Declino cognitivo e demenze: quali strategie di prevenzione?

Declino cognitivo e demenze: quali strategie di prevenzione?La demenza è la patologia più frequente negli ultra65enni e in crescente aumento nella popolazione generale, tanto da essere definita “epidemia silente del terzo millennio” e identificata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità una priorità di salute pubblica.
Esistono diversi tipi di demenza in relazione alle strutture cerebrali colpite e alle manifestazioni cliniche associate; protagonista in assoluto è la Malattia di Alzheimer che rappresenta il 60-70% di tutte le demenze.
In Italia sono affette da demenze circa un milione di persone con lieve prevalenza nella donna rispetto all’uomo. Le donne del resto vivono più a lungo; inoltre una protratta carenza di estrogeni è stata identificata quale possibile fattore di rischio per la malattia in virtù del ruolo neuroprotettivo esercitato da questi ormoni sessuali che caratterizzano la stagione fertile della vita femminile.
Le stime prevedono che le dimensioni del fenomeno siano destinate a raddoppiare entro il 2050 per l’effetto combinato della maggiore aspettativa di vita – il nostro Paese è già oggi quello a più alto indice di vecchiaia in Europa dopo la Germania – e del miglioramento dello stato di salute della popolazione generale.
L’invecchiamento fisiologico porta inevitabilmente a un progressivo declino delle funzioni cerebrali. Già a partire dai trent’anni i neuroni, che sono le cellule del nostro cervello, cominciano a degenerare e si riducono le sinapsi, cioè le connessioni tra gli stessi neuroni ma l’indebolimento delle funzioni mentali si manifesta molto più in là negli anni, a partire dalla settima/ottava decade di vita e in modo più accentuato dopo la nona. È esperienza comune in queste fasce di età evidenziare un declino della memoria e una minor velocità di elaborazione delle informazioni. Si tratta di aspetti che spesso preoccupano ma che in realtà sono assolutamente fisiologici, espressione di un processo naturale, e compatibili con lo svolgimento delle comuni attività quotidiane. Nelle demenze, invece, il declino delle facoltà mentali è tale da inficiare l’autonomia della persona e da renderla bisognosa dell’assistenza da parte di terzi.
È possibile prevenire l’insorgere del declino cognitivo? Alcuni fattori di rischio del decadimento mentale, purtroppo, non sono modificabili: non si può influire sul principale fattore di rischio che è, appunto, l’invecchiamento o sulla predisposizione genetica. Abbiamo però la possibilità di preservare al meglio e nel lungo termine il nostro “patrimonio cerebrale” adottando sin dalla giovanissima età corretti stili di vita (controllo del peso corporeo, dieta bilanciata ricca di frutta, verdura e pesce, consumo moderato di alcol, igiene del sonno, esercizio fisico, astensione dal fumo e dal consumo di sostanze stupefacenti). La salute del nostro cervello è infatti indissolubilmente legata allo stato di salute generale.
Per contrastare il fisiologico invecchiamento delle strutture cerebrali, è fondamentale poi mantenere in allenamento il cervello attraverso diverse attività non solamente di tipo “intellettivo” (come la lettura, l’aggiornamento, la musica, la scrittura, i giochi ludolinguistici e matematici, gli hobbies) ma anche di tipo sociale. Adottare uno stile di vita particolarmente attivo e socialmente integrato, mantenendo vive le relazioni e gli affetti, aiuta a conservare nel tempo la “plasticità” cerebrale. Il nostro cervello non è una struttura rigida e immodificabile: gli stimoli ambientali sono determinanti nel continuare a modellarlo, creando nuovi “circuiti” attraverso la formazione di nuovi collegamenti intercellulari (la cosiddetta sinaptogenesi).
In particolare, sono sempre più numerose le evidenze scientifiche in merito al ruolo protettivo dell’esercizio fisico – anche moderato, purché regolare! – sul declino intellettivo nella popolazione anziana e sul rischio di demenza. Da un lato l’attività fisica ha noti effetti benefici sui principali fattori di rischio vascolare (ipertensione arteriosa, diabete, obesità, aumento del colesterolo HDL), prevenendo così l’insorgenza dei danni cerebrali che possono conseguirne. Dall’altro l’esercizio fisico stimola la proliferazione cellulare: recenti studi hanno documentato un aumento della vascolarizzazione e della perfusione cerebrale, un aumento di fattori importanti per la crescita e la sopravvivenza dei neuroni e una riduzione dei processi di neurodegenerazione e infiammazione.
Per approfondimenti, visita il sito di Onda
hwww.ondaosservatorio.it

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