Sessualità post partum: i figli arrivano e il sesso se ne va

La gioia di entrare in casa la prima volta con un neonato in braccio, ma anche la paura di non essere all’altezza. L’entusiasmo di “imparare” il mestiere di mamma e papà, ma anche il timore di non farcela. Le sensazioni uniche dell’allattamento, dei primi bagnetti, del tenere in braccio una creatura indifesa, che non potrebbe vivere senza i genitori, ma anche l’enorme senso di responsabilità che questo comporta e che può diventare pesante come un macigno, soprattutto all’inizio dell’“avventura”. E poi – sul fronte femminile – gli ormoni che crollano, i punti post partum, le notti bianco, una stanchezza fisica e psicologica grande quanto lo è l’amore per il nuovo membro della famiglia. Naturale che, soprattutto nei primi mesi, il rapporto “a due” diventi inesorabilmente un rapporto “a tre”, nell’ambito del quale il piccolo ha la priorità su tutto e su tutti. Naturale che lo spazio e il tempo riservato alla “coppia” si riducano, talvolta fino ad annullarsi. Naturale che sessualità dopo il parto subisca pesanti contraccolpi e che, spesso, ritrovare l’intimità perduta sembri una missione impossibile. Ma impossibile non lo è affatto. Ecco, allora, due o tre semplici consigli per recuperare il rapporto “a due” e quella sana dimensione sessuale, che la maternità/paternità mette a dura prova, ma che sarebbe ingiusto e controproducente considerare un terzo incomodo. Un qualcosa di cui fare a meno.

1. Farsi aiutare nel rapporto madre-figlio e, almeno ogni tanto, delegare
Il consiglio sembra banale, ma poche mamme – soprattutto nei primi mesi – sono disposte a passare il testimone a nonne o baby sitter anche solo per qualche ora. E se lo fanno, spesso si sentono in colpa o vivono il distacco con ansia, come se gli “altri” fossero incapaci di sostituirle. Con il risultato che, a lungo andare, anche la donna più coriacea rischia di andare in surmenage e di dover sacrificare sull’altare della maternità onnipresente la vita sessuale prima, la vita a due poi. Questo è controproducente. Anche la mamma più amorevole e presente, infatti, ha la necessità fisiologica di “staccarsi” ogni tanto dalla creatura, di prendere una boccata d’aria, di parlare non solo di pannolini e biberon, di farsi un giro per i negozi da sola insomma: di dedicare un po’ di tempo a se stessa e anche al suo compagno, senza per questo nulla togliere al pupo. Anzi: una mamma più rilassata, che si sente meglio perché magari è andata dal parrucchiere, è anche una mamma che trasmette al suo piccolo una maggiore serenità. E che è anche in grado di riservare qualche attenzione in più al partner.

2.  Coinvolgere il papà nel nuovo menage evitando che si senta escluso
Mamma-neonato: un binomio indissolubile, che spesso mette in disparte l’altro grande protagonista della vita familiare, cioè il papà. Ovvio che, alla lunga, anche il padre più orgoglioso finisca per sentirsi di troppo persino a “casa sua”, rischiando tra l’altro di vivere il bambino come un rivale, che gli ha portato via la moglie/compagna. In questo caso, è la mamma a dover essere così “brava” da coinvolgere il padre nel suo ruolo nello sviluppo del bambino.Può spettare a lui, per esempio, fare il bagnetto al piccolo quanto torna a casa o dargli il latte della buonanotte. Questa condivisione non ha risvolti positivi solamente per il piccolo, ben contento di essere accudito da entrambi i genitori, ma anche per la coppia, che viene “cementata” e – non “divisa” – dal nuovo contesto. Con ripercussioni positive, naturalmente, anche sulla sfera piscosessuale.

3. Trovare tempo e spazio per la coppia
Poche storie: non è impossibile riservare almeno un paio di ore al giorno e una sera alla settimana alla coppia fin dai primi mesi. E, soprattutto, bando ai sensi di colpa: è giusto e legittimo che mamma e papà si prendano un po’ di tempo per stare insieme. Per evitare di rimandare la “cenetta” a due all’infinito o di mettere al centro della propria vita sempre e solo il bambino, sarebbe utile programmare una sera fissa alla settimana (oppure ogni 15 giorni se i nonni non sono disponibili e la baby sitter è troppo onerosa): se, all’inizio, può capitare che affiori qualche senso di colpa o che si lasci il piccolo a malincuore, con il tempo questo piccolo sforzo iniziale darà i suoi frutti in termini di armonia di coppia.

4. Comunicare all’altro le proprie paure, ansie, desideri
Mai chiudere il canale della comunicazione: nemmeno quando la stanchezza sembra prendere il sopravvento e appena si può si entra in modalità “risparmio energetico”. Dopo il parto, è del tutto normale aver paura di non essere all’altezza della situazione, così come è normale che la neomamma viva un periodo difficile, costellato da sbalzi d’umore, stanchezza, ansia. Uno stato psicologico anche legato al nuovo assetto ormonale, al fatto che spesso il proprio corpo non piace e che il tempo da dedicare alla cura di sé è ridotto al lumicino. Niente di strano, ma è importante parlarne con il partner, sfogarsi, “tirare fuori il rospo”, evitando di tenerselo dentro per paura di non essere considerata una buona mamma solo perché non ci si sente sempre al settimo cielo. La condivisione dei propri stati d’animo unisce, non divide e aiuta la coppia a superare un momento oggettivamente delicato

5. La sessualità dopo il parto non va dimenticata.
Anche di sesso si può (e si deve) parlare: spesso la donna, che magari ha subito un’episiotomia o un cesareo, ha paura di provare dolore durante i rapporti. Ma il suo atteggiamento di rifiuto verso il sesso potrebbe essere scambiato dal suo partner ignaro per rifiuto verso di lui… Anche la paura di non essere più desiderabili dopo il parto è una componente che incide sulla libido. Spesso la donna ha un’immagine di sé troppo punitiva, per nulla condivisa dal suo compagno, che sarebbe ben contento di rassicurarla in tal senso.

6. Riprendere la vita sessuale gradualmente, senza ansia da prestazione.
Se aspettare troppo a riprendere le redini della propria vita sessuale è controproducente, anche bruciare le tappe per paura che lui si stanchi di aspettare può non essere la mossa migliore. Prima di tutto esistono dei tempi fisiologici, che la donna deve rispettare perché il suo fisico si riprenda da una fatica grossa come quella del parto. E poi esistono dei tempi psicologici altrettanto importanti, che soprattutto il papà è inviato a rispettare per evitare di mettere fretta alla neomamma, come se “forzandola” a riprendere i rapporti intimi servisse a sbloccare lo stallo naturale. Spesso, in realtà, si ottiene esattamente il contrario. Meglio riprendere con dolcezza e senza forzature, aspettando che entrambi i partner siano ben disposti e parlando del problema se la sfera sessuale dovesse latitare troppo a lungo.

 

A cura di: Alma Galeazzi

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