Cardio-cultura a tavola

Cardio-cultura a tavolaIl cuore è il muscolo più importante del corpo umano, e come tutti i muscoli ha bisogno di essere nutrito bene. E’ la pompa fondamentale che – contraendosi e dilatandosi al ritmo della cosiddetta frequenza cardiaca – alimenta la circolazione del sangue. Per questo è indispensabile che sia messo nelle condizioni di funzionare al meglio, tutelandolo principalmente dal rischio di patologie cardiovascolari per cui l’Italia corre il rischio di dover indossare una delle maglie nere. Se infatti in generale, nella civilizzatissima Europa, questo tipo di malattie costituisce la prima causa di morte, da noi la percentuale di decessi riconducibili a problemi del cuore è una delle più alte (circa il 45%). Le cause naturalmente sono tante: la predisposizione genetica, l’età e il sesso (sono più a rischio gli uomini, tra parentesi) figurano tra quelli su cui non si può intervenire. Ma sul fronte opposto ci sono lo stile di vita, la sedentarietà, il consumo elevato di alcool e di fumo e una scorretta dieta alimentare, tutti fattori che possiamo invece modificare. Sono tutti elementi che concorrono in modo acclarato ad aumentare il rischio di infarto del miocardio o di ictus, così come possono diventare importanti fattori di prevenzione modificando in positivo le nostre abitudini.
Cardio-cultura a tavola. Il modo in cui ci nutriamo è sicuramente una delle strade principali per prendersi cura del proprio cuore, o viceversa per affaticarlo. Il cibo è il carburante che può far viaggiare in scioltezza l’organismo, oppure ingolfargli il motore. Anche in assenza di patologie pregresse, o di particolari fattori di rischio, esistono delle regole base che sarebbero da prendere come assi cartesiani della nostra condotta a tavola. Vediamone alcune, partendo dal presupposto che il regime alimentare deve essere equilibrato, e che perfino i tanto vituperati grassi non vanno banditi in blocco. Anzi, assunti scegliendoli nel giusto modo e bilanciandoli senza eccessi calorici (il sovrappeso e l’obesità sono un grande acceleratore di rischio).
Le linee guida sui cibi salva-cuore impongono di fare molta attenzione ai grassi saturi e trans. Questi contribuiscono infatti alla formazione di placche aterosclerotiche che possono ostruire le arterie e quindi compromettere tutto l’apparato circolatorio. È infatti fuori di dubbio la correlazione tra consumo di queste sostanze e aumento del colesterolo LDL, informalmente chiamato colesterolo cattivo. I primi sono contenuti per esempio nei cibi di origine animale – nei prodotti caseari ma anche nelle carni rosse – nei prodotti da fast-food e nei piatti pronti. Anche una bandiera nazionale come la pizza, per la verità, non si comporta molto bene da questo punto di vista: nel caso di quella tradizionale su cui abbonda la mozzarella, per dire, una semplice fetta potrebbe contenere da sola i 2/3 della quantità massima di grassi saturi assumibili in un giorno. Quanto ai grassi trans, sono il prodotto di una trasformazione industriale degli alimenti, e in particolare dei trattamenti a cui vengono sottoposti i grassi vegetali. Si nascondono nelle margarine, nei prodotti da forno e in piatti pronti nei quali possono essere state aggiunte, come condimento, salse che li contengono anche se non sono lì per lì percepibili. Già nel 2002 l’Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti si è espressa per un’eliminazione totale dalla dieta degli acidi grassi trans.
Un altro sorvegliato speciale è il colesterolo, che non sarebbe necessario introdurre con la dieta giacché l’organismo umano è in grado di sintetizzarlo nelle quantità necessarie. I livelli di colesterolo nel sangue possono salire per vari motivi, tra cui sicuramente un regime alimentare ricco di grassi saturi e colesterolo stesso. Qui naturalmente va distinto il discorso sul già citato colesterolo ”cattivo” da quello sul colesterolo “buono” (tecnicamente HDL). Si tratta della stessa sostanza che si comporta in modo diverso a seconda delle proteine che la fanno circolare nel sangue. Se quindi il colesterolo LDL viene depositato sulle pareti delle arterie compromettendone la funzionalità, l’HDL viene considerato al contrario una sorta di spazzino delle arterie stesse, perché in grado di raccogliere gli eccessi e mantenere sgombra la strada.
Anche in questo caso, lo stile di vita è importante, perché se per far salire i livelli di HDL è importantissimo prima di tutto condurre regolarmente attività fisica, è vero anche che alcuni cibi funzionano da supporter. Oltre infatti a eliminare, o contingentare seriamente, i cibi che nuocciono alla salute del cuore, non bisogna mai dimenticare che anche alcune carenze compromettono il ritmo di pompaggio del nostro muscolo più celebre. E che quindi alcune portate non devono mancare nell’arco della settimana. Fra queste, il pesce fornisce proteine nobili e acidi grassi Omega 3 che proteggono il cuore e gli sono indispensabili (gli Omega 3, anzi, vengono spesso introdotti anche sotto forma di integratori); La frutta secca, fonte generosa di acidi grassi essenziali vegetali che combattono i radicali liberi così come gli stati infiammatori; I cereali integrali e la soia che diminuiscono i livelli ematici di colesterolo. E ancora olio di oliva, verdure a foglia verde, radicchi, agrumi, mele e uva, che hanno un alto patrimonio di vitamine e antiossidanti e sono quindi sentinelle per i vasi sanguigni e il cuore.
Ultimamente, l’utilizzo di integratori di comprovata efficacia clinica (chiamati anche nutraceutici, in quanto alimenti con proprietà farmacologiche, quali il riso rosso, la berberina ed i policosanoli), si è dimostrato un valido aiuto nel tenere sotto controllo i valori del nostro colesterolo.
Lezione di condimento e cottura. Un’ultima considerazione va fatta sul modo in cui prepariamo alcuni alimenti, prima di consumarli. Anche le cotture e i condimenti, infatti, hanno effetti diretti sullo stato di salute del nostro cuore. Un ricercato speciale – in senso negativo – deve essere il sale da cucina, di cui quasi sempre si tende ad abusare con gravi conseguenze sulla pressione arteriosa (altro fattore di rischio). Il sale contiene infatti sodio, che fa salire i livelli di pressione aumentando il rischio di infarto e ictus. Ai fornelli, infine, predilezione assoluta per le cotture povere di grassi: griglia, vapore, forno, bollitura. Quanto all’olio di oliva, si è detto prima dei suoi benefici se utilizzato a crudo. Cotto, diventa tutt’un’altra storia: saremmo fritti, in ogni senso.

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