Aiuto: Devo misurare la pressione!

Che cos’è la pressione arteriosa
“Aiuto, devo misurare la pressione!”. Non c’è over 40, infatti, che non riconosca la pressione alta quale nemico giurato della propria salute. Ma pochi saprebbero descrivere il volto di questo vero e proprio nemico pubblico, che solo in Italia minaccia milioni di persone, molte delle quali del tutto inconsapevoli del pericolo che corre il loro cuore. Non è un caso che l’ipertensione abbia la meritata fama di killer silenzioso: c’è, ma non si “sente”, visto che spesso non si preannuncia in alcun modo. Prima di capire perché la pressione alta è così dannosa per la salute in generale, e per il cuore in particolare, cerchiamo di capire meglio che cos’è.

La massima e la minima
La pressione arteriosa altro non è che la forza esercitata dal sangue sulle pareti dei vasi sanguigni mentre scorre al loro interno e può variare a seconda della spinta impressa dal cuore e dalla resistenza opposta dalle arterie, più o meno elastiche.
Viene indicata e misurata attraverso due diversi valori: la massima, in termini medici “sistolica”, e la minima, o “diastolica”.

La pressione massima viene rilevata nel momento in cui il muscolo cardiaco sta imprimendo al sangue una spinta molto intensa, “massima” appunto. In pratica, è l’istante in cui il cuore si trova in fase di sistole, cioè il ventricolo sinistro si contrae per “inviare” il sangue nelle grandi arterie, da dove viene poi dirottato verso le arterie più piccole, i capillari e, infine, le vene, dalle quali ritorna al cuore.

ATTENZIONE! La pressione massima non dipende solo dalla forza di contrazione del cuore, ma anche dalla quantità di sangue messa in circolazione e dall’elasticità dei tessuti che rivestono le arterie. Un’arteria più “flessibile”, infatti, è in grado di assorbire meglio la spinta esercitata dal cuore, quindi la pressione risulta inferiore, mentre un’arteria più rigida oppone una maggiore resistenza al passaggio del sangue, con una conseguente pressione più alta.

 

La pressione minima viene rilevata quando il cuore, in fase di diastole (tra un battito e l’altro), si decontrae e si riempie del sangue che ritorna dalle vene. In pratica, è quel “minimo” di forza che resta dalla fase di sistole, sufficiente al sangue per scorrere all’interno dei vasi sanguigni anche quando il cuore sta riposando.

 

ATTENZIONE! La pressione minima dipende anche dal tono delle piccole arterie periferiche.

 

Dai il giusto valore alla tua pressione
Nel 1990, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stabilito una classificazione dei livelli di pressione arteriosa, per una maggiore uniformità dei protocolli diagnostici e terapeutici. La Società Europea dell’Ipertensione e la Società Europea di Cardiologia di recente hanno ridefinito le nuove linee guida europee. Naturalmente questi valori si riferiscono a persone adulte.

 

Pressione arteriosa

MASSIMA

MASSIMA

Ottimale

< 120

< 80

Normale

120 – 129

80 – 84

Normale-alta

130 – 139

85 – 89

Ipertensione grado 1 (lieve)

140 – 159

90 – 99

Ipertensione grado 2 (moderata)

160 – 179

100 – 109

Ipertensione grado 3 (grave)

> 180

> 110

 

Chi deve stare in guardia
Prima di aver spento quaranta candeline, un controllo annuale della pressione è più che sufficiente, dopo ne bastano un paio all’anno. Ma ci sono persone sorvegliate speciali, che farebbero meglio a preventivare un calendario di controlli più serrati, da programmare insieme al medico.

  • Chi ha familiarità con l’ipertensione, ovvero chi ha parenti stretti che ne soffrono o ne hanno sofferto. La malattia non è automaticamente ereditaria, ma chi ha i genitori o i nonni ipertesi è più facile che lo sia a sua volta.
  • Chi ha già altri fattori di rischio per il cuore, per esempio è obeso, ha il colesterolo o la glicemia alti , fuma, conduce una vita sedentaria, segue un’alimentazione scorretta e così via.
  • Le donne dopo la menopausa, perché viene progressivamente a mancare la protezione dei principali difensori della salute femminile, gli ormoni estrogeni, esponendo il gentil sesso a un rischio cardiovascolare pari o addirittura superiore a quello maschile (link con il dossier sul rischio cardiovascolare).
  • Chi è borderline, ovvero chi ha spesso valori pressori che si aggirano intorno a 140 (massima) e 90 (minima).

 

ATTENZIONE!
CHI STA GIÀ SEGUENDO UNA CURA ANTIPERTENSIVA, DEVE MISURARE LA PRESSIONE ALMENO 2 O 3 VOLTE ALLA SETTIMANA.

