Artrosi: va bloccata prima che ti blocchi

Parliamone con la professoressa Bianca Canesi, Responsabile U.O.Reumatologia, Azienda Ospedaliera Niguarda, Milano  Coordinatore B.J.D 2000-2010 Past-President Società Italiana Reumatologia (S.I.R.).

“L’artrosi può essere curata”. Ha un inizio rassicurante l’intervista alla professoressa Bianca Canesi, impegnata su mille fronti nella lotta alle tante malattie reumatologiche, che affliggono soprattutto -ma non solo – la sempre più numerosa popolazione della terza età. Tra queste, l’artrosi è indubbiamente la bestia nera per diffusione e incidenza sulla qualità di vita. Si calcola che questa malattia cronica degenerativa delle articolazioni colpisca addirittura il 90% degli ultrasettantacinquenni. Ma le donne lo sanno bene: i dolori alle ossa cominciano a farsi sentire già con l’arrivo della menopausa, cioè dopo i 50 anni. A partire da questa età, l’artrosi sembra preferire il gentil sesso.

È vero, professoressa Canesi, che l’artrosi colpisce soprattutto le donne o si tratta di un luogo comune
Sì, è vero, l’artrosi è più diffusa nella popolazione femminile, ma dopo la menopausa. Le ragioni non sono ancora chiare, tuttavia bisogna tenere presente che prima dei cinquant’anni l’uomo fa lavori più pesanti e che, di conseguenza, è maggiormente colpito dall’artrosi da lavoro e da sforzo. Inoltre, dopo la menopausa la donna tende ad aumentare di peso e l’obesità è proprio tra i principali fattori di rischio dell’artrosi. Quando si assommano più fattori di rischio – come età e sovrappeso – l’artrosi diventa sintomatica, cioè esce allo scoperto, manifestandosi con una serie di segnali.
 
L’artrosi, dunque, può essere anche “silenziosa”: c’è ma non si sente?
È importante distinguere tra presenza di artrosi nelle lastre radiologiche, che può essere completamente silenziosa, e artrosi sintomatica, cioè che provoca diversi disturbi. Ma si tratta di due aspetti che vanno raramente di pari passo. Per esempio, è facile che persone molto anziane non provino alcun dolore nonostante le lastre denuncino un’artrosi molto avanzata. In ogni caso, la malattia provoca dolore quando è in corso una riacutizzazione di tipo infiammatorio.
 
Che cosa succede esattamente a livello articolare e perché?
L’artrosi si manifesta quando c’è una sofferenza della cartilagine articolare, quel tessuto che fa da cuscinetto tra le ossa all’interno dell’articolazione. È un tessuto molto particolare, che funziona come un ammortizzatore. Con l’età, la cartilagine può perdere questa funzione fondamentale perché non è geneticamente “buona” e, quindi, si logora più facilmente, andando incontro a un’usura precoce: si parla, infatti, di artrosi precoce, che può essere presente già a 30 anni. Ma la cartilagine può essere lesa anche da altre cause: alcune malattie, come il diabete e la gotta, situazioni di cattivo allineamento articolare, come in caso di ginocchio valgo o varo, o esiti di traumi. Si tratta di situazioni in cui le articolazioni non hanno più il loro rapporto fisiologico.


Ma anche la cattiva postura fa la sua parte…

Certo molte alterazioni posturali protratte possono favorire l’artrosi. Stare seduti diverse ore al giorno davanti al computer, con la testa e le spalle rigide; essere costretti ad assumere posizioni forzate per lavoro, come i trasportatori o gli imbianchini; utilizzare strumenti a vibrazione: tutte situazioni che portano a irrigidire i muscoli e, di conseguenza, a spostare le articolazioni in posizioni forzate. L’articolazione fa male quando all’interno della cavità articolare si liberano le cosiddette sostanze infiammatorie: c’è tanto più dolore quanto maggiore è l’entità dell’infiammazione, o quanto maggiore è il disagio nella meccanica articolare. Nell’artrosi, infatti, il dolore non è costante, ma è spesso ciclico. L’infiammazione, tuttavia, non è la causa della malattia, bensì l’effetto della sofferenza articolare.

 
Che cosa succede se l’artrosi non viene curata?
L’articolazione e tutte le strutture a essa inerenti vengono coinvolte e la cartilagine a un certo punto può essere completamente erosa: si può arrivare a quello stato chiamato “scompenso articolare”, in cui l’articolazione non è più in grado di svolgere la sua funzione. Si giunge così alla disabilità e a problemi funzionali anche molto seri. Proprio per evitare queste conseguenze peggiori, è importantissimo identificare e curare l’artrosi il più presto possibile, cercando di agire soprattutto suoi fattori di rischio modificabili, come le posture sbagliate, i problemi metabolici e l’obesità.

 
Non è, dunque, una malattia ineluttabile, che arriva inesorabilmente con l’età e contro cui non si può fare niente…
Tutt’altro, si può fare molto in termini di prevenzione. Oggi, in una società di centenari, diventa fondamentale identificare i soggetti a rischio già in giovane età, perché le basi di un’artrosi futura spesso vengono gettate fin da bambini (traumi, ginocchia storte, displasia dell’anca alla nascita, sport come il tennis, il calcio o lo sci). In questo modo, è possibile correre ai ripari, limitando l’incidenza dell’artrosi nella terza età.


