Artrosi del ginocchio

Artrosi-del-ginocchio - esseredonna onlineSono molti i dubbi e le domande che si pongono quando si soffre di artrosi al ginocchio. Abbiamo posto i principali quesiti al Professor Ignazio Olivieri, presidente SIR (Società Italiana Reumatologia) e direttore Dipartimento di Reumatologia della Lucania.
Professor Olivieri, iniziamo dalla definizione di artrosi
Si tratta di una malattia non-infiammatoria delle articolazioni, caratterizzata da deterioramento ed usura della cartilagine e da rimodellamento dell’osso subcondrale adiacente. E’ la malattia osteoarticolare più frequente e costituisce la causa più frequente di invalidità nella popolazione anziana. Si stima che in Italia la prevalenza sia di circa 4 milioni di pazienti e che essa sia in continuo aumento a causa dell’invecchiamento della popolazione e del diffondersi dell’obesità. Il 10% delle persone di età compresa fra i 40 e i 50 anni è affetta da artrosi, e la percentuale sale al 25% negli individui di età superiore ai 65 anni.
Si distinguono due forme di artrosi: primaria o idiopatica (senza, cioè, una causa nota), e secondaria.

  • La prima è geneticamente condizionata, e interessa molte articolazioni, fra le quali sono sempre presenti quelle delle mani.
  • La seconda, invece, è dovuta a malattie congenite e dello sviluppo, traumi, danni provocati alle articolazioni dalle malattie da microcristalli (per esempio, gotta e condrocalcinosi), malattie endocrino-metaboliche ed artriti croniche (quali artrite reumatoide e artrite psoriasica).

E ora veniamo all’artrosi del ginocchio
L’artrosi del ginocchio, o gonartrosi, è frequente, predilige il sesso femminile ed esordisce di solito intorno ai 50 anni di età. Sovente si tratta di un’artrosi primaria che presenta una forte tendenza alla bilateralità. L’obesità e la menopausa rappresentano fattori favorenti importanti l’insorgenza della gonartrosi.
I sintomi della gonartrosi sono: il dolore, l’impotenza funzionale e la limitazione del movimento articolare, le deformità. Il dolore, nelle fasi iniziali, è localizzato di solito sulla parte anteriore o antero-interna del ginocchio. Si associa ad una difficoltà ad iniziare il movimento, soprattutto dopo essere stati a lungo seduti, o al mattino, al momento di alzarsi dal letto. Questo dolore da “riscaldamento” ha breve durata e migliora rapidamente con la marcia. Talvolta il dolore è transitorio, molto localizzato e poco intenso e non viene ritenuto degno dal paziente del consulto medico che consentirebbe, invece, la diagnosi precoce della malattia. Nelle fasi avanzate il dolore è persistente soprattutto durante il movimento; può rimanere localizzato, ma spesso si irradia alla parte superiore della gamba o, più raramente, alla parte inferiore della coscia. Si possono avere delle fasi di riacutizzazioni, soprattutto in concomitanza di versamenti articolari e peggioramenti improvvisi notturni, in occasione di movimenti involontari del ginocchio.
L’impotenza funzionale e la limitazione del movimento, assenti nelle fasi iniziali, compaiono durante l’evoluzione della malattia. La deambulazione su terreno accidentato, scosceso e molle risulta più difficile che su terreno duro e pianeggiante. Generalmente, l’andatura non è zoppicante e non è necessario l’uso del bastone. La riduzione della lunghezza del percorso di marcia è indicativo del peggioramento dell’impotenza funzionale.
Quali sono gli esami consigliati e le cure per l’artrosi del ginocchio?
L’esame obiettivo consente di risvegliare il dolore ed apprezzare gli “scrosci articolari” (spesso percepiti dallo stesso paziente), dovuti alle incongruenze articolari conseguenti al danno delle superfici cartilaginee. Nelle fasi avanzate l’articolazione è deformata dalla ipertrofia dei capi ossei, limitata ed instabile.
Per quanto riguarda le radiografie, all’inizio sono normali. Successivamente, mostrano: riduzione dello spazio articolare, osteosclerosi (addensamento) dell’osso subcondrale e proliferazioni ossee chiamate “osteofiti”.
Gli obiettivi della terapia dell’artrosi sono: la riduzione dell’intensità del dolore ed il mantenimento della funzione articolare. I cambiamenti dello stile di vita -come il calo ponderale e gli esercizi di rafforzamento muscolare- sono molto importanti.
La terapia farmacologica può essere effettuata per via locale (applicazione di creme, pomate o cerotti transdermici contenenti sostanze anti-infiammatorie) o per via sistemica (farmaci antinfiammatori non steroidei –FANS-e analgesici puri ). I farmaci anti-infiammatori non-cortisonici devono essere somministrati al dosaggio minimo efficace e per il più breve tempo possibile, soprattutto negli anziani, a causa della frequenza degli effetti collaterali. Il paracetamolo, al dosaggio di 1-3 grammi al giorno, fino a poco tempo fa era considerato l’analgesico meglio tollerato ma oggi ci sono dubbi per la sua epatotossicità. Inoltre, risulta essere il meno efficace tra gli antidolorifici. Gli analgesici maggiori sono, però, da riservare ai pazienti con dolore refrattario. Nel tentativo di contrastare l’evoluzione del danno all’articolazione sono stati proposti farmaci detti condroprotettori. Fra i più studiati vi sono molecole endogene, presenti nella normale cartilagine, come la glucosamina, il condroitinsolfato e l’acido ialuronico (impiegato per via intra-articolare). Bisogna però prestare attenzione nella scelta di queste molecole e prediligere quelle di prescrizione medica che garantiscano una comprovata efficacia clinica.
Ci sono anche altri modi che possono contrastare il dolore?
Sì, le tecniche fisioterapiche (ultrasonoterapia, termoterapia, laserterapia, TENS) e la fangoterapia in ambiente termale possono essere utili per ridurre il dolore e aumentare la funzionalità. Inoltre, l’allenamento funzionale con esercizi prevalentemente aerobici e di rafforzamento muscolare, assieme alla gestione dell’andatura e dell’equilibrio, sono da consigliare anche perché possono permettere di ridurre il rischio di traumi da caduta nei pazienti più anziani. In quest’ottica, anche l’uso di ausili come bastoni, grucce, ginocchiere e plantari può avere un ruolo importante. Ultimo possibile trattamento, nel caso non si riesca a controllare il dolore, risulta essere l’uso di blandi oppiacei (quali il tramadolo) che richiedono però controllo medico in modo da evitare effetti collaterali che porterebbero alla loro sospensione. Nel caso di fallimento della terapia conservativa, la sostituzione dell’articolazione con una protesi meccanica è l’ultima possibilità in grado di ridurre il dolore e recuperare la funzione articolare.

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