, che impedisce al corpo bulbo-cavernoso  di “ gonfiarsi”, creando un cuscinetto protettivo a livello dell’uretra, la quale subisce un attrito eccessivo. Non per niente si parla di cistiti “postcoitali”, che si manifestano24-48 ore dopo il rapporto.
Come nel caso delle vaginiti, è fondamentale evitare il fai-ta-te e rivolgersi allo specialista (urologo o ginecologo), che prescriverà gli esami più idonei per identificare la causa del problema e indicherà i trattamenti più adatti.

 

Le origini della dispareunia profonda
1. L’endometriosi
È un disturbo tanto diffuso quanto poco diagnosticato, perché spesso silenzioso e non visibile agli esami di routine. Eppure, se non curato, può ostacolare il concepimento. Si verifica quando l’endometrio (il tessuto che riveste la parete dell’u tero) migra fuori dalla sua sede naturale, invadendo altri organi (come le tube e le ovaie). Ma, visto che ogni mese l’endometrio si sfalda con le mestruazioni, gli organi che ne sono avvolti sono colpiti periodicamente da un’infiammazione che può rendere i rapporti sessuali molto dolorosi.
Un’endometriosi “giovane” spesso si risolve con farmaci finalizzati a bloccare lo sviluppo anomalo dell’endometrio, ma a uno stadio avanzato richiede l’intervento chirurgico.

2. L’utero retroverso
Invece di essere rivolto verso l’addome, l’utero è girato verso la schiena, una condizione che ha una sola controindicazione: il dolore durante i rapporti in determinate posizioni. Che fare? Convivere con questa peculiarità anatomica e fare attenzione ad aver raggiunto un buon livello di eccitazione prima di passare al coito, perché solo quando la congestione locale è al top la vagina raggiunge la sua massima lunghezza, in modo da scongiurare ogni pericolo di dolore.

3. La salpingite
La salpingite è una pericolosa infezione batterica, che riesce a “scalare” tutta la vagina, andando a infettare le salpingi (o tube). La salpingite è fonte di un violento dolore durante i rapporti, ma anche di nausea, febbre e vomito: difficile fare finta di niente. In ogni caso, trascurarla o curarla male può portare alla salpingite acuta o alla malattia infiammatoria pelvica (PID), responsabili di sterilità.
Il medico prescriverà sicuramente un ciclo di antibiotici, a base di tetracicline o doxiciclina e, parallelamente, farmaci analgesici per combattere il dolore.

I possibili altri “perturbatori” esterni
Addio desiderio così, da un giorno all’altro, nonostante l’affiatamento con il partner, una vita serena, una salute di ferro: come mai? A volte non c’è un perché: nell’arco di un’intera esistenza, i “down” fanno parte della vita come i momenti “up”, soprattutto nelle relazioni di lunga durata. Altre volte, però, il desiderio inizia a latitare quando subentra uno di questi fattori innocui per molte donne, dannosi per altre.

  • La pillola contraccettiva: il 10-20% delle donne accusa un calo del desiderio quando inizia a prendere il confetto più famoso del mondo. Un effetto collaterale ancora più frequente con le pillole di ultima generazione, caratterizzate da dosaggi di estrogeni di gran lunga inferiori a quelli prodotti naturalmente dalla donna. Sarebbe proprio la carenza di questi ormoni a spiegare la mancanza di lubrificazione e il crollo desiderio. Potrebbe, però, esserci anche un rifiuto psicologico nelle donne che, inconsciamente, desiderano diventare mamme.
  • La spirale (o IUD): di solito è un metodo contraccettivo ben tollerato, ma ci sono casi in cui lo Iud provoca contrazioni dell’utero, dolori addominali e perdite di sangue, con ovvie ripercussioni sul desiderio e la capacità di eccitarsi. * I preservativi: quelli in lattice possono scatenare allergia in chi è sensibile a questo materiale, mentre molte donne accusano il condom di ridurre la sensibilità durante il coito.
  • I farmaci: molte categorie di farmaci influenzano negativamente la risposta sessuale. Tra questi, alcuni ansiolitici e i tranquillanti, certi antidepressivi di ultima generazione (come gli SSRI, cioè gli inibitori della ricaptazione della serotonina, non per niente utilizzati in chi soffre di eiaculazione precoce), i sonniferi. La riduzione dell’impulso sessuale può essere l’effetto collaterale di farmaci usati per i disturbi del cuore, l’ipertensione, le allergie e l’ulcera. Se si è in cura con uno di questi medicinali e la vita sessuale è compromessa, parlarne con il medico per valutare una cura diversa o la modifica dei dosaggi.
  • L’alcol: dà l’illusione di cancellare l’inibizione sessuale e di amplificare le sensazioni di piacere. E questo, almeno in parte è vero, a patto però di limitarsi a bere un paio di bicchieri di vino; l’effetto rilassante, infatti, può predisporre al desiderio di fare l’amore. Ma tutti gli studi in materia confermano l’abuso di alcolici e di superalcolici non solo ostacola la fase dell’eccitamento, ma ritarda enormemente l’orgasmo, che spesso non arriva nemmeno.

 

 

A cura di: Alma Galeazzi

Tags:
eD Promotion: i Prodotti di Mylan Spa

Entra con le tue credenziali

Ha dimenticato i dettagli?