 

Perché è così fluttuante
Non c’è valore più variabile della pressione, per la semplice ragione che è strettamente legata a tantissimi fattori sia “soggettivi”, come l’umore o le emozioni, sia “oggettivi”, come l’ora del giorno o la stagione. Per ottenere una misurazione “veritiera”, cioè un risultato davvero attendibile, ed evitare inutili spaventi, è dunque necessario tenere conto soprattutto dei seguenti fattori.

  • Le ore del giorno: ognuno ha il proprio “bioritmo”, questo è certo, ma è altrettanto certo che – per ragioni fisiologiche – la pressione è più bassa di notte e al mattino presto, mentre tende a salire nel corso della giornata. Colpa (o merito) del sistema nervoso simpatico e delle ghiandole surrenali, che sono ben più attive proprio nelle ore diurne.
  • Le stagioni: durante i freddi mesi invernali, l’organismo punta a conservare il calore restringendo i vasi sanguigni, che di conseguenza oppongono una maggiore resistenza al passaggio del sangue, facendo salire leggermente la pressione. In estate, succede esattamente il contrario: per disperdere la quantità eccessiva di calore, l’organismo aumenta il calibro (cioè “ vaso dilata”) dei vasi sanguigni, così ha letteralmente più spazio per scorrere, esercitando… una pressione minore.
  • Le emozioni: una grossa arrabbiatura, un particolare momento di stress, ma anche la gioia intensa per un evento particolare. Tutte le emozioni forti si ripercuotono direttamente sulla pressione, alterandone i valori.
  • La presenza di un medico: l’hanno ribattezzata “sindrome da camice bianco” o “ effetto-camice bianco” e indica quell’ansia incontrollabile e incontenibile, che scatta di fronte al medico e che puntualmente fa salire alle stelle una pressione che magari sarebbe perfettamente normale.

 

L’importanza di misurarla correttamente
Il principale mezzo per giocare d’anticipo, battendo sul tempo un’ipertensione agli esordi, oppure per controllare l’efficacia di una determinata cura antipertensiva? Sembrerà banale, ma è proprio la misurazione regolare della pressione. Un controllo rapido e indolore, che molti preferiscono affidare al farmacista o al medico di famiglia, ma che è anche possibile effettuare tranquillamente a casa propria.

Dove
In farmacia: è il luogo più comodo dove misurare la pressione, visto che consente di evitare le lunghe code dal medico di famiglia. Il farmacista fa indossare una sorta di bracciale di gomma che viene gonfiato e sotto il quale viene sistemato un rilevatore, che invia i valori pressori su un visore a lancetta o su un display elettronico.
Dal medico: utilizza lo strumento più preciso in assoluto, cioè lo sfigmomanometro a mercurio, che è collegato a un manicotto di gomma e a un manometro, posizionato tra l’ascella e la piega del gomito, cioè dove “pulsa” l’arteria del braccio (arteria omerale). Occhio alla “ sindrome da camice bianco”, però (link con il box sulle cause delle fluttuazioni), che può alterare i valori pressori e fornire un risultato poco attendibile.
In ospedale: è qui che viene applicata un’apparecchiatura particolare per effettuare il cosiddetto controllo dinamico (l’Holter), cioè un monitoraggio costante – ogni venti minuti circa – della pressione nell’arco delle ventiquattr’ore. Questo esame capillare fornisce un quadro molto dettagliato dei valori pressori, consentendo di individuare i momenti particolarmente rischio, quando la pressione sale.
A casa: è il luogo preferito soprattutto da chi, per le ragioni più disparate, è costretto a misurare la pressione molto spesso, oppure si agita eccessivamente di fronte al medico o al farmacista. Di strumenti per l’automisurazione della pressione (anche definiti Self blood pressure measurement at home) esistono ormai i più svariati modelli, dal più semplice al più tecnologico, dal più economico al più costoso, ma a prescindere dalla tipologia, quello che davvero conta è utilizzarli in modo corretto. Ecco perché, di recente, la Società Europea dell’Ipertensione ha sentito l’esigenza di diffondere nuove linee guida per la misurazione domestica, in modo da evitare gli errori più comuni.

