La sicurezza è la miglior difesa

La sicurezza per la salute delle donne non è solo prevenzione e gestione in ambito terapeutico, ma anche una necessità in campo professionale, e i recentissimi fatti di cronaca sulle aggressioni in ambulatori e guardie mediche lo dimostrano in modo lampante. Come può essere gestita l’aggressività negli ambienti sanitari? In Regione Lombardia e non solo si sta lavorando per trovare soluzioni efficaci. Se n’è parlato in un recente convegno organizzato da Onda dedicato alla sicurezza e alla malattie cardiovascolari nella donna. #sceglilasicurezza

 

In crescita la violenza sugli operatori sanitari

Una recente indagine di Federsanità – ANCI e Fnomceo, rivela che gli atti di violenza verbale o fisica si concentrano soprattutto nelle aree di emergenza, i servizi psichiatrici, i Ser.T, la continuità assistenziale, i servizi di geriatria, e contestualmente le figure sanitarie più colpite sono medici, infermieri e operatori socio-sanitari. Diventa dunque urgente preparare la classe medica e tutti gli operatori sanitari, e in particolar modo quella femminile, alla gestione dell’aggressività verbale e non verbale a cui si assiste sempre più spesso nella pratica clinica, una violenza che si manifesta con varie sfaccettature e si scatena per vari motivi, che possono essere di ordine psicologico, familiare, sanitario o addirittura sociale. E’ impossibile, infatti, non rilevare la mutata percezione dell’opinione pubblica rispetto a quanti esercitano la professione sanitaria, che registra il passaggio da una fiducia totale nei tempi e nelle capacità del medico a una pretesa di attenzione e di guarigione, anche quando queste non sono né possibili né immediate.

 

Nel 76,67% delle strutture che hanno aderito alla Survey Federsanità-ANCI-Fnomceo, è stato già elaborato un programma di prevenzione specifico per le aggressioni e il 50% ha avviato accordi con le Forze dell’ordine pubblico o altri soggetti (Polizia, Comune Polizia Municipale/Provinciale, Prefettura ecc.) in grado di fornire un supporto per identificare le strategie atte a eliminare o attenuare la violenza nei servizi sanitari.

 

 

Che cosa si intende per violenza nella pratica clinica?

La dott.ssa Barbara Giussy, Dirigente Medico, Ginecologa Soccorso Violenza Sessuale e Domestica (SVDeD), Fondazione IRCCS Cà Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano offre una definizione chiara: “Tutta quella serie di comportamenti aggressivi, dagli insulti alle minacce, all’aggressione fisica tali da mettere a repentaglio la salute psichica e fisica dell’operatore sanitario. In alcuni casi vi è una connotazione sessista e razziale“.

 

Come gestire l’aggressività negli ambienti sanitari

Gli atti di violenza verbale o fisica contro le donne nel campo della salute si verificano soprattutto nelle aree di emergenza. Per questo la sessione pomeridiana del convengo “Sicurezza e Malattie Cardiovascolari nella Donna” organizzato il 15 novembre a Milano da Fondazione Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna e di genere è stata dedicata interamente a questo tema con una pratica esperienziale che ha coinvolto tutta la platea di partecipanti (praticamente tutte donne). Ha dato il via alla sessione, moderata dalla dott.ssa Nicoletta Orthmann, Coordinatrice medico-scientifica di Onda, un workshop sulla gestione dell’aggressività verbale e non nella pratica clinica e successivamente con la dimostrazione pratica di Krav Manga, una tecnica di difesa personale israeliana, basata su principi molto solidi, etici e morali, a cura della scuola di Gabrielle Fellus.

 


Gli agenti entrano in corsia, sicurezza su misura

Durante il workshop è intervenuta Sonia Mentil, Ispettore della Divisione Anticrimine della Questura di Milano, che ha aggiornato la platea sulle soluzioni concrete al vaglio in questi mesi per aumentare la sicurezza del personale sanitario. A Milano e in tutta la Lombardia, sono già stati presi accordi tra la rete dei vari ospedali lombardi e la polizia per un nuovo modello di sicurezza dentro le strutture ospedaliere, che verrà poi declinato sulla base delle singole necessità. Si stanno valutando diverse soluzioni: contatti preferenziali, ma soprattutto immediati, tra le guardie giurate che lavorano nei nosocomi e i referenti dei commissariati di zona o delle compagnie dei carabinieri di quell’area. Oppure, la realizzazione dei cosiddetti «punto a punto», telefoni direttamente collegati con la centrale operativa della questura (spesso i cellulari non hanno campo all’interno degli ospedali) per segnalare reati commessi tra le corsie – ad esempio nei casi di aggressione al personale – ma anche come deterrente per i senzatetto che hanno fatto degli scantinati ospedalieri o delle sale dei pronto soccorso la loro stabile residenza notturna, nuocendo in qualche modo ai pazienti e alla funzionalità della struttura. Si sta valutando altresì l’attivazione di videosorveglianze tradizionali o wireless nelle Aziende Territoriali Sanitarie (ATA) e colonnine SOS, chiedendo anche la collaborazione dei poliziotti in pensione, dell’associazione dei carabinieri in congedo e dei City Angels.

