Obesità infantile: Italia al primo posto in Europa

Obesità infantile: Italia al primo posto in Europa - EsseredonnaonlineL’obesità non è un fallimento e un problema esclusivamente individuale, ma anche politico, sociale ed istituzionale. È quanto sostiene l’ADI, l’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica, che invita tutti, in particolar modo le istituzioni interessate, a prendere atto del fatto che la l’aumento di questa patologia non è solo responsabilità del singolo individu,; ma coinvolge, soprattutto, la sfera collettiva e politica.

L’obesità è ormai una patologia epidemica e gli interventi, di prevenzione, fino ad ora, si sono dimostrati inefficaci anche in Italia, perché basati sul paradigma della responsabilità personale – afferma l’ADI. La genetica e la debolezza psicologica non possono spiegare da sole, l’aumento di incidenza dell’obesità osservato negli ultimi anni. È sbagliato considerare l’obesità come un fallimento individuale, come l’incapacità del singolo di gestire la grande quantità di scelte possibili, e quindi come una carenza di controllo degli impulsi”.

Secondo Giuseppe Fatati, direttore della Struttura Complessa di diabetologia, dietologia e nutrizione clinica dell’azienda ospedaliera S. Maria di Terni e coordinatore dell’Obesity Day – giornata nazionale dedicata alla sensibilizzazione al tema dell’obesità che si terrà il prossimo 10 ottobre – la società contemporanea svolge un ruolo importante nell’incremento di questa patologia offrendo un’ampia gamma di occasioni per consumare cibi e bevande che spesso e volentieri portano al cosiddetto “iperconsumo passivo” : i soggetti non si rendono conto di mangiare, in maniera eccessiva, prodotti ad alta densità energetica .

L’obesità non è, purtroppo, solo un problema dell’età adulta: proprio di obesità infantile si è parlato in questi giorni a Milano, al simposio Science in nutrition. Enzo Nisoli, professore di Farmacologia della Statale di Milano e presidente della Società Italiana Obesità, spiega che “in Italia abbiamo il tasso di obesità infantile più alto d’Europa, con percentuali che arrivano al 36-40% in alcune regioni del Sud”.

“Ma ciò che veramente preoccupa – continua – è la sindrome metabolica, patologia quasi misconosciuta che consiste in un incremento del grasso viscerale e si lega ad altre patologie”.

La sindrome metabolica è caratterizzata da un insieme di fattori di rischio che agiscono su più fronti esponendo il soggetto a danni cardiovascolari e a un elevato rischio di sviluppare il diabete mellito. La sindrome metabolica agisce in maniera subdola e sotterranea senza la manifestazione di particolari sintomi o malesseri in chi ne soffre; trovando come denominatore comune l’insulino resistenza: una condizione clinica per cui si ha una diminuita sensibilità all’azione metabolica dell’insulina, l’ormone prodotto dal pancreas indispensabile per l’assorbimento del glucosio all’interno delle cellule.

Controllo del peso corporeo, attività fisica condotta in modo regolare, dieta equilibrata e una corretta educazione alimentare sono senza dubbio tra le azioni di prevenzione più importanti che si possono attuare.

 A cura di Simona Forti

Fonti: ANSA 14/03/2014
Sole 24 Ore 10/03/2014

       

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