L’artrosi è una malattia cronica, ma si può curare: quali sono i farmaci disponibili?

Ci sono i farmaci sintomatici, cioè che puntano a controllare il dolore nelle fasi di riacutizzazione della malattia e quindi sono da utilizzare per brevi periodi. Si possono usare i normali analgesici, come il paracetamolo, o se questo non funziona, i farmaci antinfiammatori non steroidei (Fans) e i Cox2. Ma oltre che sui sintomi, è molto importante agire sul processo degenerativo delle componenti dell’articolazione, utilizzando quei farmaci che determinano un effetto protettivo sulla cartilagine. Tra queste sostanze la glucosamina solfato ha dimostrato di rallentare efficacemente l’evoluzione della malattia e può essere somministrata per lunghi periodi essendo ottimamente tollerata. Ogni terapia va sempre personalizzata. In tutti i casi, la cura farmacologia va sempre accompagnata dalla riabilitazione, finalizzata a correggere le posture patologiche e a rimettere in funzione i muscoli atrofizzati, e dalle terapie fisiche. Per il dolore di origine meccanica è efficace anche l’agopuntura. La chirurgia deve essere solo l’ultima spiaggia, a cui approdare solo quando non se ne può fare a meno, cioè quando l’articolazione è bloccata.
 

Si parla sempre più spesso di “diagnosi differenziale”: perché è così importante?

Perché è vero che l’artrosi è la malattia più diffusa, ma non è la sola a colpire le articolazioni. Dietro al “male alle ossa”, ci possono essere le artriti, la gotta, l’artrite reumatoide, le malattie metaboliche e molti altri disturbi. Per escludere queste malattie, è importante un inquadramento diagnostico accurato, che prenda in considerazione il tipo di dolore e la sua localizzazione, e che valuti attentamente le alterazioni radiologiche. Inoltre, se è sempre sconsigliabile ogni cura “ fai-da-te”, a maggior ragione lo è in questo caso: si rischierebbe di prendere analgesici o antinfiammatori per niente. Rivolgersi, invece, al proprio medico. La diagnosi di artrosi può essere fatta dallo specialista in medicina generale, ma quando ci sono problemi un po’ più seri è meglio affidarsi al reumatologo.

 
Spazio articolare contenente il liquido sinoviale
La rima articolare è regolare e i capi dell’articolazione sono perfettamente congruenti. Il liquido sinoviale (il lubrificante dell’articolazione) è adeguato

 

La rima articolare è quasi scomparsa, il profilo dell’articolazione è gravemente alterato, la simmetria dei capi articolari è perduta: il movimento del ginocchio diventa doloroso e limitato.

 

Modificazione delle interazioni anatomiche e funzionali nel ginocchio artrosico

 

 

Glucosamina e movimento per mettere l’artrosi in ginocchio
Non minaccia la vita di chi ne soffre, perché parlarne tanto? Errore.
L’artrosi è un’arma micidiale, che può uccidere l’autonomia e, quindi, la dignità di chi colpisce. All’inizio c’è il solito “acciacco dell’età”: un dolorino che va e viene, una fastidiosa rigidità articolare, una fitta saltuaria. Piccole spie che passano inosservate. Ma prima o poi, arrivano i dolori veri. Se è il ginocchio a essere colpito, diventa sempre più diffcile salire le scale, sempre più facile inciampare e cadere, via via più doloroso muoversi. Pian piano ci si autocondanna in casa, seduti o a letto, ma anche stare fermi fa male, i muscoli si atrofizzano, si diventa sempre più deboli, la pressione provoca dolore, dormire diventa un lusso. È un processo lento, che colpisce molte donne dopo la menopausa: ben il 70% dopo i 65 anni. Implacabile, ma non inarrestabile.
Oltre ai già noti farmaci sintomatici, in grado di contrastare il dolore, accende grandi speranze una sostanza capace non solo di ridurre i disturbi che l’artrosi porta sempre con sé, ma anche di arrestarne il cammino. La glucosamina solfato, questo il suo nome, è una sorta di mattone che le cellule-operaie della cartilagine utilizzano per riparare i danni provocati dall’a rtrosi. Non sono solo ipotesi. La conferma arriva da uno studio appena pubblicato sull’autorevole rivista scientifica Menopause: dopo tre anni di impiego quotidiano di glucosamina solfato (1.500 mg giornalieri) in un ampio numero di donne affette da artrosi al ginocchio, i ricercatori hanno registrato sia una netta diminuzione dei sintomi, sia un rallentamento obiettivo (radiografie alla mano) dell’avanzamento dei danni alle cartilagini.
D’altra parte, il farmaco si prende per bocca, dunque è in grado di raggiungere tutte le articolazioni, non solo quella del ginocchio. Qualche difetto? Solo uno: per esercitare tutta la propria forza, va accompagnato da un costante movimento fisico. Visto che la cartilagine non è vascolarizzata, infatti, la glucosamina è costretta a raggiungere le sue cellule per “diffusione”. Il movimento ne facilita il tragitto verso il liquido sinoviale, cioè il lubrificante delle articolazioni. Vanno benissimo le passeggiate e la bicicletta, ma sarebbe ancor meglio iscriversi a corsi di ginnastica mirata, o di stretching, capaci di allenare tutto il corpo.

 

A cura di: Alma Galeazzi

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