Alle donne farmaci per donne, nuovi impulsi alla medicina di genere

Lo studio delle differenze legate al genere di appartenenza è stato avviato ormai da più di vent’a nni, perché fisiologia, diagnosi, farmaci e terapie vengano sviluppati in modo diverso per maschi e femmine. Finora le donne negli studi clinici sono state considerate una ‘mera variabile’ degli uomini, sostiene Falvia Franconi, docente di Farmacia all’Università di Sassari e fondatrice del primo Dottorato di Farmacologia di Genere in Europa: «I dosaggi dei farmaci vengono stabiliti e prescritti secondo un modello di maschio caucasico, dunque bianco, di 70 chili. Ma ci sono molti pregiudizi anche a danno del maschio: per esempio, l’osteoporosi è studiata solo sulle donne in quanto ne soffrono in quattro milioni, ma gli uomini con osteoporosi sono ben 800mila e gli studi su di loro sono nulli. Così per il tumore alla mammella, che colpisce gli uomini, anche se pochi. Quella che si vuole perseguire è una medicina equa e basata sull’evidenza, sui maschi, sulle femmine ed evidenza anche sui bambini, divisi per genere. Una volta che si adottano gli occhiali di genere, si vedono pregiudizi da tutte le parti: le cinture per le auto sono calcolate sugli uomini, così i gradini per salire sui treni; e se le donne soffrono di più dell’altro sesso di dolori osteoarticolari, non è legittimo chiedersi se, almeno in parte, questo non dipenda dal fatto che tutti gli strumenti di lavoro sono disegnati per gli uomini?». Franconi, nel corso del primo Summit europeo di genere che si è tenuto nella sede del Parlamento europeo, a Bruxelles, ha presentato un ‘ Manifesto per un’azione integrata sulla dimensione di genere nella scienza’, con le linee guida da adottare in Europa. Umberto Veronesi è favorevole a questi studi e, sulla personalizzazione di diagnosi e cure, osserva: «Siamo ormai in era post-genomica e all’orizzonte si profila una terapia disegnata su misura del profilo genetico del singolo. Nei grandi trials, cioè nei grandi studi clinici che ho condiviso o diretto, una delle sfide scientifiche è stata proprio quella di adeguare il dosaggio dei farmaci, quasi sempre concepito ‘al maschile’, non solo diminuendolo, il che è tutto sommato semplice, ma operando una sorta di concertazione tra le caratteristiche del farmaco e le caratteristiche specifiche di un tumore che si instaura in un organismo di donna e che risponde a dinamiche (ormonali, ma non solo) che sono proprie del sesso femminile». In Italia, il Comitato Nazionale di Bioetica raccomanda per i farmaci ˝di attuare la sperimentazione distinta per sesso, anche se poco redditizia˝. La statunitense Food and Drug Administration lamenta invece che sia ancora troppo scarsa la sperimentazione dei farmaci sulle donne, per quanto sia in crescita negli ultimi anni. Salvo, naturalmente, quella sui farmaci per la riproduzione, cosa che ha spinto alcuni a coniare il termine di ‘medicina del bikini’ per indicare come unica medicina riconosciuta specifica per le donne quella che riguarda seno e apparato genitale.

 

Fonte: fondazioneveronesi.it,  novembre 2011

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