Farmaci antiepilettici in gravidanza: due nuovi studi sui rischi per i nascituri

Per i figli di donne epilettiche che durante la gravidanza assumono dosi elevate di farmaci antiepilettici sono più probabili alla nascita difetti come spina bifida, problemi cardiaci o palatoschisi: questa la conclusione della prima ricerca globale su questo argomento, condotta dalla Columbia University di New York e pubblicata sul quotidiano britannico Daily Telegraph. La percentuale di gravidanze di donne con epilessia che devono continuare ad assumere farmaci antiepilettici per evitare con una crisi di danneggiare sé e il nascituro, arriva allo 0,7% del totale. Dalle 4.000 gravidanze seguite dai ricercatori americani sono nati per la maggior parte bambini sani ma 230 bambini avevano difetti; ha dichiarato W. Allen Hauser, che ha partecipato alla ricerca: «Per il medico curante i risultati della ricerca sono importanti perché forniscono informazioni specifiche non solo sul farmaco ma anche sul suo dosaggio. Per evitare il rischio di malformazioni è facile suggerire di non usare un farmaco come, per esempio, l’acido valproico, ma queste raccomandazioni sono difficili da attuare se poi non è possibile controllare le crisi con regimi terapeutici alternativi». Finora non esistevano studi che fornissero dati sui possibili rischi connessi all’assunzione di farmaci diversi e ai diversi dosaggi, per quanto fosse ritenuto probabile che le conseguenze fossero a danno del nascituro e del suo futuro sviluppo.
Una ricerca del Karolinska Institutet di Solna, Stoccolma, pubblicata sulla rivista Lancet Neurology, ha esaminato i dati registrati nel database Eurap riguardanti oltre 3.900 gravidanze di donne affette da epilessia concludendo che, come hanno dichiarato i ricercatori: «I nostri risultati mostrano che la scelta del dosaggio è di importanza fondamentale, come la stessa scelta del farmaco». Gli studiosi svedesi hanno esaminato quattro farmaci somministrati in dosi diverse e hanno verificato che i bambini nati da donne che avevano assunto meno di 300 mg al giorno di lamotrigine registravano il minor numero di difetti alla nascita (2%), mentre il rischio aumentava ‘significativamente’ (fra il 5 e il 9% del tasso di malformazioni congenite maggiori) fra quelli nati da donne che avevano assunto ogni giorno più di 400 mg di carbamazepina e che avevano assunto acido valproico e fenobarbital a tutti i dosaggi. Il 24% dei bambini nati dalle 99 donne che avevano assunto più di 1.500 mg al giorno di acido valproico presentava difetti alla nascita.

 

Fonte: Sanità News, 9 giugno 2011

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