Donne fumatrici: tasso di mortalità in crescita

25 gennaio 2013

Secondo uno studio statunitense dell’American Cancer Society, e pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine, il rischio per le donne fumatrici di ammalarsi di tumore polmonare o di broncopneumopatia cronica ostruttiva è 26 volte maggiore rispetto ad una coetanea non fumatrice.

I danni del fumo al femminile _ EsseredonnaonlineDai dati analizzati di 2,2 milioni di americani dal 2000 al 2010, emerge che il rischio di mortalità femminile a causa del fumo ha ormai raggiunto gli stessi livelli di quello maschile, risultando praticamente identici. Ma l’aumento di tali malattie polmonari è da imputarsi essenzialmente a tre fattori: l’incremento delle sigarette quotidiane, la durata negli anni del vizio e l’età sempre più precoce della prima sigaretta.

“È stato un fallimento della prevenzione – ha commentato il direttore dello studio e vicepresidente dell’American Cancer Society Michael Thun. Questo aumento del rischio per le fumatrici è andato avanti nei decenni nonostante i pericoli per la salute rappresentati dal fumo fossero ben chiari e malgrado il fatto che la maggior parte delle donne fumi sigarette “light”, definite dai produttori a basso contenuto di catrame e nicotina. Pertanto questo genere di sigarette non solo si è rivelato inutile nel prevenire le malattie per le donne, ma ha anche aumentato il tasso di mortalità maschile per broncopneumopatia cronica ostruttiva, poiché per mantenere l’abituale apporto di nicotina il fumo viene inspirato più profondamente e trattenuto più a lungo nei polmoni”.

Secondo gli autori la ricerca ha dimostrato che i danni causati dalle sigarette possono manifestarsi anche dopo cinquanta anni o più di vizio.

Tumori, ictus, infarto e altre malattie cardiovascolari rappresentano le principali cause di morte tra i fumatori e nei Paesi emergenti, come Cina e India dove tra i giovani l’uso del tabacco è massiccio, la minaccia si fa ancora più grande. “L’aumento del rischio riscontrabile nelle nazioni in crescita è soltanto il preludio di ciò che verrà in seguito”, sottolinea ancora Thun.

Ma se l’età in cui si comincia a fumare è determinante per i rischi per la propria salute, altrettanto significativa lo è quella in cui si decide di smettere. Studi precedenti avevano già dimostrato che più precoce è l’abbandono delle sigarette, maggiori sono le possibilità di non incorrere in malattie ad esse legate. Se ad esempio un trentenne decidesse di smettere di fumare, avrebbe nel tempo le stesse probabilità di incappare in patologie fatali di un suo coetaneo che non ha mai accesso una sigaretta; mentre un cinquantenne potrebbe limitare il danno ad un solo anno di vita in meno.

Infine secondo un ulteriore studio, sempre dell’American Cancer Society, pubblicato lo scorso anno le donne fumatrici generalmente muoiono dieci anni prima delle proprie coetanee che per tutta la vita si sono astenute dal tabacco.

Fonte: Corriere della Sera 24/01/2013

A cura di Simona Forti

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