Meno bambini, più lavoro per i pediatri

Nascite in costante calo in Italia: i dati ISTAT registrano oltre 120 mila nati in meno negli ultimi 10 anni. La denatalità influenza il ruolo del pediatra di famiglia, a cui è richiesto un maggior impegno assistenziale dovuto alle madri iperprotettive nei confronti dei figli.

 

Denatalità, un fenomeno in crescita

Secondo i dati Istat pubblicati nel 2018, nel 2017 sono nati oltre 15 mila bambini in meno rispetto al 2016 e quasi 120 mila in meno rispetto al 2008. I dati provvisori per il 2018 confermano questa tendenza: già nel primo semestre si evidenzia un calo di 8.400 nascite rispetto allo stesso periodo del 2017.

Secondo Ketty Vaccaro, responsabile Area Welfare e Salute CENSIS, l’88% degli Italiani è consapevole dell’entità del fenomeno e ritiene che in Italia si facciano pochi figli, mentre il 61% attribuisce un ruolo rilevante alle limitate politiche familiari a sostegno della genitorialità, caratterizzate da una significativa carenza di servizi per la prima infanzia. Attualmente, spiega Ketty Vaccaro, l’Italia si trova in “un contesto sociale difficile, che sposta sempre più avanti nel tempo le possibilità per i giovani di rendersi autonomi e di fare scelte di procreazione”.

 

Il ruolo del pediatra

Il calo della natalità ha un impatto significativo sul ruolo del pediatra, al quale viene richiesto un maggior supporto nella cura del bambino. Il genitore, infatti, è spesso colpito da un senso di ansia e inadeguatezza che cerca di risolvere affidandosi alla figura del pediatra.
Questa tendenza viene spiegata attentamente da Maria Domenica Ferri, Segretario Regionale Simpef Puglia: “La riduzione delle nascite, oltre ad avere un risvolto sul sistema sanitario, basti pensare alla chiusura dei punti nascita, porta a cambiamenti anche nell’attività del pediatra di famiglia. Se da un lato, infatti, si assiste a una riduzione del numero di bambini assistiti negli ambulatori, dall’altro, si osserva una maggiore ‘ansia’ delle famiglie rispetto alla salute dei propri bambini, che richiede un impegno maggiore da parte del pediatra di famiglia: il superfluo diventa necessario. Tutto questo rischia di far perdere di vista i reali bisogni della popolazione pediatrica quali l’emergenza sociale ed educativa, che rappresentano alcune delle sfide del nuovo millennio cui il pediatra deve e dovrà rispondere”.

 

Le soluzioni proposte da Simpef

Per arginare gli effetti negativi della denatalità, Simpef – Sindacato medici pediatri di famiglia – sottolinea la necessità di introdurre misure che rafforzino la percezione di adeguatezza genitoriale, in particolare nel fornire le cure necessarie al proprio bambino.
Inoltre, risulta fondamentale una riforma dell’organizzazione sanitaria, secondo i principi di presa in carico e continuità delle cure, rimanendo sempre fedeli al concetto di rapporto di fiducia che deve instaurarsi tra pediatra, bambino e famiglia.
A queste due soluzioni potrebbe associarsi, a livello locale, una misura concreta riguardante la creazione di una vera e propria rete tra pediatri di famiglia, centri ospedalieri e altri specialisti, in grado di contribuire a una gestione integrata del bambino. In questo modo, il pediatra non sarebbe l’unica figura di riferimento per i genitori e, allo stesso tempo, il bambino verrebbe seguito nel suo percorso di crescita in modo più completo, soprattutto nella fase dell’adolescenza, che spesso presenta numerose criticità.

 

Per ulteriori informazioni, consulta il sito www.simpef.it

 

References
Comunicato stampa HealthCom Consulting, 17 gennaio 2018

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