Colon irritabile? Come curarlo a tavola

Colon irritabile? Come curarlo a tavolaIl colon irritabile – chiamato impropriamente “colite” nel linguaggio comune – è in realtà una sindrome, cioè un insieme di sintomi, abbastanza comune (ne soffre circa il 10-15% della popolazione adulta). Pur non essendo un disturbo grave, può peggiorare la qualità della vita. Non a caso, infatti, è una delle cause principali di assenza per malattia dal lavoro. Colpa di sintomi quali dolore e gonfiore addominale, associati a diarrea o, al contrario, stitichezza, oppure ai due problemi alternati; a completare il quadro, poi, possono esserci emissione di gas, nausea, mal di testa, facile affaticabilità, depressione, ansia e difficoltà di concentrazione. Perché colpisca alcuni soggetti e altri no, ancora non è chiaro. Lo stress, un tempo chiamato in causa come primo responsabile, può avere sì un ruolo, ma non pare avere un rapporto causa-effetto diretto con il disturbo; sembra, invece, che entrino in gioco anche altre concause, tra cui un’ipersensibilità intestinale e una dieta troppo ricca di grassi e scarsa in fibre. “Chi soffre di colon irritabile dovrebbe sempre rivolgersi al medico ed evitare di ricorrere all’automedicazione, che può peggiorare la situazione. Il caso tipico è quello di chi manifesta soprattutto stitichezza e abusa di lassativi, aggravando il quadro” avverte la dottoressa Patrizia Gatti, dietologa. Invece, il problema si può contrastare efficacemente… a tavola. “Seguire una dieta adatta è importante. Spesso, cambiando le abitudini alimentari, magari eliminando alcuni cibi ‘a rischio’ e aggiungendone altri più adatti, si possono ridurre o eliminare molti dei sintomi” spiega la specialista.
Alimenti da evitare
Gli alimenti ‘colpevoli’ possono essere variare in base ai casi, ma quelli che più facilmente possono dare disturbi e sarebbe meglio evitare sono le spezie irritanti (pepe nero, senape, curry), il caffè, il ; e le bevande contenenti cola e caffeina, specie se gasate e troppo ghiacciate.
Chi ha problemi soprattutto di diarrea, dovrebbe rinunciare anche a quegli alimenti che accelerano il transito intestinale:

    • alimenti troppo ricchi di fibre e scorie non solubili in acqua, come cereali e derivati integrali;
    • latte e derivati del latte;
    • formaggi freschi mal conservati (per esempio la ricotta);
    • dolcificanti artificiali contenuti in caramelle e dolciumi (sorbitolo, fruttosio, xilitolo);
    • verdure con fusto duro o a foglie larghe (cavoli, cavolfiori, carciofi, spinaci, coste, cipolle, rucola, cetrioli, sedano, carote), barbabietole, carciofi, peperoni con la buccia e legumi interi (fagioli, piselli, lenticchie);
    • frutta fresca troppo matura (albicocche, ciliegie, fichi, pesche, avocado, uva, pere e prugne);
    • marmellata di ciliegie e di frutti di bosco.

Buona regola generale è anche dire no a fritti e soffritti, nonché a piatti troppo elaborati e ricchi di grassi, gustosi, ma – ahimè – anche troppo ‘impegnativi’ per chi ha l’intestino ipersensibile.
Se non da eliminare in toto, sarebbero da limitare dolciumi e grassi in generale, affettati, insaccati, formaggi stagionati e fermentati, molluschi e alcolici, aceto e vino bianco.
Fibre: sì o no?
Al contrario di chi soffre soprattutto di diarrea, chi ha per lo più problemi di stitichezza dovrebbe aumentare l’apporto di fibre. Largo, quindi, a cereali integrali, ortaggi e frutta fresca. Che fare, però, se frutta e verdura, come spesso accade, proprio ‘non vanno giù’? “In questi casi, le fibre si possono introdurre sotto forma di integratori. “Sono disponibili in commercio fibre idrosolubili non gelificanti (sia naturali sia di sintesi) che in generale, aggiunte a una dieta adeguata, sono in grado di regolarizzare le funzioni intestinali” spiega Gatti. “Ciò vale anche nei casi in cui la diarrea è il problema principale, perché queste sostanze agiscono ripristinando l’ecoambiente della microflora intestinale. In questo senso, sono molto utili per chiunque abbia il colon irritabile, a prescindere dal sintomo dominante, anche i probiotici: yogurt e fermenti lattici”. Per chi soffre per lo più di stipsi, poi, altra buona abitudine è quella di abbondare coi liquidi, per aumentare il volume e migliorare la consistenza delle feci; bisogna quindi bere acqua in abbondanza – almeno 8-10 bicchieri al giorno – meglio se non gasata e non ghiacciata.
Dieta ad hoc, con l’aiuto del diario alimentare
In ogni caso, a questi accorgimenti generali vanno poi abbinati i consigli specifici forniti dal medico. Infatti, sottolinea l’esperta, “ogni persona fa storia a sé e la dieta va personalizzata caso per caso”. Dato che gli alimenti ‘a rischio’ sono diversi e variano a seconda della sintomatologia prevalente, è utile, a questo scopo, tenere un diario, da consegnare al medico, nel quale annotare cosa e quanto si mangia, i consumi più frequenti, quali cibi o abbinamenti sembrano peggiorare o migliorare i sintomi, cercando di fare attenzione alle condizioni in cui un dato alimento potrebbe causare dolore, gonfiore addominale e cambiamenti dell’evacuazione (frequenza e consistenza delle feci). “Il diario alimentare è uno strumento che, se compilato con attenzione, è prezioso per il medico, perché consente di mettere a punto un regime alimentare ad hoc per ogni paziente” spiega Gatti. Infine, da non dimenticare, sono buone norme valide per tutti, al fine di alleviare i sintomi, evitare pasti troppo abbondanti e lunghi digiuni, regolarizzare gli orari e mangiare con calma, preferibilmente seduti a tavola. Fast food e colon irritabile non vanno d’accordo!

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