Artrosi: trattiamola con dolcezza

Quali sono i trattamenti dolci che si possono associare alla terapia con farmaci per la cura dell’artrosi?
L’abbiamo chiesto al dottor Marco Cazzola, U.O. di Medicina Riabilitativa, Azienda ospedaliera “Ospedale di Circolo” di Busto Arsizio-Presidio di Saronno che ci ha sottolineato: “Il solo utilizzo dei farmaci permette di ridurre i sintomi (dolore e infiammazione), ma difficilmente può far riacquisire la funzionalità articolare. È, quindi, fondamentale sfruttare l’effetto antinfiammatorio e antidolorifico dei farmaci per permettere al paziente di intraprendere al più presto possibile un progetto riabilitativo personalizzato. Anche l’approccio non farmacologico si avvale di numerose metodiche da utilizzare, possibilmente, in associazione per un effetto sinergico.” Vediamo le principali.

 

Tra le metodiche più efficaci c’è la chinesiterapia. Di che cosa si tratta?

La chinesiterapia (kinesi, dal greco “movimento”) consiste nell’esecuzione di esercizi terapeutici finalizzati a mantenere o recuperare la funzione principale a cui un’articolazione è preposta: il movimento. Questa metodica è quanto di più utile per limitare i danni da artrosi. Chi ha un’articolazione artrosica tende a non usarla e a tenerla nella posizione in cui avverte meno dolore (postura antalgica), con la conseguenza di indebolire quei muscoli che, in condizioni normali, ne permettono il movimento. Ciò comporta una riduzione della sua stabilità. La riduzione del normale arco di movimento dell’a rticolazione ammalata determina altre conseguenze negative:

  1. a carico della cartilagine, che normalmente viene nutrita proprio grazie al movimento, il processo di degradazione diventa più veloce;
  2. a carico dei muscoli, dei tendini e dei legamenti, che si retraggono fissando l’articolazione in posizioni anomale.

Con il passare del tempo il paziente non riesce più a effettuare alcuni movimenti. Gli obiettivi della chinesiterapia sono due: 1) mantenere il normale arco di movimento dell’articolazione e 2) mantenere la normale lunghezza e forza dei muscoli che agiscono su di essa. Quando il processo artrosico è accompagnato da un’infiammazione locale rilevante, è meglio evitare gli esercizi, limitandosi a mantenere posture corrette. Quando si è attenuata, effettuare esercizi passivi con l’aiuto del fisioterapista per mantenere completa l’escursione dell’articolazione e stirare i muscoli che si inseriscono sui suoi capi ossei.

Lo stiramento passivo (lo stretching) ha un effetto rilassante sui muscoli, spesso contratti in risposta allo stimolo doloroso. Gli esercizi attivi assistiti devono essere effettuati quando la fase infiammatoria si sta esaurendo con la finalità di mantenere il trofismo muscolare e articolare (azione lubrificante e azione nutritiva della cartilagine effettuata dal liquido sinoviale durante il movimento). È importante che in seguito all’esercizio non si verifichi un peggioramento del dolore o della tumefazione articolare. Se ciò accade significa che il carico di lavoro applicato è eccessivo. Quando l’articolazione è infiammata e il movimento causa dolore è possibile ricorrere a esercizi isometrici: il muscolo si contrae senza muovere l’articolazione su cui si inserisce.

 

Oltre alla chinesiterapia, ci sono molte terapie fisiche…

Le terapie fisiche hanno l’obiettivo di trasmettere all’organismo una determinata quantità di energia. Il calore è la forma di energia più frequentemente utilizzata nella cura dell’artrosi: può essere applicato sull’articolazione, per esempio con la paraffinoterapia (termoterapia esogena), oppure possono essere utilizzate forme diverse di energia che si trasformano in calore una volta avvenuta l’interazione con i tessuti, come avviene quando si utilizzano gli ultrasuoni o la radarterapia (termoterapia endogena). La termoterapia punta a ridurre il dolore e la contrattura muscolare, facilitando il movimento; per sfruttarne fino in fondo gli effetti, quindi, questa metodica dovrebbe precedere la chinesiterapia.

 

Questa tecnica si usa anche quando l’articolazione è infiammata, dunque “calda”?

