Dislipidemia, questa sconosciuta

Dislipidemia, questa sconosciutaLeggendo i risultati di un esame del sangue di routine, il vostro medico storce il naso e annuncia il verdetto: avete una dislipidemia. Ma di cosa si tratta esattamente? È il caso di preoccuparsi? Cosa bisogna fare per ‘tornare in riga’? Lo abbiamo chiesto alla dottoressa Patrizia Gatti, specialista in Scienza dell’Alimentazione e Biochimica Clinica.

 

Che cos’è una dislipidemia
Dislipidemia è un termine di per sé un po’ generico che indica un’alterazione di uno o più componenti del profilo lipidico, cioè della quantità di uno o più tipi di grassi (lipidi) circolanti nel sangue: il colesterolo – suddiviso in colesterolo totale, colesterolo HDL, cioè il cosiddetto colesterolo ‘buono’, e colesterolo LDL, o colesterolo ‘cattivo’ – e i trigliceridi” spiega la dottoressa Gatti. Il colesterolo è un grasso che in parte deriva dall’alimentazione e in parte viene prodotto dall’organismo, principalmente nel fegato. Questa sostanza ha diverse funzioni biologiche importanti (è un componente chiave delle membrane cellulari ed è il precursore degli ormoni sessuali, sia maschili che femminili) e viene trasportato nel sangue legato alle lipoproteine, suddivise in base alla loro densità in HDL (lipoproteine ad alta densità, dall’inglese “High DensityLipoproteins”) e LDL (lipoproteine a bassa densità, dall’inglese “Low Density Lipoproteins”).
Quando il colesterolo nel sangue è in eccesso (ipercolesterolemia), specie quello legato alle LDL(col-LDL) , tende ad accumularsi sulle pareti dei vasi sanguigni formando placche gialle (ateromi) che ne riducono l’elasticità, determinando l’aterosclerosi.

Anche i trigliceridi sono grassi circolanti nel sangue. Normalmente vengono depositati nel tessuto adiposo dove costituiscono la principale riserva di energia. Anche i trigliceridi, tuttavia, se presenti in quantità troppo alte in circolo, e aggiunti al colesterolo in eccesso, contribuiscono alla formazione delle placche aterosclerotiche.

 

Le possibili conseguenze
“A preoccupare non sono tanto i valori in sé di colesterolo e trigliceridi nel sangue, quanto i rischi a lungo termine di possibili complicazioni dell’aterosclerosi, soprattutto cardiovascolari” avverte Gatti. “Una dislipidemia, di per sé, infatti non dà sintomi. Tuttavia, in sua presenza, le placche aterosclerotiche possono ingrossarsi fino a provocare l’ostruzione completa di un vaso sanguigno. E allora sono guai”. Quando l’aterosclerosi colpisce le arterie coronarie (quelle che irrorano il cuore) aumenta il rischio di infarto, se si localizza in un’arteria che porta sangue al cervello può causare un ictus cerebrale, mentre se interessa il circolo arterioso periferico può provocare una trombosi. In condizioni normali, il colesterolo HDL contribuisce a mantenere l’equilibrio dei livelli di colesterolo del sangue, catturando il colesterolo in eccesso e trasferendolo in altri distretti dove può essere metabolizzato (per esempio nel fegato). Nelle persone sane, il rapporto LDL/HDL deve avere un valore preciso e in genere il colesterolo HDL non deve essere inferiore al 30% del colesterolo totale (col-LDL + col-HDL). Se è più basso, si ha uno scompenso che può avere conseguenze molto gravi.

 

Quali sono le cause
Le dislipidemie possono essere congenite o acquisite. Nel primo caso si tratta di malattie ereditarie dovute ad alterazioni dei geni che regolano il metabolismo delle lipoproteine. Ne esistono di diversi tipi e sono piuttosto frequenti. Si calcola che nella popolazione generale ne soffra circa una persona su 10. Le dislipidemie acquisite, invece, possono essere la conseguenza di altre patologie (per esempio, diabete e obesità), ma, più spesso, sono il risultato di una dieta scorretta (troppo ricca di grassi e/o ipercalorica). Quale che sia la causa, valori sballati di colesterolo e/o trigliceridi nel sangue (vedi box) rientrano a pieno titolo tra i più importanti fattori di rischio cardiovascolare, rischio che è ulteriormente amplificato se ad essi si associano ad altre condizioni di rischio, come la pressione alta, il diabete o il fumo.

 

Come si cura
Se un esame del sangue rivela una dislipidemia, quindi, bisogna correre ai ripari. Ma come? Per correggere l’alterazione sono disponibili molti farmaci efficaci (ipolipemizzanti), come le statine, che bloccano la produzione del colesterolo da parte del fegato, l’ezetimibe, che contrasta l’assorbimento di colesterolo dall’intestino, le resine che legano gli acidi biliari (resine che favoriscono il calo del colesterolo favorendo l’eliminazione degli acidi biliari) e i fibrati. “Tuttavia” sottolinea Gatti “i farmaci devono essere sempre prescritti dal medico e vanno riservati per lo più a chi ha un rischio cardiovascolare particolarmente alto.”

