Vaginismo: cos’è e come si cura

Il termine “vaginismo” è ancora sconosciuto a molte donne, che lo riconoscono solo dopo averne descritto i sintomi al proprio ginecologo. Come ben sa la professoressa Rossella Nappi, Clinica Ostetrica e Ginecologica, IRCCS Policlinico San Matteo, Università degli Studi di Pavia.

 

Prof.ssa Nappi, prima di parlare di vaginismo, Lei sostiene sia fondamentale descrivere gli organi sessuali femminili. Come mai?

Perché – anche se sembra incredibile- non tutte le donne conoscono l’anatomia dei propri organi genitali. Eppure l’integrità anatomo-funzionale degli organi genitali è fondamentale per la risposta sessuale femminile, garantendo un corretto scambio di informazioni tra il centro e la “periferia”. Oggi è inconcepibile che le donne non conoscano il proprio corpo e le reazioni che esso ha durante l’attività sessuale. Anche per questo, assieme a Jole Baldaro Verde, abbiamo scritto già 10 anni fa per Franco Angeli “Donne nuove. L’universo femminile nel terzo millennio”.

 

La vulva è l’organo visibile dell’apparato genitale femminile e comprende il monte pubico, le grandi labbra e le piccole labbra, la clitoride, il perineo, l’uretra e l’ano. L’area protetta dalle piccole labbra che include l’introito della vagina, il meato uretrale e gli sbocchi ghiandolari (ghiandola del Bartolinighiandole di Skene) è denominata vestibolo.
I tessuti della vulva sono sensibili in modo variabile, soprattutto al tatto e alla pressione, e sono ricchi di piccoli vasi e di terminazioni nervose sensoriali. Durante un rapporto sessuale, nella fase dell’eccitazione le grandi labbra si separano, mentre le piccole labbra aumentano di dimensione e accentuano la loro colorazione. Il clitoride è un organo erettile, altamente vascolarizzato e ricco di fibre nervose che lo rendono sensibile al tatto, alla pressione e alla temperatura. Il corpo del clitoride consiste di due corpi cavernosi, entrambi composti da tessuto erettile (una complessa area di sinusoidi lacunari circondati da trabecole di tessuto muscolare liscio e collagenico), separati da un setto di tessuto.

 

Da che cosa nasce la risposta sessuale femminile?

La risposta sessuale femminile è il frutto dell’integrazione di fattori biologici, psicologici e socio-culturali ed è modulata dalla qualità della relazione con il partner.Si articola in quattro fasi consequenziali:

  • libido: è la spinta biologica istintuale modulata dall’intimità affettiva e cognitiva, che appare fondamentale per l’espressione della volontà di essere motivata e recettiva in presenza di stimoli sessuali con un contesto adeguato;
  • eccitazione/recettività: la reazione soggettiva conseguente all’elaborazione di stimoli sessuali, cui segue uno stato di eccitazione fisica intensa caratterizzata da un desiderio responsivo-periferico che si accompagna a vasocongestione genitale e lubrificazione della vagina;
  • orgasmo: ovvero, la risposta fisica di piacere che presuppone la formazione di un’adeguata piattaforma neuro-vascolare e neuro-muscolare, conseguente a una stimolazione sessuale sufficiente ed elaborata positivamente;
  • fase di risoluzione postorgasmica e di soddisfazione: corrisponde al periodo di riposo, con progressivo ritorno allo stato basale, accompagnato da un senso di benessere e di pienezza fisica e mentale.

 

Passiamo quindi al vaginismo. Che cos’è e come si manifesta?

In sintesi, il vaginismo è un disturbo sessuale caratterizzato da uno spasmo involontario dei muscoli che circondano la vagina. Ancor più precisamente, si tratta di un persistente, o ricorrente, spasmo involontario della muscolatura del terzo esterno della vagina che interferisce con la penetrazione vaginale, che causa stress personale; si sviluppa come risposta condizionata alla penetrazione dolorosa o, se di tipo primitivo, è prevalentemente connesso a problematiche psicologiche.

 

C’è un’età in cui è più frequente il vagissimo?

Il vaginismo si può presentare sin dai primi rapporti sessuali. Per esempio, nei ragazzi quando c’è inesperienza di uno o di entrambi. In questo caso, non è raro che la donna stenti a lasciarsi andare nel modo corretto al momento della penetrazione. La muscolatura che circonda l’ingresso della vagina può essere contratta per ansia, paura, etc…
Ma anche il partner può non avere sufficiente esperienza per favorire il processo di rilassamento e lubrificazione della sua compagna. Pertanto, è importante consultare subito uno specialista in coppia per una visita ginecologica accurata e per dei consigli di base. A ogni età, è comunque bene ricordare che il vaginismo è un problema risolvibilissimo se non ci si chiude a riccio per un’ingiustificata vergogna, oppure per paura del giudizio esterno. Insomma, è un disturbo come un altro che si può curare con terapie efficaci, affidandosi a esperti qualificati.

 

Dai primi rapporti a quelli in menopausa…

Sappiamo ormai con certezza che le donne con una buona sessualità premenopausale, un’elaborazione positiva dell’evento menopausa, uno stato di salute fisica e mentale soddisfacente, senza eccessive preoccupazioni e con una vita di coppia serena con un partner sano, conserveranno a lungo una vita sessuale gratificante. L’atrofia della vagina conseguente alla carenza di estrogeni può, però, favorire un vaginismo secondario al dolore della penetrazione in donne più predisposte.

 

Tornando alle cure disponibili, esse si focalizzano sia sulla riduzione dell’ansia riguardo alla penetrazione, sia sulla desensibilizzazione della donna, in modo da decondizionare il riflesso molesto al fine di eliminare la reazione vaginismica.
Una specificità di questo trattamento consiste nell’incoraggiare la paziente a sostenere le sensazioni spiacevoli come la paura e l’ansia che possono manifestarsi durante la cura che prevede l’autoconsapevolezza del proprio corpo interno e delle sue parti intime.

 

Pur preferendo il trattamento in coppia, si prende in considerazione anche la sola donna: infatti, non sempre esiste una relazione stabile o un partner disponibile e non si può aspettare che la situazione cambi per iniziare il trattamento.
All’approccio sessuologico di questo tipo di terapia è possibile, e spesso molto consigliabile, abbinare approcci terapeutici come l’ipnosi e il training autogeno che in alcune fasi o per tutto il trattamento, aiutano maggiormente a superare gli ostacoli che si presentano e a stabilizzare meglio i diversi le diverse fasi della terapia.

 

 

A cura di Minnie Luongo (2012)
Revisione e aggiornamento a cura della Redazione ED – 24 febbraio 2019

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