 

 

Dimostrazione pratica di difesa personale

La sessione pomeridiana del convegno “Sicurezza e Malattie Cardiovascolari nella Donna” organizzato da Onda si è concluso con una dimostrazione di Krav Maga, una tecnica di Difesa Personale, grazie alla partecipazione della scuola di Gabrielle Fellus, prima donna in Italia ad aver conseguito il livello più alto di questa disciplina. Gabrielle Fellus lavora molto con le donne vittime di aggressioni e con le scuole dove presenta il suo progetto “I respect” basato sui principi di sicurezza, autostima e autodifesa.

 

“Il male vince quando i buoni, per paura, rinunciano a combattere”

Gabrielle Fellus, insieme a un istruttore e coinvolgendo l’intera platea ha spiegato l’importanza del tono di voce, della postura delle braccia e dell’intero corpo, dell’atteggiamento sicuro da tenere verso la persona aggressiva e di come modficarlo in base alla crescita della tensione e delle possibili vie di fuga o di aiuto a disposizione. Ha consigliato di crearsi un percorso ideale di sicurezza da imparare e assimilare, anche con l’aiuto dei colleghi, studiare con precisione chirurgica tutta la sequenza di azioni di sicurezza da mettere in atto in modo da averla ben  presente anche in caso di “effetto sorpresa” da parte di un paziente aggressivo (chi è il mio primo interlocutore che devo chiamare in caso di aiuto – da mettere come preferito principale -, informarsi se c’è un operatore di sicurezza abilitato all’interno della struttura dove si lavora, evitare se possibile, di stare da soli con i pazienti, soprattutto durante la notte, meglio essere in due colleghi, se succede qualcosa scrivere subito quello che è successo, in seguito sarà molto difficile farlo, perfino ricordarlo con precisione …). “Siamo di fronte a un confine, a un limite… che non è facile da affrontare.” dice Gabrielle “Non dobbiamo trasformarci in agenti di sicurezza o in wonder women … non ha proprio senso… Dobbiamo innanzitutto distinguere chi sono gli aggressori … c’è molta differenza tra un paziente che dopo una lunga attesa perde il controllo – magari una madre con un figlio che soffre – dall’aggressore che si è intrufolato nel pronto soccorso per rubare o usare violenza – i casi sono molto diversi e dobbiamo imparare a cogliere con rapidità le differenze per mettere in atto strategie di gestione e di sicurezza diverse …”

 

 

Sicurezza, autostima e autodifesa

Gabrielle ha sollecitato le donne ad affinare la propria autostima e ad avere più fiducia nel proprio intuito femminile, “… le donne hanno uno spiccato intuito ma spesso non credono in loro stesse… non è raro che una donna che ha subìto un’aggressione mi dica… ‘sentivo che quella persona aveva qualcosa che non andava… ma me ne sono resa conto dopo…’. L’invito è quello di segnalare, chiedere aiuto anche ai colleghi o agli operatori di sicurezza se per esempio si vede in sala d’aspetto o nel corridoi qualcuno che in qualche modo ci mette a disagio o ci suscita dei sospetti…” “Stabilite con i colleghi un messaggio per capire che siete in pericolo, studiate un percorso per una o più ipotetiche vie di fuga in modo che nella malaugurata ipotesi che qualcuno vi importunasse, sarete ben preparate e riuscirete a mantenere la giusta lucidità…. Ricordate che la sicurezza è la miglior difesa. La vostra difesa comincia da dentro.”

 

 

 

Per chi fosse interessato: Gabrielle Fellus
Info/prenotazione lezione di prova: 348 4921976 – 8166991
Email: Gabrielle.fellus@gmail.com
gabriellefellus.it/i-respect-2
Via Giovanni Cantoni, 7 – Milano (zona C.so Vercelli)
Corsi di autodifesa, autostima, fitness full contact

 

References

Non si può aspettare. Non si può sbagliare. Non si può morire »
Presentati i risultati della survey lanciata da Federsanità Anci e Fnomceo sullo stato di attuazione della raccomandazione n°8/2007 in tema di violenza agli operatori sanitari

PER SCARICARE LA RICERCA »

– I respect »

– Sicurezza e malattie cardiovascolari nella donna. Fondazione Onda, Osservatorio Nazionale sulla Salute della donna e di genere, Milano, 15 novembre 2018

 

 

 

 

 

 

 

 

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