“Si possono poi considerare anche gli integratori per il trattamento precoce delle dislipidemie, integratori quali gli acidi grassi omega-3, che hanno attività antiaterosclerotica e favoriscono la formazione di colesterolo HDL, gli steroli vegetali, che competono con il colesterolo per l’assorbimento intestinale ed integratori a base di riso rosso e berberina che funzionano mimando l’attività delle statine ed aumentando la captazione del colesterolo dal sangue. Questi ultimi, di comprovata efficacia clinica, sono considerati dalle ultime Linee Guida europee come il trattamento di partenza insieme al cambiamento dello stile di vita e una dieta sana e variata. Una dislipidemia va sempre contrastata in primis attraverso uno stile di vita corretto: dieta adeguata, niente fumo e bando alla sedentarietà”. Il tipo di attività fisica e la sua frequenza devono essere adeguati all’età, all’allenamento e allo stato di salute generale della persona. Per quanto riguarda l’alimentazione, è indispensabile che sia varia ed equilibrata, ricca di verdure, frutta, carni magre e alcuni tipi di pesce (per esempio, pesce azzurro), e povera di grassi di origine animale, latticini e condimenti (vedi box). “La dieta deve essere sempre personalizzata e per questo è importante rivolgersi a un medico dietologo o a un biologo nutrizionista” avverte la dietologa. “Solo se la dieta e l’esercizio fisico non bastano a raggiungere i valori giusti di colesterolo e trigliceridi nel sangue bisogna ricorrere agli integratori od ai farmaci. In ogni caso, va sempre chiesto il consiglio del proprio medico, ricordando che un ipolipemizzante va sempre abbinato al regime dietetico e non deve mai essere considerato un sostituto di un’alimentazione corretta”.

 

OCCHIO AGLI ESAMI DEL SANGUE
Gli esami del sangue andrebbero fatti una volta all’anno. Nel nostro box trovate i valori di riferimento dei diversi componenti del profilo lipidico.

Valore desiderabile Livello di guardia Valore a rischio
Colesterolo totale sotto i 200 mg/dl tra 200 e 240 mg/dl oltre i 240 mg/dl
Colesterolo HDL uomini: oltre i 40 mg/dl
donne: oltre i 45 mg/dl
uomini: tra 40 e 35 mg/dl
donne: tra 45 e 40 mg/dl
uomini: sotto i 35 mg/dl
donne: sotto i 40 mg/dl
Colesterolo LDL sotto i 130 mg/dl tra 130 e 160 mg/dl oltre i 160 mg/dl
Trigliceridi sotto i 200 mg/dl tra 200 e 400 mg/dl oltre i 400 mg/dl

 

I CONSIGLI DELLO SPECIALISTA SULL’ALIMENTAZIONE PER CHI HA UNA DISLIPIDEMIA
ALIMENTI SI’

  • carni bianche (vitello, pollo, tacchino, faraona, coniglio, agnello); evitare le parti grasse o con pelle;
  • carne rossa magra (meno di una volta alla settimana);
  • tutti i tipi di pesce bianco ( per esempio, sogliola, orata, branzino), almeno 3 volte alla settimana;
  • latte scremato e yogurt magri, 1 porzione al giorno;
  • formaggi magri (per esempio, ricotta, fiocchi di latte), non più di 1 volta alla settimana, come secondo;
  • pane, grissini, cracker, fette biscottate, pasta, riso cereali, meglio integrali, a ogni pasto;
  • verdure e frutta, 3/4 porzioni al giorno;
  • legumi, 1 porzione al giorno;
  • uova, non più di 2 alla settimana, come secondo;
  • olio extravergine di oliva (circa 3/4 cucchiai al giorno, da utilizzare a crudo), olio di soia, girasole e mais.

ALIMENTI PERMESSI, MA CON MODERAZIONE

  • vino rosso (mezzo bicchiere ai pasti principali);
  • carne di bovino adulto (purché magro), wurstel, coscia di faraona, trippa di bovino;
  • prosciutto crudo (solo la parte magra), non più di una volta alla settimana;
  • capitone, anguilla, molluschi, aragosta e crostacei;
  • latte parzialmente scremato;
  • formaggi medi (per esempio, mozzarella, robiola, feta);
  • aragosta e scampi.

ALIMENTI NO

  • birra, liquori, grappe, cocktail o aperitivi alcolici;
  • bibite gassate dolcificate;
  • succhi di frutta (limitare anche quelli senza zucchero aggiunto);
  • dolci (gelati, sorbetti, caramelle, cioccolato, zucchero, miele, marmellate);
  • cornflakes zuccherati;
  • frattaglie, insaccati, parti grasse delle carni, hamburger;
  • ostriche, capesante, cozze;
  • paté di fegato;
  • latte intero o condensato, panna, yogurt intero;
  • formaggi grassi e altri formaggi oltre le frequenze consigliate (non più di 1 volta alla settimana, come secondo);
  • gamberoni, gamberi e calamari;
  • salse e intingoli troppo salati, sughi soffritti;
  • condimenti da grassi animali: burro, lardo, strutto, maionese, panna, mascarpone;
  • olio di arachidi.

E inoltre…

  • bere almeno 8 bicchieri di acqua al giorno;
  • moderare il consumo del sale da cucina.
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