Le donne le più colpite dallo stress lavorativo

Preoccupazioni come quella per la crisi e il futuro incerto sono cause di stress che colpiscono tutti indistintamente, ma per le donne si aggiungono le doppie responsabilità, sul lavoro e a casa, la competitività, le barriere culturali, le remunerazioni più basse rispetto ai pari grado maschi; per queste ragioni sono allarmanti, anche se prevedibili, i dati che riguardano lo stress femminile, causato soprattutto dal lavoro e che colpisce soprattutto le donne giovani, a causa anche delle variazioni ormonali: dei nove milioni di Italiani che soffrono di stress, le donne sono il doppio degli uomini, nove donne su dieci hanno disturbi dell’umore e disagi psichici come l’ansia, che coglie quasi la metà di loro (il 45%), l’insonnia (39%), il pianto frequente (41%), la sindrome pre-mestruale (43%) e quella depressiva (20%).
La rappresentante dell’ Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda (Aidda), Emanuela Palazzani spiega: «La ragione va ricercata anche nelle carenze di servizi alla famiglia e di sostanziali supporti sociali come gli asili nido e le strutture attrezzate per gli anziani, aggravate dalla crisi economica. Carenze che limitano la donna nell’ascesa professionale, che provocano sentimenti di grande incertezza per il futuro, e costituiscono una indiscussa fonte di stress da lavoro, con importanti ripercussioni sul piano psicologico, su quello fisico, e sul numero di giornate lavorative perse. I principali disturbi sono mal di testa, insonnia, ipertensione, calo della concentrazione, disturbi cardiocircolatori e gastrointestinali, depressione, attacchi di panico, ansia, calo del desiderio sessuale. Gli allarmanti dati europei confermano che il 60% della popolazione vive la realtà lavorativa come un determinante fattore di stress; in relazione a questo dato, troppo elevato, appare dunque necessario rivolgere una maggiore attenzione al welfare aziendale e al work life balance, cioè alla ricerca di iniziative e azioni a favore di un sano equilibrio fra impegni familiari e lavorativi, con l’introduzione di servizi per alleviare le incombenze quotidiane, come lavanderia, servizi per l’auto e per la casa, consulenza fiscale, e di supporto per i figli, come baby sitting, doposcuola, campus estivi e asilo nido aziendale».
Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Neuroscienze dell’Azienda Ospedaliera Fatebenefratelli e Oftalmico di Milano illustra i risultati di una ricerca condotta sugli effetti emotivi e sociali dello stress da lavoro: «I risultati preliminari di una ricerca sugli effetti psicosociali dello stress lavoro-correlato, condotta fra il 2008 e il 2010 su 100 candidati, evidenziano nell’88% dei casi la perdita di funzionalità di coping, cioè delle capacità cognitive e comportamentali che consentono a un individuo di mettere in atto strategie di adattamento per far fronte a situazioni stressanti. Capacità che, seppure la ricerca sia ancora in fase di elaborazione, sembrano perdersi, sia nel contesto professionale, sia nelle situazioni di quotidianità. L’indagine ha però anche messo in luce che nell’81% dei casi, le persone esaminate hanno riacquistato competenze e capacità di coping con un buon sostegno psicologico, mentre nel 52% dei casi hanno tratto beneficio sia da un supporto psicologico, sia da un intervento diretto in azienda. Questi risultati confortanti invitano dunque a una maggiore attenzione e collaborazione fra le istituzioni, realtà aziendale e clinica, non soltanto nella tutela ma anche nella prevenzione della salute psico-fisica dei dipendenti e all’interno degli ambienti di lavoro». Un’a ttenzione speciale alla salute psichica delle proprie dipendenti è stata raccomandata alle aziende dal governo italiano ma sono poche invece, quelle aziende che hanno fatto qualcosa per diminuire i fattori di stress per le donne. Lo stress da lavoro non è un’esclusiva italiana ma di tutta Europa, dove raggiunge il 60% dei lavoratori, il cui stato di salute risulta alterato.
La rivista European Neuropsychopharmacology ha calcolato l’aumento dei disturbi psichici nei lavoratori europei: dal 27,4% del 2005 a oltre il 38% nel 2010, con una crescita che supera il 10%; i disturbi più frequenti sono quelli d’ansia, che colpiscono 69,1 milioni di persone, poi la depressione unipolare (30,3 milioni), l’insonnia (29,1 milioni), il consumo di alcol (14,6 milioni), tutti con gravi ripercussioni, soprattutto per le donne, anche sul lavoro (come le giornate lavorative perse).
Visto che il costo è stato calcolato intorno all’1% del Prodotto Interno Lordo, è necessario trovare delle soluzioni all’interno delle aziende; Francesca Merzagora, presidente di Onda (Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna) osserva: «Questi numeri invitano ad approfondire un tema importante e delicato come quello della salute dei lavoratori, specie delle donne. Nel nostro paese sono ancora poche le aziende che si occupano della tutela della condizione femminile, non soltanto dal punto di vista della salute, ma anche della creazione di iniziative volte a favorire una gestione meno faticosa del carico di impegni e una più serena gestione del proprio tempo; fattori, questi ultimi, che nell’opinione femminile vanno a incidere maggiormente sul benessere e sulla salute psico-fisica. Questo è il motivo per cui Onda si propone alle aziende sensibili a questo tema, mettendo a disposizione, grazie a un accordo con il Fatebenefratelli di Milano, un team di psicologhe in grado di rispondere alle richieste, anche personalizzate, delle aziende, per la gestione dello stress lavoro-correlato. Prevenzione collettiva, contenimento individuale e monitoraggio dello stato di stress sono le attività proposte alle aziende».

 

Fonte: vogliadisalute.it, 17 ottobre 2011

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