Vaccino del papilloma virus: casi diminuiti di due terzi

Da Pavia un appello alle famiglie perché accolgano l’invito dell’Asl a far vaccinare le ragazze che abbiano compiuto i 12 anni contro il papilloma virus, per prevenire il cancro all’utero; lo lancia Arsenio Spinillo, direttore della Struttura complessa di Ostetricia e Ginecologia del Policlinico San Matteo di Pavia, che ricorda che secondo uno studio italiano, se almeno il 70% delle giovani fra i 12 e i 25 anni facesse il vaccino, i casi si ridurrebbero di due terzi. Le Aziende Sanitarie della Lombardia stanno inviando la lettera con l’invito a vaccinarsi a oltre 42.500 ragazze di 12 anni; il vaccino è gratuito fino ai 15 anni, ma quelle fra i 16 e i 25 potranno richiederlo a prezzo scontato. Attualmente la copertura della vaccinazione è del 50-60% ma l’obiettivo della nuova campagna vaccinale è di aumentarla. «Il valore della vaccinazione contro l’Hpv è indiscusso, sia dal punto di vista scientifico che di esperienza concreta. Si tratta certamente di una scoperta epocale, a maggior ragione se si pensa che a essere vaccinate sono ragazzine, prima dell’esordio dell’attività sessuale, proprio per proteggerle da adulte da un tumore che colpisce l’area riproduttiva. Meno della metà dei casi di neoplasia invasiva viene diagnosticata precocemente, più spesso il tumore del collo dell’utero viene scoperto quando ormai è già troppo tardi. È la prima volta che oltre al Pap test abbiamo a disposizione un vaccino in grado di prevenire il cancro, e questa opportunità andrebbe sfruttata al meglio; per questo, forse mai come stavolta, è fondamentale una comunicazione capillare e corretta, che prima di tutto deve essere condivisa con i medici di famiglia e i pediatri, che rappresentano il primo interlocutore, e il cui rapporto privilegiato con le famiglie è in grado di fare la differenza».

 

Fonte: Pharmakronos, 7 dicembre 2011

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