No, in tal caso è meglio ricorrere all’applicazione del freddo (crioterapia) per ridurre i processi infiammatori locali e la velocità di trasmissione dello stimolo doloroso lungo le fibre nervose. Il mezzo più semplice per effettuare la crioterapia è applicare sull’area dolente una borsa del ghiaccio, oppure immergere l’arto in acqua fredda. Ma c’è anche la possibilità di utilizzare apparecchi che generano un getto di aria o di gas freddi. L’importante è non raffreddare eccessivamente la zona, sia perché si rischia di ottenere l’effetto contrario a quello desiderato sia perché si possono determinare lesioni cutanee.

 

Si utilizza anche l’energia elettrica? La ionoforesi e l’elettrostimolazione per esempio…

Certo. La ionoforesi consiste nell’utilizzo della corrente elettrica per facilitare la penetrazione di farmaci attraverso la cute, mentre con l’elettrostimolazione nervosa transcutanea (T.E.N.S.) si ottiene un effetto analgesico, interferendo con i meccanismi di trasmissione del dolore lungo i nervi. Le terapie con mezzi fisici comprendono numerose altre metodiche (laserterapia, tecarterapia, magnetoterapia, la terapia a segnali pulsanti ecc.): sarà il medico che vi segue che consiglierà la più indicata. È bene ricordare, però, che la loro efficacia è piuttosto limitata e che, pertanto, non devono essere considerate sostitutive di altre metodiche, bensì complementari.

 

Quali altri aiuti “dolci” per chi soffre di artrosi?

Si può ricorrere alla terapia termale, che si avvale delle caratteristiche di particolari acque e dei minerali in esse disciolti per ottenere gli effetti terapeutici desiderati. Le metodiche utilizzate sono molteplici (idromassaggio, fangoterapia, grotte termali ecc.) e, come ogni terapia, presentano indicazioni e controindicazioni; la prescrizione, quindi, dovrebbe SEMPRE essere effettuata dal medico. Le ortesi, invece, sono “aiuti tecnici” che servono a mettere a riposo e a proteggere le articolazioni colpite dalla malattia. Possono essere utilizzate per brevi periodi per affrontare una situazione acuta, oppure avere un carattere permanente in presenza di atteggiamenti viziati. Le ortesi, modellate in funzione del quadro patologico e dello scopo, devono essere controllate nel tempo e modificate in relazione all’evoluzione della malattia. Gli ausili, infine, rappresentano strumenti che facilitano l’esecuzione di una funzione deficitaria, per esempio un bastone o un girello per migliorare la stabilità e la sicurezza durante la deambulazione.

 

Il Dr. Marco Cazzola, specialista in fisiatra, è direttore di Struttura Complessa dell’ U.O. di Medicina Riabilitativa, Azienda ospedaliera “Ospedale di Circolo” di Busto Arsizio-Presidio di Saronno.
Nella lunga carriera professionale, ha organizzato numerosi corsi teorici-pratici per fisioterapisti, tenutasi nell’ambito di Congressi Nazionali, sulla riabilitazione della malattie reumatiche.
Fa parte, in qualità di vicepresidente, dell’Associazione Italiana Sindrome Fibromialgica (AISF onlus). Nel 2014 ha fondato la Sezione Insubria dell’AISF con sede a Saronno, in locali messi a disposizione dal Comune nell’ottica di favorire la continuità Ospedale-Territorio anche con la formazione di gruppi di auto-mutuo aiuto.

Ha organizzato e organizza diverse attività e convegni in collaborazione con il Museo Gianetti di Saronno (arteterapia) per il trattamento non farmacologico del dolore cronico muscolo-scheletrico.

 

Il ruolo del fisioterapista

A cura della dottoressa in fisioterapia Tiziana Nava, Referente Nazionale della riabilitazione reumatologica (AIFAssociazione Italiana Fisioterapisti)

Quando il processo dell’artrosi è accompagnato da un’infiammazione locale è opportuno un primo intervento con farmaci da parte del medico.
Parallelamente il fisioterapista può intervenire con tecniche specifiche come il linfodrenaggio. Questa metodica ha un effetto drenante a livello dei liquidi intercellulari eccedenti, ha un effetto antiedema, migliora la microcircolazione e riduce la sensazione dolorosa.
Inoltre, il fisioterapista fornisce consigli su come svolgere le normali attività quotidiane e indicazioni per ridurre lo stato d’infiammazione e l’edema (ad esempio l’uso di sostanze fredde e la mobilizzazione lenta e progressiva dell’articolazione interessata).
Altre terapie manuali, come il massaggio neuroconnettivale, permettono alla persona di creare le condizioni per iniziare un lavoro attivo. Queste tecniche consentono di rinforzare la muscolatura al fine di stabilizzare l’articolazione compromessa.

