Bambini: creare le maschere di carnevale insieme ai genitori fa bene

Preferire le maschere casalinghe, costruite insieme ai genitori, a quelle industriali può trasformare il Carnevale in un’occasione di crescita e di benessere psicologico per i bambini.
Il travestimento, come spiega la psicoterapeuta infantile e consigliere dell’Ordine degli Psicologi del Lazio ad un’intervista rilasciata ad Adnkronos, può essere uno strumento di sviluppo cognitivo ed emotivo,
“Nel travestimento tipico del Carnevale c’è anche un aspetto pedagogico che i genitori posso sfruttare. Per farlo bisogna aiutare il bambino a costruire la maschera, a pensarla, a personalizzarla e a capire quale travestimento in quel momento del suo sviluppo può essere più utile”.

carnevaleAcquistare una maschera industriale preconfezionata ha a che fare soltanto con il possesso perché si tende, in questo caso, a comprare essenzialmente la qualità. La maschera, invece, se costruita insieme o pensata all’interno del rapporto genitore-figlio, se lo si imposta come un gioco da fare in famiglia può avere una funziona positiva.

Sempre secondo la psicoterapeuta queste maschere industriali hanno inoltre diverse controindicazioni, “queste nuove maschere degli eroi della televisione sono creature un po’ ambigue. Non si capisce sempre il buono e il cattivo. Non rappresentano, quindi, un’identificazione per il bambino. La capacità di mascherarsi è conquista per il bambino sia dal punto di vista cognitivo sia dal punto di vista dello sviluppo emotivo. Attraverso una maschera il piccolo impara a ‘fare finta di’, a mettersi nei panni di qualcun altro. Mi riferisco soprattutto al suo mondo interno, dove lui capisce quale è la differenza tra sè e gli altri, soprattutto comincia a capire il punto di vista degli altri.”

Ma anche dal punto di vista emozionale può essere molto importante in quanto attraverso la maschera il bambino può dare voce a tutto il suo mondo interno, alle sue difficoltà e ai suoi conflitti. Il travestimento può essere un arricchimento della sua personalità in quanto attraverso il personaggio con cui si identifica può mettere in movimento i suoi scenari interni. Il genitore, ci tiene a sottolineare la psicoterapeuta, ha il compito di lasciarglielo fare in quanto, come accade nelle favole, anche i fatti più drammatici legati ai personaggi rappresentati, come la morte di madri o matrigne  non turbano l’equilibrio psichico ma permettono di esteriorizzare le paure già presenti.

Il bambino con la maschera può dare voce ad un suo senso di giustizia, all’aggressività; un bimbo che si sente impotente, può per un giorno sentirsi onnipotente o può giocare ad essere cattivo senza però creare conseguenze.
Tuttavia non tutti i bambini amano mascherarsi, e non si tratta necessariamente di un problema psicologico. “La paura – precisa la Borrelli – è più frequente nei maschi; mentre le femmine tendono a scegliere di solito maschere più “tranquille” come dame, principesse, personaggi buoni,  i maschi, ricorrendo a maschere più  aggressive, se non hanno la mediazione del genitore che li aiuti a simbolizzare, ala fine possono rifuggire la maschera. Infatti una cosa è proiettare il cattivo sulla maschera, un’altra è sentire di avere un cattivo addosso”. “Se i genitori lasciano solo il bambino – conclude la psicoterapeuta – confermano una scissione, ovvero che il buono può essere visto e il cattivo non può essere visto e non può essere rappresentato. I bambini vanno aiutati a capire che c’è anche l’odio. E che l’odio non è solo negativo ma che anche questo brutto sentimento può avere una spinta evolutiva, una canalizzazione. Se il bambino rimane solo con la sua aggressività, crede di essere l’unico a sentirla; e quindi la teme”.

Fonte Corriere nazionale  04/02/2013
A cura di Simona Forti

 

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