Se le bambine diventano madri

L’identikit delle baby mamme
Affrontando un tema così delicato, è facile cadere nelle facili generalizzazioni. Ma se generalizzare sarebbe fuori luogo, è comunque possibile stilare una sorta di identikit delle ragazzine maggiormente a rischio di gravidanze precoci. La potenziale mamma bambina è un’internauta provetta e/o una teledipendente, che passa le ore davanti al monitor o al piccolo schermo, due pessime fonti educative. È dalla tv, infatti, che ricava la maggior parte delle sue informazioni in tema di contraccezione ed è sul web che viene spesso a contatto con contenuti erotici o esplicitamente pornografici, che la spingono a bruciare le tappe del suo percorso sessuale.
È facile, poi, che la baby mamma faccia parte di una famiglia economicamente modesta e scarsamente sensibile/attenta alla sua educazione sessuale. Magari non va bene a scuola, spesso è vittima di un disagio personale oppure familiare che resta inespresso o, peggio, inascoltato, talvolta ha sua volta dei baby genitori.

Le conseguenze dell’amore (precoce)
I contraccolpi della scelta – pur coraggiosa – della maternità precoce purtroppo non mancano quasi mai. E non sono (solo) di ordine fisico, anzi: le conseguenze più pesanti sono di natura psicologica, anche se la neomamma non ha ancora gli strumenti per prevederle e, quindi, per compiere una scelta davvero consapevole. Il rischio? È che a gravidanza ultimata, quando inizia “ davvero” il periodo il cui la giovane donna viene investita dal ruolo materno, scatti il pentimento: come se la maternità si potesse magicamente esaurire dopo i 9 mesi di dolce attesa. Ecco perché la depressione post partum colpisce una mamma bambina su due, che probabilmente tocca con mano quanto sia dura dovere elargire cure che, in realtà, si vorrebbero ancora ricevere. Ma le ripercussioni più negative emergono nel lungo periodo, quando quella che è a tutti gli effetti ancora un’adolescente si rende conto che non può condurre la stessa vita delle sue coetanee.
La gran parte delle giovanissime mamme lascia la scuola, abdica – per necessità o mancanza di volontà – alla possibilità di un futuro lavorativo soddisfacente, perde l’amicizia dei suoi compagni e si ritrova isolata, spesso senza poter contare neppure sull’appoggio del papà del bambino, troppo giovane per assumersi la propria responsabilità, o della famiglia, incapace di darle il sostegno economico e psicologico di cui avrebbe bisogno. Naturalmente anche il bambino è più esposto a una serie di rischi: la crisi che attraversa la mamma durante i nove mesi o dopo il parto può riversarsi sul piccolo, considerato come un intruso, la causa della propria “rovina”. Questi sentimenti negativi possono portare ad anaffetività, rifiuto, persino aggressività, con ovvie conseguenze per lo sviluppo psicoemotivo del neonato.


Il ruolo degli “adulti” e delle istituzioni

Gli esperti sono concordi: il fenomeno delle gravidanze precoci va arginato con ogni mezzo. Prima di tutto attraverso una più capillare educazione sessuale, che deve partire dalle famiglie (troppo spesso del tutto incapaci di assolvere questa funzione fondamentale per ignoranza o incapacità di prendere atto che i propri figli “crescono”), per poi approdare nelle scuole, nei consultori, in luoghi ad hoc facilmente accessibili da parte degli adolescenti. I genitori devono assumersi la responsabilità di accompagnare i propri figli nell’esplorazione del mondo della sessualità, insegnando loro i concetti di sesso sicuro, consapevole, intelligente. Devono impegnarsi a mantenere il dialogo sempre aperto non solo per evitare che i propri figli commettano errori irreparabili, ma anche per diventare i principali punti di riferimento “a frittata fatta”, quando la ragazzina o il ragazzino si accorgono che una bravata può cambiare la vita.

 

 

A cura di: Alma Galeazzi

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