Dolore cronico: quando la malattia è dolore

Dolore cronico: quando la malattia è il dolore Il dolore si compone di una parte percettiva (o neurologica), deputata alla ricezione e al trasporto dello stimolo lesivo – o potenzialmente tale – dalla periferia al cervello e da una parte esperienziale (o psichica), responsabile della “elaborazione critica” dell’impulso doloroso. L’esperienza del dolore è pertanto soggettiva, influenzata da variabili affettive e psico-cognitive, da vissuti personali e da fattori socio-culturali.

 

Il dolore, sintomo presente in modo trasversale in moltissime patologie, costituisce un importante sistema di difesa, che ha la funzione di allertare e proteggere l’organismo. In alcuni casi può, però, verificarsi un’alterazione delle strutture nervose deputate alla sua conduzione, modulazione ed elaborazione che determina l’instaurarsi di un sistema di auto-mantenimento/rafforzamento della sensazione dolorosa, indipendente dalla causa che l’ha generato; il dolore perde così il suo significato iniziale, diventando a sua volta una vera e propria malattia.

 

Il dolore può, dunque, essere distinto in due categorie in relazione alla sua funzione primaria, che è di avvertimento e difesa: il dolore ‘utile’, anche detto fisiologico, che è momentaneo e transitorio (acuto) e rappresenta la reazione dell’organismo a un evento negativo lesivo della sua integrità, o potenzialmente tale; in tal caso, il dolore è un prezioso alleato, anche perché in molti casi la corretta lettura delle sue caratteristiche (tipologia, andamento nel tempo, sede, irradiazione …) conduce al corretto inquadramento diagnostico della problematica.
Il dolore ‘inutile’ o patologico è, invece, continuo e perdurante nel tempo (cronico), non svolge alcuna funzione ed è addirittura dannoso, poiché provoca gravi conseguenze non solo fisiche, ma anche emotive, psicologiche e sociali, che inficiano pesantemente la qualità della vita.

 

Il dolore al femminile

Dalla lettura dei dati epidemiologici emerge che molte delle patologie responsabili di dolore cronico tendono ad avere incidenza maggiore nella popolazione femminile. Tra le cause più comuni di dolore cronico declinato al femminile, si annoverano lombalgie, cefalee ed emicranie, artrosi, artrite reumatoide, fibromialgia, osteoporosi, dolore oncologico e neuropatico; a queste patologie se ne aggiungono alcune specifiche delle donne come il dolore pelvico cronico, la dismenorrea e l’endometriosi sintomatica.

 

Le donne presentano una maggior sensibilità al dolore su entrambi i piani, sensitivo ed emotivo. Gli estrogeni, infatti, influenzano l’attività del sistema nervoso, rendendolo più sensibile e reattivo agli stimoli in generale, dunque anche a quelli dolorosi. Sul piano emotivo, la donna ha un rapporto molto più stretto e intimo con il dolore, poiché è spesso chiamata a occuparsi e a farsi carico della sofferenza altrui, diventando così particolarmente empatica e sensibile al fenomeno.

 

Quando il dolore cronico diventa un inseparabile compagno di viaggio, che coinvolge la persona in tutti i suoi aspetti, conducendo a invalidità, modificazioni del comportamento e affettive, compromissione della qualità di vita e della performance lavorativa, è definito “dolore globale”. In tal caso non è sufficiente un approccio limitato alla terapia farmacologica, ma si rende necessario un intervento multidisciplinare, che collochi al centro il paziente, le sue sofferenze, i suoi bisogni e le sue aspettative. Per questo è necessario rivolgersi a strutture specializzate, gestite da équipe composte da diverse e specifiche figure professionali, in grado di cogliere tutti gli aspetti che la complessità di questa patologia tende a generare.

Nell’ambito del dolore cronico, in Italia è vigente dal 2010 una legge ad hoc (L. 15 marzo 2010, n. 38) che tutela il diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore.

 

Per approfondimenti consulta il sito di O.N.Da – www.ondaosservatorio.it/focus-onda/dolore-cronico/donne-e-dolore

 

 

References

15 marzo 2010, n. 38 – “Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 65 del 19 marzo 2010

 

 

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