Canzoni per il buonumore: scoperta la playlist della felicità

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“Canta che ti passa”. Quante volte ci è venuto in mente  questo modo di dire, quando eravamo tristi o di cattivo umore?

L’origine di questa espressione, che aveva proprio l’intento di confortare chi avesse il morale basso; pare risalga alla seconda guerra mondiale quando l’ufficiale e scrittore Pier Jahier la trovò incisa su una trincea, probabilmente da un soldato sconosciuto, e la utilizzò come epigrafe di una raccolta di “Canti del soldato”.

Ma la funzione terapeutica del canto è nota sin dall’antichità, avendo ispirato miti come quelli di Orfeo, e trova conferma anche oggi grazie allo studio condotto, per Rara.com, un servizio di musica in streaming, dal neuroscienziato Jack Lewis.

Grazie a questa ricerca il neurologo ha scoperto che la musica, se ben studiata e organizzata in una playlist ad hoc può avere un effetto davvero potente sull’umore degli ascoltatori, regalando felicità, sorrisi e buonumore.
Il segreto di queste canzoni risiederebbe essenzialmente nell’effetto che le voci acute hanno sul cervello; e in aggiunta a queste, canzoni con un ritmo veloce e incisivo e una melodia orecchiabile, sarebbero gli elementi perfetti per creare, quella che lui chiama, la “prozac playlist”.

Quella stesa dal neuroscienziato è formata da 11 tracce e include pezzi come “Sexy Dancer” di Prince, “Surfing USA” dei Beachboys, “Victory” di Curtis Mayfield e “Three Little Birds” di Bob Marley, insieme a “Moving on Up” di M People, “Hey Ya” degli Outkast e “Take Your Mama” degli Scissor Sisters, ma anche l’Ouverture 1812 di Tchaikovsky.
Secondo lo studioso anche le canzoni che ricordano momenti della felici della nostra vita e quelle cantate “a cappella”, ovvero quelle canzoni che non prevedono alcun intervento di strumenti musicali, possono stimolare l’umore in quanto creano una profonda empatia tra il cantante e l’ascoltatore.
“È importante che attivino le aree della ricompensa del cervello”, specifica Jack Lewis. Alcuni pezzi riescono a stimolare il sistema limbico e l’area della ricompensa, due zone cruciali per le emozioni piacevoli. Altri invece sarebbero in grado di accendere tutte le aree cruciali, producendo così una sensazione simile a quella del buon cibo o del buon sesso.
“L’armonia di più voci diverse attiverà le reti della ricompensa e ci farà sentire in cima al mondo”; aggiunge il ricercatore.
Lo stesso effetto viene provocato anche da canzoni che fanno battere forte il cuore e rabbrividire. “Un esempio è quello del climax dell’Ouverture di Tchaikovsky: queste canzoni disattivano le aree cerebrali che si accendono in risposta alla paura, rendendoci meno ansiosi”.
Aggiunge infine che nonostante sia spesso identificato come un genere un po’ “triste”, il blues ha invece tutte le caratteristiche della musica che può far sorridere. “Let the good times roll” del re del blues BB King ne è un ottimo esempio.

“La musica è cosi radicata negli esseri umani che non ha bisogno di strumenti per avere un effetto su di noi. Quando sentiamo le emozioni di una voce umana, il nostro cervello si sintonizza per mettere un po’ di noi stessi in questa emozione. Questo è fondamentale per l’empatia”, spiega al Daily Mail. “I cantanti spesso comunicano le emozioni felici alzando il registro della loro voce”, motivo per cui “Grace Kelly” di Mika e la maggior parte delle canzoni di Prince riescono a regalare il buonumore.

Fonte Daily Mail  23/01/2013

A cura di Simona Forti

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