Anosmia, quando l’olfatto non funziona

Anosmia, quando l’olfatto non funzionaRicordate il vecchio Fido del film Lilli e il Vagabondo? È il bloodhound (cane di sant’Uberto) che sta perdendo l’odorato, e del quale gli altri cani del quartiere provano un infinito compatimento. Ecco, se il suo dramma era dovuto all’età, e al ruolo fondamentale che l’odorato riveste per un cane, il rischio che sull’uomo ci siano ricadute pratiche ed emotive simili non è un’ipotesi campata in aria. Perché se l’olfatto ha un ruolo fondamentale sia a livello individuale che sociale (basti pensare a quanto entra in gioco negli aspetti relazionali, nell’innamoramento, nel rapporto di coppia) è altresì vero che la perdita della capacità di percepire odori è più comune di quanto si possa pensare. E ha un nome preciso: anosmia. Un termine che viene dal greco ed è composto da osmòs, cioè odore, preceduto dalla lettera alfa che ne indica la privazione.

Le cause
In caso di anosmia, si può verificare la scomparsa anche totale, completa del senso dell’odorato, che – a seconda dei casi – risulta totale, completa, e che a seconda dei casi risulta momentanea o definitiva. È vero infatti che in una qualche misura quasi tutti, nell’arco della vita, sperimentano una lieve forma di anosmia legata a fattori temporanei dipendenti da comuni patologie. Le cause possono essere molteplici e di diversa gravità, ma di norma all’origine c’è un’ostruzione della cavità nasale, in particolare un’occlusione del setto, in seguito alla quale gli odori non riescono concretamente a raggiungere la zona della percezione olfattiva. È quello che succede in presenza di polipi nasali, per esempio. Altre volte l’anosmia è conseguenza di compromissione del nervo deputato, o di un danneggiamento dell’epitelio delle zone coinvolte nel processo di percezione degli odori. Secondo uno studio condotto dalla Fondazione britannica James Paget University Hospital, al primo posto tra le cause di anosmia ci sarebbero infiammazioni (di tipo batterico, per esempio) dell’apparato respiratorio superiore. Patologie come la sinusite o la rinite. I ricercatori hanno calcolato che una percentuale tra il 15 e il 25% tra chi ha problemi di diminuzione o perdita dell’olfatto, sia riconducibile proprio a un’infiammazione delle alte vie respiratorie, e sia quindi di carattere temporaneo. In questi casi è la congestione nasale, con l’accumulo di muco e l’alterazione delle mucose, che si rende responsabile dell’anosmia, o se il danno è minore dell’iposmia (non quindi della perdita, ma più limitatamente di una riduzione della capacità olfattiva). Quando la rinite è di tipo virale, la perdita dell’olfatto compare in modo repentino e dura il tempo della congestione nasale. Quando viceversa la rinite è di tipo allergico, l’anosmia interviene in modo più discontinuo.

Dall’età giovane a quella adulta
L’anosmia è un problema tipico della vecchiaia così come dell’infanzia, nel senso che questo disturbo si presenta con una particolare frequenza sia in età pediatrica che in età avanzata. Nel primo caso è legato di solito all’eventuale ipertrofia delle adenoidi, mentre nel secondo caso, il discorso si fa più articolato. Da un lato l’invecchiamento stesso, con l’abbassamento del numero dei neuroni connessi ai recettori olfattivi, comporta una riduzione notevole del senso in questione. Dall’altro nei casi di Alzheimer, i danni al cervello hanno anche ripercussioni di questo tipo. La connessione con l’Alzheimer è però a due direzioni. Nel senso che è stato notato che alcuni pazienti affetti da anosmia idiopatica (sono circa ¼ quelli per i quali non viene identificata una causa precisa) sembrano manifestare più facilmente malattie degenerative, tanto il Morbo di Parkinson quanto appunto l’Alzheimer. Per quanto si tratti di una percentuale molto bassa, intorno all’1% dei malati, c’è poi chi soffre di anosmia congenita ed è quindi incapace fin dalla nascita di distinguere profumi e odori di qualunque tipo. Quando la presenza di una anosmia congenita è legata a patologie di tipo ormonale, la causa va cercata spesso a livello cerebrale, in un anomalo funzionamento dell’ipotalamo. Infine tra le cause comuni per la perdita dell’olfatto vanno considerati i traumi, soprattutto quando occorrono nella parte frontale del cranio dove risiede la “centralina” per analizzare gli odori.

 

Lo specialista di riferimento
Data la complessità della manifestazione e la varietà delle cause, è implicito che una visita approfondita dall’otorino (che è lo specialista di riferimento) è sempre necessaria. Con l’olfattometria – una prova durante la quale al soggetto vengono fatte odorare sostanze che stimolano i recettori olfattivi legati a reazioni specifiche – lo specialista può avere un’idea dell’intensità del fenomeno, ma non delle sue cause, che andranno indagate con un approccio multidisciplinare e con il ricorso, se il medico lo riterrà necessario, a esami come la TAC dei seni paranasali o la Risonanza Magnetica (RM). Quanto alle cure, esse dipendono naturalmente dal tipo di situazione scatenante, perché l’obiettivo è rimuovere la causa, che sia di tipo ostruttivo o infiammatorio. Possono essere necessari di volta in volta antibiotici e cortisonici, ma possono risultare utili anche rimedi di tipo naturale per risolvere ad esempio riniti o raffreddori recidivi.

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