Le linee guida per chi vuole fare da sé

  1. Farsi seguire dal medico.
    Automisurazione non significa né autodiagnosi, né tantomeno autocura. Anche chi opta per la misurazione casalinga, infatti, deve procedere sotto la supervisione di un medico, il quale stabilirà quando e quanto procedere con le misurazioni, e interpreterà correttamente i dati.
  2. Dotarsi di uno strumento affidabile.
    Il mercato degli apparecchi per l’a utomisurazione è talmente ampio da confondere i non addetti ai lavori. Per evitare acquisti sbagliati, è sempre meglio chiedere il parere del medico e, comunque, dare la preferenza agli strumenti certificati, cioè che abbiamo superato una serie di test di precisione.
  3. Evitare di cadere nell’ossessione.
    Il rischio è reale. Poter misurare la pressione a piacimento, infatti, può spingere a diventare ossessivi, innescando un pericoloso circolo vizioso: l’ansia spinge a impugnare continuamente lo sfigmomanometro, la pressione risulta alta perché non si è tranquilli e ciò genera un’ansia ancora più forte, che spinge a misurare nuovamente la pressione. È importante, invece, attenersi alla tabella di marcia programmata dal medico, in mancanza della quale è sufficiente misurare la pressione la settimana precedente la visita, due volte al giorno (mattina e sera), a stomaco vuoto e prima di aver preso qualunque farmaco.
  4. Procedere solo quando si è rilassati.
    Visto che i valori pressori sono legati a doppio filo alla componente emotiva, è importante iniziare l’automisurazione solo quando si è calmi, tranquilli, rilassati, mentre è meglio rimandare se ci si sente ansiosi o disturbati. Non è possibile rimandare? Farlo presente al medico quando gli vengono sottoposti i risultati.
  5. Controllare la propria posizione.
    Una posizione non vale l’altra. Il braccio sul quale si applica il bracciale, infatti, deve essere posizionato esattamente all’altezza del cuore, quindi è necessario adagiarlo su un tavolo o su un altro piano d’appoggio. Inoltre, è bene evitare di accavallare le gambe.
  6. Utilizzare sempre lo stesso braccio.
    Questa regola vale soprattutto se, quando si misura la pressione le prime volte, i valori cambiano sostanzialmente da un braccio all’altro. In questa eventualità, è bene optare per il braccio che ha fatto registrare la pressione maggiore.
  7. Non muoversi e stare zitti.
    Qualunque movimento ha ripercussioni dirette a livello circolatorio e, quindi, anche sulla pressione. Ecco perché durante la misurazione è meglio stare fermi e in silenzio.
  8. Predisporre un diario delle misurazioni.
    Per aiutare il medico ad avere un quadro chiaro della propria “situazione pressoria”, è molto utile tenere un diario, sul quale segnare non solo i risultati delle misurazioni, ma anche eventuali episodi particolari (una forte emozione in quella data, un certo disturbo in quel giorno e così via).

 

Come
Il “come” nel caso della misurazione della pressione è fondamentale, perché se non si rispettano certe condizioni, si rischia di ottenere valori viziati, poco attendibili perché alterati dai fattori soggettivi o esterni (fare link con il box relativo). Ecco a cosa prestare attenzione.

  • L’ora: è importante misurare la pressione sempre alla stessa ora, una volta al mattino e una nel tardo pomeriggio. Chi sta seguendo una cura antipertensiva, deve procedere poco prima di assumere i farmaci.
  • La posizione: occorre stare seduti, con la schiena ben appoggiata allo schienale, le gambe non accavallate e il braccio “prescelto” posizionato su un tavolo (o un altro piano d’a ppoggio), all’altezza del cuore.
  • Il riposo: è consigliabile programmare almeno cinque minuti di riposo assoluto prima di procedere con la misurazione, per evitare che i valori siano influenzati dai movimenti.
  • A stomaco vuoto: la digestione richiama sangue nella zona addominale, abbassando automaticamente la pressione e falsando i risultati. Inoltre, è bene che sia trascorsa almeno un’o ra dall’ultimo tè, caffè o sigaretta, visto che sia la caffeina sia la nicotina alterano i valori pressori.

ATTENZIONE!
PER OTTENERE VALORI DAVVERO ATTENDIBILI E CONFERMARE EVENTUALI ALTERAZIONI, L’O RGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ (OMS) SUGGERISCE DI EFFETTUARE ALMENO TRE MISURAZIONI, A DISTANZA DI UNA SETTIMANA L’UNA DALL’ALTRA, MA SEMPRE ALLA STESSA ORA.

 

Le spie del problema
Vale la pena ribadirlo, visto che è una delle caratteristiche più tipiche di questa malattia e anche quella che la rende particolarmente insidiosa: l’ipertensione è spesso silenziosa, cioè asintomatica. Spesso non vuol dire sempre. Talvolta, si manifesta con una serie di disturbi, che sono comuni anche ad altre malattie, ma che comunque meritano sempre la massima attenzione.

  • Vertigini
  • Mal di testa forte e/o molto ricorrente
  • Forte debolezza
  • Sensazione di affanno e fiato corto dopo piccoli sforzi
  • Aumento improvviso della frequenza del battito cardiaco
  • Necessità di urinare più volte per notte
  • Nervosismo ingiustificato
  • Perdita di sangue dal naso
  • Disturbi nella sfera sessuale.

 

 

A cura di: Alma Galeazzi

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