Artrite reumatoide: così frequente, così sconosciuta

Artrite reumatoide- EsseredonnaonlineColpisce più o meno 10 milioni di persone nel mondo,  oltre 300mila soltanto in Italia. L’artrite reumatoide è una delle patologie autoimmuni più diffuse in assoluto. Colpisce prevalentemente le donne (in misura del 75% circa) e determina un’attivazione fuori misura dei linfociti del sistema immunitario, che attaccano le articolazioni del corpo provocando in progressione rigidità, dolori, tumefazione e – negli stadi avanzati – calcificazioni che conducono all’invalidità. Eppure, nonostante la gravità e la diffusione, questa malattia è ancora poco conosciuta e – soprattutto agli stadi iniziali – i suoi sintomi vengono confusi con quelli di altre malattie di tipo reumatico.

 

Un ritardo che si rivela particolarmente grave, perché?

Perché proprio la diagnosi precoce, e l’intervento tempestivo, sono fattori chiave determinanti per il decorso e per evitare l’insorgenza delle complicanze più gravi. I dati clinici dicono che con una diagnosi fatta entro 12 settimane al massimo dalla comparsa dei primi sintomi, e una terapia d’attacco iniziata comunque non dopo 16 settimane dall’esordio, la prognosi cambia sensibilmente. Nel 50-60% dei casi si possono ottenere remissione completa della malattia, limitazione delle alterazioni già in corso e scomparsa del dolore. Nel restante 40% dei casi, è comunque possibile un forte rallentamento della progressione della patologia. E una limitazione di quelle conseguenze che, appunto, diventano altrimenti fortemente invalidanti.

 

Attenzione a quei segnali

Posto quindi che rivolgersi subito al medico curante – e in seconda battuta a uno specialista reumatologo – è essenziale fin dalle prime manifestazioni, è importante sapere quali sono i campanelli d’allarme. Le cosiddette red flags, le bandierine rosse che non devono essere trascurate, sono principalmente due:

  • Infiammazione, dolore e tumefazione (di diverso livello) soprattutto alle piccole articolazioni. A essere coinvolte sono principalmente quelle piccole di mani, piedi, polsi, gomiti e caviglie. Il dolore è simmetrico (coinvolge cioè entrambi gli arti, non solo il destro o il sinistro) e persiste anche dopo il riposo.
  • Rigidità mattutina che si protrae per oltre 30 minuti. Al risveglio, le articolazioni in questione sono “bloccate”. La funzionalità riprende a poco a poco con il movimento, ma non prima di 30 minuti: l’aspetto temporale è molto importante per la diagnosi, perché rigidità di durata minore accompagnano altre patologie come per esempio l’osteoartrosi.

 

A questi sintomi principali se ne aggiungono altri, eventuali, come la presenza di noduli sottocutanei (per lo più in vicinanza delle articolazioni colpite), o particolari valori rilevati dagli esami del sangue – di cui si dirà più avanti – tra cui il livello di fattore reumatoide. In ogni caso, è determinante non perdere tempo quando al mattino compaiono rigidità e dolore simmetrici. O quando si ha l’impressione di avere qualche, anche minima, difficoltà nello svolgere azioni banali come aprire una finestra o alzare una tapparella. Sarà il medico, a questo punto, a indirizzare da un reumatologo per una pronta diagnosi.

 

Le cause dell’artrite reumatoide

Purtroppo non si conoscono ancora precisamente i meccanismi scatenanti dell’artrite reumatoide, ma gli studi più recenti fanno pensare che giochino un ruolo tanto la componente genetica (la familiarità aumenta notevolmente il rischio di sviluppare l’artrite reumatoide) quanto eventuali fattori ambientali. Il processo che si innesca però è questo: i linfociti T (cellule immunitarie) attaccano i tessuti articolari, e in particolare il bersaglio è la membrana sinoviale che riveste l’articolazione. Questa membrana produce il fluido sinoviale necessario per lubrificare e nutrire la cartilagine, e l’eccesso di produzione dovuto alla risposta immunitaria fuori controllo provoca gonfiore e danneggiamento, prima della cartilagine e in seguito dell’osso. I sintomi di cui abbiamo detto possono comparire gradualmente, ed essere in un primo momento a carattere periodico. Via via però gli intervalli di tempo si accorciano, e rigidità/dolore diventano più persistenti.

 

Diagnosi e terapia

Oltre all’analisi dei sintomi riportati dal paziente, fin nella prima visita il reumatologo può valutare la funzione articolare, o rilevare iniziali gonfiori e arrossamenti delle aree interessate. L’esame obiettivo è indispensabile anche per una diagnosi differenziata rispetto ad altre patologie osteo-articolari. Vi sono poi una serie di esami del sangue indicativi, come il Fattore reumatoide, la VES (velocità di eritrosedimentazione) o la Proteina C reattiva che, se elevate, indicano un processo di flogosi interna. Sempre a livello ematologico, la presenza di alcuni anticorpi (come anti-citrullina e anti-CCP) conferma la natura autoimmune della malattia e ha una elevata specificità per l’artrite reumatoide. Infine, risonanza magnetica, radiografia e – di recente – sempre più spesso ecografia vengono utilizzate per evidenziare le lesioni articolari. Una volta ottenuta la diagnosi, la tendenza attuale è avviare subito una terapia d’attacco. Gli obiettivi sono due: agire sui sintomi e sul dolore, e ridurre il più possibile l’invalidità prima che i danni diventino permanenti.

 

 

References

Associazione Nazionale Malati Reumatici Onlus, ANMAR. Numero Verde: 800 910 625

– Flavio Fantini – Guida pratica per pazienti con Artrite Reumatoide.

 

ARTICOLI IN ITALIANO

– Giovanni Minisola – Trattamento precoce dell’artrite reumatoide. Integrazione operativa tra territorio e centri specializzati. Rivista Simg, 2008

– Franceschi PL, Mannoni A – L’artrite reumatoide in Medicina Generale. Pacini Editore, 2008

 

 

ARTICOLI IN INGLESE

– Gibofsky A. Epidemiology, pathophysiology, and diagnosis of rheumatoid arthritis: A Synopsis. Am J Manag Care. 2014 May;20(7 Suppl):S128-35

– Glant TT1, Mikecz K, Rauch TA. Epigenetics in the pathogenesis of rheumatoid arthritisBMC Med. 2014 Feb 26;12:35. doi: 10.1186/1741-7015-12-35

– Aguila LA1, Lopes MR, Pretti FZ, Sampaio-Barros PD, Carlos de Souza FH, Borba EF, Shinjo SK. Clinical and laboratory features of overlap syndromes of idiopathic inflammatory myopathies associated with systemic lupus erythematosus, systemic sclerosis, or rheumatoid arthritis. Clin Rheumatol. 2014 Aug;33(8):1093-8. doi: 10.1007/s10067-014-2730-z. Epub 2014 Jul 4

 

 

 

 

 

 

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