Allergie ritardate (Food sensitivities): facciamo chiarezza

Appuntamento con lo specialista.

Tra allergie e intolleranze alimentari, negli anni è stata fatta molta confusione. Per ovviare a questo problema, il Gruppo Medici di Segnale ha scelto di non usare il termine “intolleranza”, ma di distinguere come fenomeni diversi tra loro i deficit enzimatici dalle allergie immediate, e queste ultime dalle allergie ritardate agli alimenti, definite anche food sensitivities.

Abbiamo fatto chiarezza sull’argomento con il dr. Luca Speciani*, medico chirurgo e agronomo alimentarista specializzato in nutrizione e dietetica, responsabile medico nutrizionale della nazionale italiana di ultramaratona, nonché ideatore della Dieta GIFT e coordinatore del Gruppo Medici di Segnale.

 

Cosa si intende per intolleranze alimentari?

Quello delle intolleranze alimentari è un problema piuttosto delicato e l’utilizzo di questo termine ha creato molta confusione nel corso degli anni. Per questo motivo, il gruppo di medici della Medicina di segnale preferisce non parlare di “intolleranze”, ma fa una distinzione tra deficit enzimatici, allergie immediate e allergie ritardate agli alimenti, dette anche food sensitivities.

Per esempio, spesso si parla di “intolleranza al lattosio” o “intolleranza ai latticini” come se fossero lo stesso fenomeno, ma si tratta di due problematiche distinte: l’intolleranza al lattosio è la carenza dell’enzima lattasi e si riconduce a un fenomeno di tipo allergico. Al contrario, l’intolleranza ai latticini è legata a una eccessiva sensibilità, soprattutto nei confronti delle proteine del latte (caseine, lattoalbumine, lattoglobuline), dovuta all’accumulo di questo alimento.

 

Come si scatenano le allergie?

Durante il Congresso Mondiale di Allergologia di Vancouver del 2003 si definirono le cosiddette “allergie alimentari ritardate”, che seguivano dinamiche di accumulo di allergeni, piuttosto che di semplice presenza, come nel caso delle allergie immediate, già riconosciute a livello scientifico.

La differenza sostanziale, dunque, è che le allergie immediate dipendono dal fatto che una persona, già sensibilizzata verso un cibo, produca degli anticorpi specifici relativi a quella sostanza, detti Immunoglobuline di tipo E (IgE): l’incontro tra quel determinato cibo con le IgE fa liberare grandi quantità di istamina e di PAF (fattore di attivazione piastrinico) a particolari cellule dette mastociti. È proprio l’istamina ad essere responsabile delle risposte allergiche immediate (asma, edema, dermatite, gonfiore, starnutoprurito).

Le allergie ritardate, o sensitivities, invece, sono risposte di tipo allergico dovute all’accumulo in seguito alla ripetuta somministrazione di alcune sostanze e non sono necessariamente mediate dalla sequenza IgE/istamina, ma daaltri elementi del sistema immunitario, come i basofili, i macrofagi o gli anticorpi IgG, che non sempre hanno effetto immediato sull’organismo.

 

 

Cosa sono le food sensitivities?

Quelle che in un primo momento venivano semplicemente definite come allergie alimentari ritardate, oggi vengono scientificamente ed internazionalmente riconosciute con il nome di food sensitivities e sono da ricondurre alla ripetuta assunzione di un certo alimento.

Per esempio, per la sensibilità al glutine si distingue la celiachia, che è un fenomeno allergico specifico e riconoscibile da precisi esami del sangue, dalla gluten sensitivityun fenomeno altrettanto ben definito, che è dovuto a un’assunzione eccessiva di cibi contenenti glutine e che può essere curato con una corretta rotazione alimentare, che preveda giorni di astensione dal consumo di glutine in modo da disinfiammare l’organismo.

 

Come si riconosce la presenza di una food sensitivity?

Per poter riconoscere una food sensitivity, il Gruppo Medici di Segnale ha elaborato un questionario di tipo anamnestico chiamato QUASA, una sigla che significa Questionario di Anamnesi del Sovraccarico Alimentare.

Si tratta di un centinaio di domande che vengono poste al paziente circa le proprie abitudini alimentari: ogni risposta dà un certo punteggio nei confronti di alcuni gruppi alimentari (glutine, lievitati, latte e latticini, nichel, sale e salicilati) su cui potrebbe esserci sovraccarico.

Sostanzialmente, il test QUASA rivela l’eventuale esistenza di un alimento su cui si è in sovraccarico e, a seconda di alcuni sintomi riscontrati che sono tipici di determinati gruppi alimentari, è in grado di indicare quali sono i gruppi alimentari più dannosi nei confronti del paziente.

Sulla base dei risultati ottenuti da questo questionario anamnestico, il nutrizionista può impostare una dieta di rotazione che va a desensibilizzare il paziente nei confronti dei gruppi alimentari verso i quali è stato riscontrato un accumulo.

Togliere o ruotare una o più classi di alimenti porta a ridurre sensibilmente i sintomi di molte patologie infiammatorie, con una capacità curativa di grande portata che non può essere sottovalutata.

 

 

* Dr. Luca Speciani
Luca Speciani, medico chirurgo dal 2010 ma già laureato in Scienze Agrarie, si occupa da anni di medicina, alimentazione e agricoltura naturale. Nel 2013 completa il master biennale internazionale di specializzazione in “Nutrizione e dietetica” dell’Università di Ancona.
Nel tempo ha sviluppato un approccio terapeutico originale, detto “medicina di segnale”, che unisce movimento fisico, alimentazione naturale, integrazione mente-corpo e minor uso possibile di farmaci. Dall’Ottobre 2011 è presidente dell’AMPAS, associazione medici per un’alimentazione di segnale.
È tecnico della FIDAL – Federazione di Atletica Leggera – e della FITRI – Federazione Italiana Triathlon, e istruttore di Nordic Walking, nonché responsabile medico nutrizionale (per il secondo quadriennio consecutivo) della nazionale italiana di Ultramaratona.

 

Per scoprire di più sulla medicina di segnale, visita il sito www.medicinadisegnale.it

 

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Reference

L. Bottino e L. Speciani – Food Sensitivity. Segnale infiammatorio, salute e prestazione. Edizioni Correre, 2017

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