Cellulite: la cottura dei cibi può essere un fattore di rischio

14 maggio 2013

Il pericolo della cellulite non deriva soltanto dalla scelta dei cibi da mangiare, ma anche dal loro tipo di cottura.
I nuovi responsabili del tanto sofferto problema della cellulite si chiamano “Ages”: advanced glycation end products, sostanze tossiche che si formano durante il processo di cottura degli alimenti e che danneggiano i tessuti connettivi.

Ne hanno discusso gli esperti a Roma durante il 34esimo congresso nazionale della Società italiana di medicina estetica, da cui è emerso che non esistono cibi da considerare “buoni” o “cattivi” a prescindere, ma che molto dipende, appunto, dal loro tipo di cottura.

Cellulite: la cottura dei cibi può essere un fattore di rischio - esseredonnaonline“Gli Ages, – ha spiegato Pier Luigi Rossi, docente di Scienza dell’Alimentazione e Medicina Preventiva all’Università di Bologna – sono composti molecolari aggressivi che agiscono sui recettori delle membrane cellulari dei fibroblasti, le cellule della pelle, sul collagene e sugli adipociti alterando il tessuto connettivo, il sistema venoso, arterioso e linfatico”.

Azzerare l’introito di Ages non è possibile, ma seguendo una dieta a basso contenuto di zuccheri, privilegiando cibi crudi o cotti al vapore e riducendo il più possibile il consumo di bevande zuccherate e cibi industriali, è possibile contenere i loro livelli all’interno dell’organismo.
La pasta, ad esempio, è ricca di Ages, cosi come la crosta del pane bianco, il latte Uht e i dolci cotti al forno, la carne arrosto, le bevande light e i dolcificanti; ai quali si dovrebbero preferire vegetali, latte fresco pastorizzato e tutti i cibi cotti al vapore o a fuoco lento.

“È sottovalutato l’inquinamento da Ages contenuti nei vari cibi che si mangiano ogni giorno e che dipendono dalla manipolazione e la tecnologia di produzione industriale, oltre ad alcuni metodi di cottura casalinga”; ha continuato il dott. Pier Luigi Rossi. “Il rischio aumenta del 13% introducendo un milione di unità Ages al giorno, in pratica l’equivalente di una fetta di torta o a 150 grammi di frittura o a 200 grammi di carne alla brace”.

E dato che “le conseguenze dell’accumulo di Ages nell’organismo non si vedono da giovani, ma cominciano a farsi sentire dopo i 35 anni”; anche in questo caso resta valido il vecchio e buon consiglio del prevenire è meglio che curare.

Fonte ANSA 12/05/2013
A cura di Simona Forti

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