Salute sessuale e riproduttiva: l’indagine tra giovani e adulti

I giovani si affidano al web per la ricerca di informazioni su sessualità, salute sessuale e riproduttiva: questo è solo uno tra i dati più interessanti emersi dalla prima indagine nazionale del Ministero della Salute in tema di sessualità e prevenzione.

 

All’interno del Progetto “Studio Nazionale Fertilità”, sono state svolte quattro indagini relative agli adolescenti, agli studenti universitari, agli adulti e ai professionisti sul tema della salute sessuale e riproduttiva. Le ricerche sono state realizzate grazie al supporto delle Regioni, sia nel settore sanitario che nella scuola, e hanno coinvolto oltre 16mila studenti in età adolescenziale, 14mila universitari e 20mila adulti. Per le indagini sui professionisti, sono state create collaborazioni tra società scientifiche e federazioni di categoria.

 

L’indagine sugli adolescenti

I dati emersi dalle ricerche sugli adolescenti rivelano che il web è il principale punto di riferimento sulle tematiche della salute sessuale e riproduttiva (consultato dall’89% dei maschi e dall’84% delle femmine).
Secondo il 94% dei ragazzi dovrebbe essere la scuola a diffondere informazioni sul tema della sessualità, affidandosi a personale esperto esterno all’ambiente scolastico piuttosto che ai docenti stessi. D’altronde, sono in pochi i giovani che si rivolgono alla propria famiglia, a un consultorio o a uno specialista, per cui risulta necessario portare informazioni corrette all’interno delle scuole, evitando che gli adolescenti si affidino alle fonti spesso poco attendibili del web.
In tema di prevenzione, è emerso che i metodi contraccettivi più conosciuti sono il preservativo (99%) e la pillola (96%), nonostante il 10% degli intervistati abbia ammesso di non utilizzare alcun metodo contraccettivo. Ma ancora tanto c’è da insegnare riguardo i fattori di rischio/protettivi per la riproduzione e alcune malattie a trasmissione sessuale (MST o IST, Infezioni a Trasmissione Sessuale) ancora poco conosciute, come epatite virale, sifilide, gonorrea, papilloma virus e clamidia.

 

L’indagine sugli studenti universitari

Anche in questo caso, internet è il canale più utilizzato per ottenere autonomamente informazioni su sessualità e salute sessuale e gli universitari concordano sull’importanza del ruolo della scuola e degli incontri educativo-informativi come veicolo di informazioni tra i giovani.
È interessante considerare il dato relativo alle conoscenze sulla fertilità, che risultano piuttosto scarse: l’età giusta per diventare genitori viene percepita tra i 26 e i 30 anni, ma i tempi della fertilità vengono considerati più lunghi di quelli biologici, soprattutto per gli uomini.
Per quanto riguarda il contatto con i medici specialisti, il 75% delle studentesse dichiara di aver fatto una visita ginecologica, mentre soltanto 1 studente su 4 è stato dall’andrologo.

 

L’indagine sugli adulti

Nella fascia d’età adulta, le ricerche si sono concentrate sul tema della fertilità biologica femminile e sulla capacità riproduttiva maschile. Dall’indagine “Studio Nazionale Fertilità”del Ministero della Salute emerge che solo il 5% del campione è consapevole che le possibilità biologiche per una donna di avere figli iniziano a ridursi già dopo i 30 anni: il 27% pensa che questo accada intorno ai 40-44 anni, il 28% oltre i 45 anni e il 14% solo con la menopausa.
Nell’ambito della propensione alla procreazione, circa il 44% degli intervistati sostiene di volere figli, mentre il 4% è incerto e il 7% non ci ha ancora pensato. I fattori che inducono a rinunciare alla nascita di un figlio sono principalmente economici e lavorativi o dovuti all’assenza di sostegno alle famiglie con figli.

 

L’indagine sui professionisti

I dati riguardanti i pediatri di libera scelta e i medici di medicina generale rivelano un buon livello di conoscenza in ambito di salute sessuale e riproduttiva, nonostante siano evidenti carenze formative in alcune aree e sulla comunicazione ai pazienti, soprattutto in tema di fattori di rischio per la fertilità, malattie sessualmente trasmissibili e alcune vaccinazioni.
I ginecologi, endocrinologi, andrologi, urologi e personale ostetrico hanno dimostrato buone conoscenze, con differenze minime per specialità.
In generale, le risposte fornite dai professionisti rivelano la necessità di concentrare l’attività formativa in alcune aree specifiche, al fine di: dare maggior importanza all’età, sia femminile che maschile, come elemento fondamentale della capacità riproduttiva e insistere su questo tema con le coppie; fornire maggiori informazioni sulle malattie sessualmente trasmissibili, soprattutto ai soggetti più esposti; migliorare le conoscenze dei professionisti circa le terapie appropriate in caso di infertilità, sia femminile che maschile.

 

Per leggere il Rapporto completo, clicca qui.

 

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References

Progetto “Studio Nazionale Fertilità”, Ministero della Salute

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