Distacco della retina: sintomi e cure

Distacco della retina: sintomi e cureFlash di luce e “mosche volanti” che compaiono all’improvviso nel campo visivo. Tecnicamente si chiamano fotopsie le prime, e miodesopsie le seconde. E se è vero che sporadicamente possono essere presenti anche in assenza di disturbi specifici, sono considerati i principali campanelli d’allarme di un problema grave. Il distacco della retina. Ovvero della separazione della retina dalla coroide, che è il tessuto epiteliale pigmentato sottostante.
La retina, per riassumere, è lo strato di tessuto nervoso sottilissimo attraverso il quale avviene la messa a fuoco delle immagini: la luce arriva infatti dall’esterno attraverso la cornea e il cristallino, e qui viene trasformata in impulsi elettrici, che dal nervo ottico giungono al cervello e vengono tradotti nelle immagini che “vediamo”. Quando si verifica un distacco, la neuroretina non aderisce più allo strato di epitelio attraverso cui passa il nutrimento dal tessuto vascolare, la coroide. Va precisato a questo punto che l’aderenza retinica non è dovuta ad alcun collante, ma a un meccanismo per così dire di “aspirazione” da parte dell’epitelio. La comparsa della cosiddetta tenda scura, ossia di una zona d’ombra all’interno del campo visivo, diventa allora la manifestazione tangibile del distacco di una porzione di tessuto nervoso, che può mantenersi circoscritto oppure estendersi, interessando porzioni sempre più vaste. Anche la velocità è variabile: si può assistere, nei casi più gravi, a uno scollamento totale nel giro di poche ore, o a un’autolimitazione spontanea. Per limitare l’estendersi del problema, tanto per cominciare è essenziale che si intervenga alla comparsa dei primi sintomi, e che in attesa di intervenire venga osservato il più assoluto riposo.
Ma perché si verifica un fenomeno come il distacco? Tra i fattori predisponenti che sono stati individuati, alcuni vengono definiti “locali”. Hanno cioè cause che vanno cercate all’interno dell’occhio stesso. Vi sono per esempio le cosiddette aree degenerative periferiche, ovvero delle zone di retina in cui si manifesta senza apparente ragione un’anomalia localizzata. Ma anche una forte miopia, caratterizzata da una morfologia allungata del bulbo oculare, si accompagna a condizioni predisponenti come una maggiore probabilità di aree degenerative, una retina meno spessa e delle alterazioni del vitreo (la sostanza gelatinosa contenuta nella cavità interna dell’occhio). E ancora: l’intervento di cataratta aumenta in modo significativo il ranking di incidenza del distacco, così come eventuali traumi sia diretti che indiretti. Infine, condizioni ambientali di intenso caldo favoriscono la disidratazione e quindi il distacco del vitreo dalla retina.
La rottura retinica. Precursore del distacco della retina è la sua rottura, quasi sempre causata dal distacco del vitreo. È importante sottolineare che la rottura non coincide con il distacco stesso, ma ne è di fatto il viatico. Non esiste nemmeno un unico tipo di rottura: in base alla conformazione, alla localizzazione e alla grandezza si può parlare per esempio di foro retinico, rottura a ferro di cavallo o lacerazione gigante, quando sono interessati settori ampi della retina stessa. Importantissimo diventa a questo punto intervenire al primo manifestarsi dei sintomi già citati, perché se la rottura non è accompagnata dal distacco può essere risolta con un intervento ambulatoriale. Il laser, in questo caso, può evitare la necessità di un’operazione chirurgica. Attorno alla rottura viene infatti creata una vera e propria barriera, costituita da un “cordone sanitario” di ustioni infinitesimali, che nel giro di qualche giorno cicatrizzano e contengono la parte lesionata.
Dalla rottura al distacco. Questo si rende necessario perché , quando nella retina sono presenti una o più rotture non tempestivamente affrontate, il liquido vitreale penetra al di sotto della retina e ne provoca lo scollamento. Nel caso questo non dovesse poi restare circoscritto, ma arrivasse a coinvolgere la macula (cioè la zona centrale di retina, più fitta di fotorecettori), alla presenza della tenda scura si sommerebbe un repentino calo della vista. Come si diceva inizialmente, la velocità di progressione dipende dai singoli casi, ma è fondamentale il riposo immediato, dalla percezione del distacco fino all’intervento che va eseguito con tutta la possibile urgenza. In caso di distacco, infatti, il ricorso alla chirurgia non è generalmente evitabile, a meno che non si tratti di una separazione iniziale e periferica o di un “distacco essudativo” dovuto a patologie sulle quali, nel caso specifico, bisognerà intervenire. Quanto al tipo di intervento, esso verrà valutato caso per caso. Solitamente si ricorre al cerchiaggio e/o piombaggio sclerale, alla vitrectomia o alla retinopessia pneumatica. Si tratta comunque di operazioni da eseguire in anestesia totale, generalmente con ricovero di un paio di giorni e successivo bendaggio. Il successo supera il 90% dei casi, anche se non è del tutto eccezionale che si debba ricorrere a un secondo intervento, per rimediare a un eccessivo processo di cicatrizzazione messo in atto dall’occhio, noto come proliferazione vitreo-retinica.
Prevenzione. Il passaggio fondamentale, in termini di prevenzione, è naturalmente il controllo immediato nel caso compaiano dei sintomi specifici. Ed è invece tassativo che sia predisposto a priori un piano di visite periodiche qualora esistano fattori predisponenti, familiarità nota o precedenti distacchi. L’educazione al riconoscimento dei possibili segnali resta in ogni caso importantissima, così come il trattamento tempestivo nel caso di rotture non ancora accompagnate da distacco.

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