Demenza: le parole contano

La Federazione Alzheimer sottolinea l’importanza dell’utilizzo delle parole giuste quando si parla di demenza: per questo è stata pubblicata la guida “Demenza: le parole contano” con l’obiettivo di educare la comunità ad una maggiore sensibilità verbale nei confronti delle persone che convivono con questo problema.

 

Le parole fanno la differenza

Quanto è importante rivolgersi con le parole giuste alle persone con demenza? La Federazione Alzheimer lo spiega nella guidaDemenza: le parole contano, preparata per chiunque desideri impegnarsi a scegliere con cura le parole da utilizzare in questi casi. L’obiettivo è quello di educare a un “uso appropriato, inclusivo e non stigmatizzante del linguaggio, che non ferisca chi vive ogni giorno a contatto con questa malattia”.

La prima regola fornita dalla Federazione è quella di considerare che si tratta innanzitutto di persone, alle quali è necessario rivolgersi con parole che mantengano la dignità dell’individuo: per esempio, i termini “persona con demenza”, “persona che convive con la demenza”, “persona con diagnosi di demenza” sono da preferire rispetto a “vittima” e “sofferente” che rappresentano un giudizio sulla loro condizione e alimentano il senso di isolamento dell’individuo.

 

Demenza: conoscerla per rispettarla

Quando si parla di questa patologia, non si intende un’unica e specifica malattia, ma un insieme di sintomi causati da una patologia del cervello: esistono diverse forme di demenza, ciascuna con la propria causa, per questo è preferibile parlare di “malattia di Alzheimer e altre forme di demenza”. Un’altra accortezza importante consiste nell’evitare l’utilizzo di termini imprecisi come l’ormai superato “demenza senile”, utilizzato quando si pensava erroneamente che la perdita di memoria o altri problemi cognitivi fossero parte del normale invecchiamento e non di specifiche patologie cerebrali.

Questa malattia – spiega la Federazione – “può compromettere la memoria, il linguaggio, il pensiero e in alcuni casi anche il comportamento e la capacità di agire nella vita quotidiana; può avere conseguenze sulla vita familiare, sociale e lavorativa della persona. Ciò significa che ogni malato, ogni familiare, ogni assistente può vivere un’esperienza differente. Ed è vero che solo una persona con demenza può comprendere realmente cosa significhi convivere con questa malattia, così come solo chi assiste (caregiver) conosce nel concreto cosa significhi aiutare ogni giorno. Per loro è opportuno e rispettoso utilizzare termini emotivamente neutrali, cancellando ‘carico’ o ‘peso’ che etichettano l’assistenza come estremamente difficile, nonostante sia certo importante raccontare e non dare per scontata la complessità della cura quotidiana”.

Dunque, l’utilizzo di un linguaggio corretto e rispettoso è fondamentale per poter aiutare, ascoltare, accogliere, comprendere e coinvolgere al meglio le persone con demenza e coloro che se ne prendono cura.

 

Visita il sito della Federazione Alzheimer » www.alzheimer.it

Per scaricare la guida “Demenza: le parole contano”,  clicca qui.

 

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