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Pubblicato il 4 dicembre 2016

Disidrosi, cause e rimedi

Disidrosi, cause e rimediLa disidrosi è una fastidiosa problematica della pelle, difficile da prevenire ma curabile. Ne abbiamo parlato con il Professor Antonio Costanzo, Direttore dell’Unità di Dermatologia dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano (Milano).

Professor Costanzo, che cos’è e come si manifesta la disidrosi?
La disidrosi, chiamata anche eczema disidrosico, è una malattia infiammatoria della pelle non contagiosa e non grave, ma di sicuro fastidiosa, che si manifesta con la comparsa di gruppi di vescicole opache molto piccole (circa 1 mm di diametro) e vicine l’una all’altra, per lo più sul palmo delle mani e sui lati delle dita, e molto più di rado sulla pianta dei piedi. Queste bollicine, che sono piene di un liquido sieroso trasparente e, nei casi più gravi, possono confluire formando bolle più grandi, di norma permangono per circa 3-4 settimane, dopodiché si seccano e provocano una desquamazione e un distacco della pelle nei punti in cui si sono rotte, lasciando la cute sottostante arrossata e sensibile. Spesso questo sintomo è accompagnato da prurito intenso e dolore, oltre a rappresentare un problema estetico che può arrivare a creare difficoltà di relazione per chi ha un lavoro in cui si è a contatto con il pubblico. Nella maggior parte dei casi, per fortuna, la malattia, che colpisce in ugual misura uomini e donne ed è rara nei bambini, si manifesta sporadicamente; a volte, però, tendere a perdurare per molto tempo, anche diversi mesi, e a cronicizzarsi, se non trattata

Da che cosa è causata questa malattia?
Le cause precise sono ancora poco chiare, anche se si sa che nella sua insorgenza è coinvolto il sistema immunitario. Secondo alcuni potrebbe essere provocata da intolleranze alimentari ed essere associata alla dermatite atopica (un’altra malattia della pelle con sintomi simili) o ad altri fenomeni di natura allergica.
Secondo un’altra ipotesi è da ricollegare a un aumento della sudorazione, indotto di solito da stress o ansia, sebbene alcuni pazienti, durante il colloquio col medico, dichiarino di non essere affatto stressati. Quel che è certo è che la malattia è accompagnata da un’alterazione della barriera idrolipidica cutanea, per cui la pelle finisce per essere meno capace di fare da scudo alle sostanze con cui viene a contatto che potrebbero indurre infiammazione. È vero che la disidrosi è più frequente in estate, quando si suda di più, ma il ruolo dell’ipersudorazione sarebbe appunto quello di ridurre l’effetto barriera e abbassare le difese della pelle, permettendo ad alcune sostanze di provocare infiammazione e scatenare la malattia.

Esistono fattori di rischio?
Come per le cause, finora non sono stati individuati veri e propri fattori di rischio specifici, ma pare che i soggetti allergici, in particolare al nichel, ma non solo, siano più predisposti a sviluppare questa malattia, specie se da bambini hanno avuto la dermatite atopica, perché questi soggetti hanno già, di per sé, una barriera cutanea indebolita. Anche l’esposizione ad alcuni metalli, come nickel, cobalto e cromo, può favorire la comparsa della disidrosi. Un altro fattore chiamato in causa, quanto meno come fattore predisponente, è lo stress. Lo stress, infatti, fa rilasciare alle terminazioni nervose situate nello strato superficiale della pelle sostanze che facilitano l’insorgere dell’infiammazione nei punti in cui la barriera cutanea è meno forte. E in effetti si è osservato che, per chi soffre di disidrosi ricorrente, la malattia tende a ripresentarsi con maggiore frequenza nei momenti in cui si è più stressati.

È possibile prendere precauzioni per prevenire la disidrosi?
Dato che le cause specifiche della malattia sono sconosciute, è difficile fare prevenzione. A chi soffre di episodi ricorrenti di disidrosi si consiglia al massimo di cercare di tenere la pelle nelle zone coinvolte il più possibile idratata, proteggere le mani (e/o i piedi) dall’eccessiva umidità, eliminare le fonti di stress ed evitare il contatto con le sostanze irritanti o sensibilizzanti. Le persone che hanno un’allergia alimentare o di qualunque altro tipo – caso tipico è quello dell’allergia al nichel – dovrebbero, naturalmente, tenersi alla larga dal fattore allergizzante.

Quando è il caso di rivolgersi a un medico?
In tutti i casi in cui il problema non si risolve spontaneamente è opportuno consultare un dermatologo, che potrà fare una diagnosi precisa e prescrivere la terapia più appropriata. I sintomi della disidrosi, infatti, sono abbastanza aspecifici e potrebbero essere dovuti in realtà a un altro problema. Non ci sono esami specifici per identificare la malattia, ma il medico potrebbe prescrivere alcuni esami per escludere che quei sintomi siano dovuti, appunto, ad altri disturbi: per esempio, test allergologici, quando vi è il dubbio che l’eczema sia dovuto a una reazione allergica, oppure analisi di un campione di pelle, per verificare che eventuali vescicole sui piedi non siano in realtà provocate da funghi, come accade nel caso del piede d’atleta.

Quali sono i rimedi e le cure per affrontare la disidrosi?
Quando le vescicole e l’infiammazione persistono per qualche mese occorre intervenire con una terapia, che andrà scelta e graduata in base alla gravità. Se la malattia non viene trattata, infatti, possono svilupparsi complicazioni locali, come un’infiammazione cronica delle mani che può aumentare il rischio di infezioni batteriche sulla zona colpita, specie quando questa viene grattata ripetutamente per via del prurito intenso. Nella maggior parte dei casi, data la natura infiammatoria della malattia, si prescrivono in prima battuta pomate a base di farmaci antinfiammatori, tipicamente cortisonici, che sono molto efficaci, ma possono essere utilizzati solo per brevi periodi (idealmente non più di una settimana). Quando i sintomi si sono attenuati, si può passare a pomate a base di ossido di zinco o a creme-barriera con forte potere idratante, ma meno potenti e aggressive rispetto al cortisone; in questa fase, anche i rimedi naturali possono avere una loro utilità: buone le creme a base di amamelide, che accelera la guarigione, e i gel o gli unguenti a base di aloe, che funziona abbastanza bene perché è un antinfiammatorio naturale. Solo nei casi più gravi e resistenti a cortisonici, o quando questi ultimi sono controindicati, si può ricorrere a farmaci immunosoppressori come la ciclosporina o il tacrolimus. Questi prodotti, tuttavia, vanno usati con cautela e solo in casi estremi, perché abbassano le difese immunitarie e hanno quindi l’handicap di aumentare il rischio di infezioni.

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