Lo sviluppo dell’amicizia dipende dal lobo frontale del cervello

Una ricerca britannica mette per la prima volta in relazione la capacità di intrattenere rapporti sociali con le dimensioni di un’area del cervello. Un gruppo formato da studiosi delle università di Oxford, Liverpool, Edimburgo e Manchester, ha dimostrato come nell’uomo la mentalizzazione dipenda dalle dimensioni del lobo frontale e sia in grado di mediare la relazione fra le dimensioni del cervello e la rete sociale. Il lobo frontale, o corteccia prefrontale orbitale, si trova sulla fronte, subito sopra gli occhi, ed è il luogo dove risiedono la maggior parte delle capacità cognitive dell’uomo e anche quelle che consentono di allacciare amicizie. Spiega uno degli autori della ricerca, Robin Dunbar: «La mentalizzazione è il modo attraverso il quale un individuo è in grado di seguire una gerarchia naturale che coinvolge i diversi stati mentali di altre persone. Comprendere il legame fra le dimensioni del cervello di un individuo e il numero dei suoi amici ci aiuta a capire i meccanismi che hanno fatto in modo che gli esseri umani sviluppassero un cervello più grande di tutti gli altri primati. Il lobo frontale, in particolare, si è ampliato in maniera molto sensibile nell’ultimo mezzo milione di anni». Gli ‘amici’, di cui tratta la ricerca, sono un’a ltra cosa rispetto ai ‘conoscenti’, e il loro numero dipende dalla capacità di riuscire a comprendere quello che l’altra persona sta pensando: è questa la mentalizzazione o lettura della mente, che non ha niente a che vedere con presunte capacità di lettura del pensiero. Nello studio viene portato a esempio l’Otello di Shakespeare, in cui l’autore fa credere al pubblico che Iago voglia che Otello creda che Desdemona sia innamorata di Cassio, mettendo in scena cinque stati mentali, cifra massima che i ricercatori ritengono che gli adulti possano distinguere e seguire. Lo studioso britannico Dunbar ha introdotto il numero che porta il suo nome, che teorizza in 150 il limite di ‘amici’, persone cioè con cui si possono mantenere relazioni. Nel corso della ricerca 40 studenti universitari hanno eseguito test psicologici per la valutazione delle loro capacità di mentalizzazione, hanno stilato una lista delle persone con cui avevano avuto rapporti sociali, non professionali, nel corso della settimana precedente, e sono stati sottoposti a fMri (Functional Megnetic Resonance Imaging, Risonanza magnetica funzionale) al cervello: quelli che avevano il maggior numero di ‘amici’ erano quelli che avevano il punteggio più alto ai test e il lobo frontale più sviluppato. Lo studio britannico, che è stato pubblicato sulla rivista Proceedings of the Royal Society B – Biological Sciences, fa parte di Lucy to Language: The Archaeology of the Social Brain, a sua volta parte del British Academy Centenary Research Project.

 

 

Fonte: : corriere.it, 27 marzo 2012

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