L’acqua del rubinetto non fa più paura, ma attenzione all’igiene casalinga

Non del tutto certi della sua purezza, tendiamo spesso a preferire l’acqua in bottiglia a quella del rubinetto di casa, considerando quest’ultima poco sana a causa di possibili contaminazioni o dei livelli di cloro – utilizzato per disinfettarla- troppo alti.

L’acqua del rubinetto non fa più paura, ma attenzione all’igiene dei rubinetti - EsseredonnaonlineMa a smentire questa credenza e a confermare la buona qualità dell’acqua di casa arriva una ricerca dell’Università Federico II di Napoli,, presentata a Firenze durante il congresso dell’Ordine Nazionale dei Biologi. Partendo dal presupposto che le campionature regolarmente svolte dalle Aziende Sanitarie Locali vengono eseguite sugli invasi – e quindi molto prima che l’acqua giunga ai nostri rubinetti – la domanda che si sono posti gli studiosi è stata: è possibile che la qualità dell’acqua si deteriori, durante il suo percorso fino alle nostre case?

Marco Guida, Direttore del Corso di Perfezionamento in Igiene e Tecnologie degli Alimenti dell’Università Federico II di Napoli, ha analizzato 209 campioni raccolti nelle case degli italiani, in 50 città di 17 regioni diverse, per un totale di 60 mila abitanti. “Su tutti abbiamo condotto le analisi fisico-chimiche standard; in parallelo abbiamo analizzato 144 campioni di acque minerali di 24 marche differenti, rappresentative del 73% del mercato delle acque in bottiglia”. Dai risultati è emerso che “molti elementi, ad esempio calcio o bicarbonato, sono presenti in proporzioni simili nelle acque condottate e in quelle minerali”. Queste ultime possono variare tra loro perché derivano da falde o giacimenti sotterranei e quindi possono contenere differenti quantità dei vari elementi minerali che conferiscono loro caratteristiche igieniche speciali ed eventuali proprietà salutari.

“Nelle acque del rubinetto invece, – continua Marco Guida – abbiamo trovato quantità di zinco leggermente più alte rispetto alle minerali, e una maggiore quantità di composti organoalogenati e trialometani, derivati dalla clorazione. La loro presenza è inevitabile, perché il cloro viene immesso nelle reti idriche per disinfettare: le quantità cambiano in base alle stagioni (in estate se ne trovano di più perché la clorazione è maggiore a causa dell’uso più intenso dell’acqua) e al territorio (le acque del sud ad esempio ne sono più ricche). Detto ciò bisogna sottolineare che si tratta sempre di quantità al di sotto delle soglie consentite”. Sembrerebbe dunque più una questione di gusto che non di nocività dell’acqua (cosa cui si può porre facilmente rimedio lasciando risposare l’acqua in caraffe o bottiglie senza tappo, ancor meglio se in frigorifero, cosi da far evaporare i derivati del cloro). Ciò che realmente potrebbe contaminare l’acqua del rubinetto, spiega Marco Guida, potrebbe invece essere la nostra disattenzione o le cattive abitudini nella pulizia del rubinetto stesso. Quello che ha sorpreso di più dei risultati della ricerca è “una contaminazione con microrganismi fecali in un campione su quattro. Sappiamo che l’acqua degli acquedotti non è contaminata da germi, per cui supponiamo che dipenda dai “trattamenti” che subisce prima di arrivare al rubinetto di casa: serbatoi di contenimento per ridurre la pressione dell’acqua non perfettamente puliti, filtri per ridurre la durezza che non brillano per l’igiene, ma anche e soprattutto l’ abitudine molto diffusa di usare la stessa spugna usata sui piani di lavoro – dove vengono appoggiate uova, verdure da lavare, carni crude – per la pulizia degli erogatori . Peraltro i rompigetto applicati ai rubinetti contribuiscono a creare un biofilm che facilita la proliferazione dei germi”.

Via libera quindi all’acqua del rubinetto, senza dubbio più economica ed ecologica, facendo però molta attenzione a non essere proprio noi i responsabili della sua contaminazione.

Fonte, 23/10/2013,  corriere.it

A cura di Simona Forti

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