Dolore cronico: una patologia da non sottovalutare

Dolore cronico: una patologia da non sottovalutareIl dolore cronico è una patologia invalidante che interessa circa il 20-25% degli italiani, raggiungendo addirittura il 60% nella fascia di popolazione sopra i 65 anni. È correlata a diverse patologie e viene spesso sottovalutata dai pazienti, che necessitano, invece, di essere seguiti da un team multidisciplinare e interdisciplinare.

 

Il dolore cronico

Il dolore cronico è una patologia complessa e invalidante che può essere scaturita da fattori differenti ed è correlata a diverse patologie soprattutto oncologiche, neurologiche, reumatiche o muscolo-scheletriche.

Come specifica il Dr. Marco Lacerenza, neurologo esperto in neurofisiologia e terapia del dolore in Humanitas San Pio X, “per dolore cronico si intende un dolore che dura da più di tre mesi mentre nel passato si parlava di oltre sei mesi”.

Si tratta, dunque, di un dolore duraturo nel tempo, che per la sua natura profondamente soggettiva, fatta di componenti sensoriali ed emotive, viene spesso sottovalutato sia dai pazienti che dagli operatori sanitari.

 

Le diverse tipologie di dolore

“Esistono due categorie importanti di dolore cronico”, continua l’esperto, “il dolore nocicettivo e il dolore neuropatico. In quest’ultimo, ci troviamo di fronte ad una lesione o malattia che colpisce il sistema nervoso ed in particolare il sistema somatosensoriale. Esempi di dolore neuropatico sono la sciatica, la neuropatia diabetica dolorosa, la nevralgia posterpetica. Questo tipo di dolore, per sua intrinseca alterazione della via nervosa somatosensoriale, è un dolore che tende a cronicizzarsi.”

I pazienti con dolore neuropatico o nocicettivo cronico sono spesso interessati da stati di malessere psico-fisico, quali depressione e ansia. Pertanto, questi soggetti vanno sempre seguiti anche dal punto di vista psicologico perché il dolore cronico può modificare la percezione della vita, la capacità di utilizzare le proprie risorse rendendo difficile l’affrontare la quotidianità e determinando una riduzione importante della qualità di vita”, puntualizza il Dr. Lacerenza.

Per questo motivo, “è fondamentale che questi pazienti vengano seguiti da un team multidisciplinare e interdisciplinare. A seconda della patologia, oltre ai terapisti del dolore, devono entrare in gioco fisioterapisti, fisiatri, psicologi, neurologi o altri specialisti, per costruire la strategia terapeutica più utile per il singolo paziente, al fine di realizzare una vera e propria rete orientata al sostegno e alla riabilitazione di questi soggetti”.

 

Il dolore cronico in Europa

Secondo un recente studio dal titolo “Prioritizing Pain: An analysis of the policy environment affecting patients suffering from chronic pain across Europe”, circa 100 milioni di persone in Europa soffrono di dolore cronico, ma l’attenzione delle autorità politiche verso questo problema è ancora troppo scarsa.

Nello specifico, lo studio ha preso in considerazione 7 paesi europei, quali Italia, Francia, Germania, Spagna, Polonia, Svezia e Gran Bretagna, e in tutti sono emerse difficoltà nella programmazione e gestione del dolore cronico. Nonostante esistano delle linee guida cliniche per la diagnosi, il trattamento e la gestione di questa condizione, l’applicazione delle stesse è spesso limitata e molti paesi segnalano ritardi sia nella diagnosi che nella gestione e trattamento.

 

Dolore cronico: la situazione in Italia

In Italia si stima che il dolore cronico interessi circa il 20-25% della popolazione, con un picco che raggiunge il 60% se si considera la fascia di età sopra i 65 anni.

Molte patologie dolorose sono prevalenti nella popolazione femminile, prima fra tutte l’emicrania: “questa forma di cefalea colpisce circa il 14% degli italiani, e il rapporto maschi-femmine di uno a tre rende bene la dimensione del problema. Altre condizioni che riguardano la sfera squisitamente femminile sono la fibromialgia, l’artrite reumatoide, il dolore pelvico cronico o l’endometriosi”, sottolinea il Dr. Lacerenza.

Il nostro paese è uno dei pochi al mondo ad avere una legge a tutela del dolore cronico: si tratta della legge 38/2010, che con la sua approvazione, nel 2010, ha sancito il diritto all’accesso alle cure palliative, alla terapia del dolore e per l’età pediatrica con la possibilità di cure a domicilio, nonché la rilevazione del dolore all’interno della cartella clinica, con valutazione del grado e tipo di dolore e prescrizione delle terapie farmacologiche da seguire per alleviare il dolore.

Purtroppo, l’applicazione della legge 38/2010 è frammentaria, a causa della scarsa conoscenza dei pazienti e degli esperti: da un lato, chi soffre di dolore cronico spesso non sa che esiste una legge che lo tutela, dall’altra i clinici spesso non sono correttamente aggiornati.

È necessaria, quindi, una continua formazione del professionista e una maggiore diffusione di informazioni sul tema del dolore cronico, al fine di rendere ottimale la gestione di questa condizione a volte estremamente dolorosa che interferisce negativamente con la qualità della vita di chi ne soffre.

 

 

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Reference

Thomas Toelle, Craig Beck, et al – Prioritizing Pain: An analysis of the policy environment affecting patients suffering from chronic pain across Europe. Morressier, August 27, 2019

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