Amore irrazionale, questione di chimica

13 luglio 2016

Amore irrazionale, questione di chimicaPer molte persone l’amore è tutto; è il traino principale della propria esistenza senza il quale la vita risulterebbe incompleta. Tuttavia, spesso l’amore, così fondamentale per la vita di un individuo, può diventare un’ossessione dal carattere irrazionale. Come mai questo accade? Secondo Piero Barbanti, primario neurologo dell’IRCCS San Raffaele Pisana di Roma, è tutta colpa della chimica.

Questione di chimica
L’amore può diventare spesso un’ossessione – spiega il neurologo – per una naturale sequenza di particolari reazioni neurochimiche. Nelle fasi iniziali dell’amore romantico (innamoramento) si verifica una tempesta di sostanze chimiche liberate dall’ipotalamo che rende conto anche dello ‘stare male per amore’: la dopamina si impenna, giustificando l’euforia; la serotonina si riduce, spiegando la frequente ossessività; il fattore di crescita nervosa (Nerve Grow Factor) aumenta, incrementando il romanticismo, così come l’ossitocina e vasopressina che spiegano la possessività dell’amore”.

Amore romantico e amore materno
La psicologia, secondo quanto afferma Barbanti, distingue l’amore in due tipi: quello romantico, presente tra due amanti; e quello materno, presente nei legami tra parenti e familiari.
L’amore è un sentimento dal forte valore evoluzionistico, in quanto alla base della sopravvivenza della specie e ha come caratteristiche cardine l’impulso a stare vicini e uniti e la sensazione di irrinunciabilità una volta sperimentato.
Nello spiegare i meccanismi alla base dell’irrazionalità dell’amore, Barbanti aggiunge che “è singolare notare come il cervello dell’innamorato, a fronte dell’attivazione delle aree delle emozioni, disconnetta invece le aree più razionali del cervello (come la corteccia prefrontale), silenziando il centro della paura (l’amigdala): tutto ciò spiega la follia e il coraggio nell’amore romantico e materno”.

Il primo amore…
“In quello romantico – spiega il neurologo – durante l’attivazione delle regioni del cervello deputate al piacere, a nostra insaputa rimane aperto un microfono che registra ogni singolo istante. È l’ippocampo, il centro della nostra memoria ma anche delle emozioni che incide a lettere di fuoco non solo il ricordo, ma anche l’emozione ad esso correlata. Rivedere il primo amore vuol dire spesso rievocare il ricordo ma anche la tempesta passionale a quello correlata”.
Ecco spiegato perché spesso si dice che “il primo amore non si scorda mai”.

La fine di un amore
E se invece questo amore finisse? In che modo ci si può lasciare alle spalle il dolore, il lutto della perdita e provare a voltare pagina?
Secondo l’esperto, quando un amore finisce, è importante e fondamentale parlarne con un amico, lasciar “sfiatare” la propria emozionalità, lasciar uscire quelle emozioni che, tanto gelosamente, si tende a conservare nella propria mente e che, al tempo stesso, non fanno vivere sereni.
L’amore è forse l’unica parte pienamente istintiva attiva ancora nell’adulto, stretto com’è tra i doveri del quotidiano. La perdita di un amore viene vissuta drammaticamente anche per la perdita di quel piccolo spazio per la follia che ci è ancora consentito da adulti”.

A cura di Simona Forti

Fonte: Il ritratto della salute

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