Diabete: sintomi e cure

Ne parliamo con la dottoressa Angela Girelli, Unità Operativa di Diabetologia per il Trattamento e l’E ducazione dei Diabetici A. O. Spedali Civili di Brescia.

 

Dottoressa Girelli, spieghiamo la “funzione” del pancreas e dell’insulina
Il glucosio è lo zucchero presente nel sangue e che tutte le cellule utilizzano come fonte di energia. L’insulina è una sostanza (ormone) che regola l’i ngresso del glucosio nelle cellule, ed è quindi indispensabile per il suo normale utilizzo come fonte di energia; viene prodotta in maniera molto precisa da una ghiandola che si trova dietro lo stomaco, il pancreas. Il risultato è che nella persona non diabetica la glicemia viene mantenuta sotto controllo e oscilla di poco; se, invece, questo meccanismo è alterato, il glucosio si accumula nel sangue e non può essere utilizzato dalle cellule. L’iperglicemia può danneggiare nel tempo molti tessuti e organi, provocando quelle che sono le complicanze del diabete.

Che cosa avviene quindi in caso di diabete e quali sono le suo complicazioni?
La malattia diabetica può essere considerata come un’alterazione metabolica che, se non corretta, porta a un danno vascolare; è fondamentale, pertanto, porre grande attenzione alla correzione degli altri fattori di rischio cardiovascolare. Ciò significa che, oltre al controllo della glicemia, obiettivi della cura sono:

  • avere un controllo ottimale della pressione arteriosa; (valori inferiori a 130/80mmHg);
  • controllare il livello di colesterolo e trigliceridi nel sangue (colesterolo LDL inferiore a 100mg/dl, trigliceridi inferiori a 150mg/dl);
  • abolizione del fumo;
  • correzione dell’obesità;
  • svolgere un’adeguata attività fisica.

Le complicazioni del diabete possono essere di due tipi:

  • Complicanze acute, che hanno un esordio rapido e richiedono un rapido intervento di correzione. Sono imputabili a livelli di glucosio nel sangue molto bassi (ipoglicemia) o molto elevati (iperglicemia), che possono portare addirittura al coma. Anche le infezioni possono essere delle complicanze acute del diabete scompensato.
  • Complicanze croniche, che insorgono lentamente nel corso degli anni. Dipendono dalla durata della malattia, dal tipo di diabete e dalla qualità del controllo: avere valori di glucosio ematico nei limiti riduce il rischio. Le maggiori complicanze che si possono sviluppare in presenza di diabete sono quelle legate alla compromissione dei vasi sanguigni, sia a carico dei grossi vasi che irrorano cuore, cervello e arti (macroangiopatia), sia a carico dei piccoli vasi che irrorano la retina dell’occhio e il rene (microangiopatia). Anche il sistema nervoso periferico può essere danneggiato dall’iperglicemia cronica (neuropatia) e comportare il rischio di lesioni agli arti inferiori (piede diabetico).

 

Diabete tipo 1: cosa significa?
L’insulina è prodotta da un tipo particolare di cellule del pancreas (chiamate cellule ß): nel diabete mellito tipo 1 (una volta definito anche giovanile o insulino-dipendente) il pancreas smette di produrre l’i nsulina a causa della distruzione delle cellule che producono questo ormone, il che si deve ricondurre al sistema immunitario. Per meccanismi ancora non del tutto chiariti, il sistema immunitario a volte “sbaglia” e rivolge l’a ggressione verso strutture del corpo: è questo il caso del diabete tipo 1, che quindi viene definito una malattia autoimmune. L’esordio clinico della malattia avviene, in genere, in maniera repentina con comparsa dei sintomi da iperglicemia grave (bisogno di bere e urinare molto, stanchezza, perdita di peso) quando si è realizzata distruzione dell’80-90% delle beta cellule.

E il diabete tipo 2?
Un tempo definito dell’adulto o dell’obeso o non insulino-dipendente, è la forma più comune di diabete e rappresenta circa il 90% dei casi. Colpisce oltre il 3% della popolazione nei Paesi occidentali, ma si calcola che un numero uguale di casi siano soggetti predisposti o intolleranti al glucosio, oppure già diabetici ma non a conoscenza di esserlo. Nel diabete mellito di tipo 2 l’iperglicemia è determinata da un difetto sia della funzione (soprattutto nelle fasi iniziali della malattia), che della produzione dell’insulina. In genere, la malattia si manifesta dopo i 30-40 anni e i fattori di rischio sono sia genetici (familiarità per diabete, l’appartenenza ad alcune etnie), ma sicuramente i fattori ambientali giocano un ruolo determinante. La forte predisposizione genetica alla malattia non è ancora chiarita e determinerebbe difetti tanto della secrezione che dell’azione insulinica: circa il 40% dei diabetici di tipo 2 ha parenti di primo grado (genitori, fratelli) affetti dalla stessa malattia, mentre nei gemelli monozigoti la concordanza della malattia si avvicina al 100%. D’altra parte, la sedentarietà, il sovrappeso o l’obesità franca sono presenti in oltre l‘80% dei diabetici al momento della prima diagnosi.

 

DIABETE GESTAZIONALE
“Questa condizione si verifica nel 4% circa delle gravidanze. La gravidanza è una condizione di profondi cambiamenti ormonali che possono interessare anche il metabolismo degli zuccheri. L’unità feto-placentare, soprattutto, può rappresentare una delle circostanze che possono far comparire il diabete in una donna predisposta. Le ultime linee-guida consigliano l’esecuzione del test di screening a tutte le gravide e questo comporta un notevole aumento del numero dei casi. E’ sempre consigliata una dieta di circa 1500-2000 calorie e l’autocontrollo glicemico a domicilio. La terapia con insulina è necessaria se, nonostante la dieta, la glicemia a digiuno supera i 100 mg/dl, o se la glicemia dopo circa un’ora e mezza dai pasti supera i 140 mg/dl.”

 

Diabete: alimentazione e prevenzione
In realtà le indicazioni sono le stesse che vengono date alla popolazione generale: i carboidrati devono fornire circa il 50% delle calorie totali: le proteine il 10-20%; i grassi non più del 30%; i grassi saturi, così come quelli polinsaturi, meno del 10%; l’assunzione di colesterolo deve essere inferiore a 300 mg al giorno.
La dieta nel diabete tipo 1 deve garantire un apporto energetico adeguato e i pazienti dovranno imparare a riconoscere i cibi che contengono carboidrati, a quantificarli, a praticare una dose di insulina in base al loro personale rapporto insulina carboidrati. Nella moderna terapia insulinica (definita “basal bolus”) è fondamentale che il paziente abbia la massima abilità nel gestire i cibi che contengono zuccheri non solo per praticare la corretta quantità di insulina ultrarapida al pasto, ma anche per gestire con precisione l’assunzione di zuccheri in relazione all’attività fisica, al trattamento o prevenzione dell’ipoglicemia. Questo senza dimenticare l’attenzione ad un’alimentazione comunque equilibrata anche per quanto riguarda i grassi e le proteine.

La dieta nel diabete di tipo 2 è fondamentale: basta infatti pensare che un calo ponderale pari al 10% del peso iniziale è sufficiente, nei diabetici obesi all’esordio, per normalizzare la glicemia, la pressione arteriosa e i lipidi.

 

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Angela Girelli

Unità Operativa di Diabetologia per il Trattamento e l’Educazione dei Diabetici A. O. Spedali Civili di Brescia.

 

A cura di: Minnie Luongo

 

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