E’ importante lavorare anche sulle parti sane, gli arti non interessati dalla patologia per poter creare schemi gestuali che serviranno come indicazioni motorie per l’articolazione compromessa. Inoltre, il lavoro sull’arto non interessato dall’artrosi permette di riequilibrare l’alterazione muscolare (contratture) che si è strutturata in seguito ad una postura alterata.

Molto utile anche la riabilitazione in acqua. Questa metodica induce spontaneamente all’esecuzione di movimenti che risultano, invece, poco naturali oppure particolarmente dolorosi se compiuti fuori dall’acqua. Inoltre agisce anche a livello psicologico, attraverso una piacevole e rilassante sensazione di benessere.
Effettuato un primo approccio terapeutico sull’articolazione con artrosi, il momento successivo prevede un’attenta anamnesi e valutazione posturale.
Il fisioterapista analizza:

  • i fattori primari che hanno creato le condizioni del mal allineamento, causa dell’artrosi;
  • i comportamenti adattativi e compensativi “posture antalgiche” adottati al fine di non sentire dolore e poter compiere le gestualità nel quotidiano; ma causa a loro volta di un danno secondario;
  • le alterazioni di postura con gestualità errate, fissate come automatismi comportamentali (gesti sbagliati).

Il programma riabilitativo che fa seguito alla valutazione, prevede un’analisi dei bisogni gestuali della persona in funzione del proprio lavoro e stile di vita, improntando e concordando con lui gestualità compatibili con gli esiti indotti dalla patologia al fine di ridurre il dolore, la fatica articolare e lo spasmo muscolare.

Dopo aver analizzato le problematiche, si procede con tecniche posturali. Questo approccio terapeutico educazionale permette un riequilibrio muscolare, corregge le posizioni scorrette ed i gesti ad esse correlate. La persona, lavorando insieme al fisioterapista comprende e quindi rimuove le cause delle posizioni scorrette, attraverso un percorso guidato che faciliterà l’apprendimento e infine la padronanza di una gestualità modulata sulle esigenze della persona.
Durante l’iter terapeutico riabilitativo si sviluppano insieme al paziente le condizioni per raggiungere gli obiettivi più compatibili con lo stato di salute e gli stili di vita del singolo individuo.
Infine, è indispensabile permettere alla persona di acquisire conoscenze relative alla/alle:

  • sua malattia;
  • problematiche indotte dagli esiti della stessa;
  • sintomatologia in atto;
  • prevenzione di altre sintomatologie;
  • alla sua gestione.

 

La D.ssa in fisioterapia Tiziana Nava è Referente Nazionale della riabilitazione reumatologica (Associazione Italiana Fisioterapisti).
Laureata in Fisioterapia presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Chieti è attualmente Docente universitario di Fisioterapia presso le Università Bicocca e San Raffaele di Milano, e Insubria di Varese e Docente in diversi corsi di formazione per fisioterapisti, medici, farmacisti, malati reumatici.
È Vicepresidente italiano dell’Health Professional europeo; Responsabile nazionale del Gruppo di Interesse Specialistico della Riabilitazione delle Malattie Reumatiche – Associazione Nazionale Fisioterapisti.
È Membro del gruppo direttivo del “National Action Network” Italiano della Bone and Joint Decade 2000-2010 Monitor Project.
Relatrice presso numerosi Congressi nazionali e internazionali dedicati alle malattie reumatiche, la D.ssa Nava è anche Autrice di diversi saggi sulle malattie reumatiche oltre che Curatrice di video didattici sulle malattie reumatiche.

 

 

A cura di: Alma Galeazzi (2010)
Revisione e aggiornamento a cura della Redazione ED – 28 aprile 2019

 

 

Tags:
eD Promotion: i Prodotti di Mylan Italia S.r.l.

Entra con le tue credenziali

Ha dimenticato i dettagli?