Donne, prendetevi cura del vostro cuore!

Donne, prendetevi cura del vostro cuore!

Le malattie cardiovascolari, in particolare quelle su base aterosclerotica, rappresentavano fino ad alcuni decenni fa patologie più tipicamente riferibili al sesso maschile. Nel mondo occidentale però, i mutamenti sociali, l’emancipazione femminile e il cambiamento degli stili di vita hanno fatto sì che ai giorni nostri l’ipertensione arteriosa, la cardiopatia coronarica, le arteriopatie periferiche e lo scompenso cardiaco costituiscano ormai anche per le donne un pesante tributo alla modernizzazione, al benessere, all’acquisizione di un ruolo di primo piano in ambito lavorativo, politico e sociale. Inoltre, dopo la menopausa, viene meno l’ombrello protettivo degli estrogeni e le donne sono esposte ad un maggior rischio cardiovascolare. È bene che tutte lo sappiano e che conducano uno stile di vita adeguato già prima della menopausa.

 

Da un’indagine indagine conoscitiva svolta da Onda su “Il rapporto tra le donne italiane e la propria salute” e ribadito da tutti gli Esperti al 2° Congresso Nazionale Onda (Milano, 19-20 settembre 2018), i tumori risultano la principale fonte di preoccupazione per sé e per i propri cari. Eppure la prima causa di morte per le donne, ancora prima del tumore al seno, sono le malattie cardiovascolari. Un fatto che molte donne ancora oggi ignorano, considerandole erroneamente appannaggio del genere maschile.

 

La protezione estrogenica nell’età fertile
Le donne hanno il vantaggio indiscusso di essere protette nell’arco della vita fertile dallo “scudo estrogenico”: diversi studi hanno dimostrano che gli estrogeni, gli ormoni sessuali femminili, interferiscono con i processi di infiammazione e con la conseguente formazione di placche nei vasi sanguigni (ateroma). La caduta dei livelli ormonali, che caratterizza la menopausa, espone invece a un importante incremento del rischio cardiovascolare, amplificato dall’eventuale presenza concomitante di patologie/fattori di rischio assai frequenti in questa fase della vita femminile come sovrappeso, diabete, ipertensione arteriosa e dislipidemie.
Le malattie cardiovascolari sono state le prime patologie oggetto di studio nell’ambito della Medicina di genere. Nel 1991 una cardiologa americana, la prima a diventare Direttrice dell’Istituto Nazionale della Salute degli Stati Uniti (National Healthcare Institute, NHI), descrisse la cosiddetta Sindrome di Yentl, evidenziando in un famoso editoriale sul New England Journal of Medicine, ormai considerato la pietra miliare nella storia della Medicina di genere, la discriminazione che aveva constatato nell’Istituto di Cardiologia che dirigeva: le donne erano meno ospedalizzate, meno sottoposte a indagini diagnostiche, a interventi e a terapie rispetto agli uomini, oltre ad essere scarsamente rappresentate nelle sperimentazioni cliniche.

 

L’American Heart Association ha pubblicato sulla rivista Circulation nel gennaio 2016 il primo statement scientifico dedicato all’infarto nelle donne che ne analizza le differenze tra i due sessi in termini di fattori di rischio, sintomatologia, risposta terapeutica e prognosi, evidenziando le disparità di trattamento che portano le donne ad avere esiti peggiori.
Per quanto riguarda i fattori di rischio, quelli per cardiopatia ischemica hanno un impatto diverso, in termini di gravità, nei due sessi. L’ipertensione arteriosa, ad esempio, risulta nelle donne più fortemente associata all’infarto, mentre una giovane donne con diabete ha un rischio cardio-vascolare 4-5 volte maggiore rispetto ad un giovane uomo diabetico.
Le donne hanno una prognosi peggiore rispetto agli uomini. Anzitutto perché risultano sotto diagnosticate: le donne, oltre ad avere un’errata percezione del rischio clinico, tendono ad avere con maggior frequenza sintomi “atipici”, quali dispnea, nausea e vomito, dolore al dorso o alla mandibola, di difficile inquadramento diagnostico per gli stessi clinici, comportando così un intervento terapeutico meno tempestivo ed “aggressivo”.
Le donne tendono ad avere maggiori complicanze quando sottoposte a interventi di riperfusione coronarica, perché i loro vasi arteriosi sono in genere più piccoli; inoltre sono frequentemente in età più avanzata al momento dell’intervento e tendono ad avere tassi più elevati di fattori di rischio: rispetto agli uomini, soffrono più spesso di diabete (30% vs 14%) e di ipertensione arteriosa (70% delle donne >75 anni vs il 30% degli uomini>75 anni).

 

Le terapie consigliate nelle linee guida sono costantemente sottoutilizzate nelle donne con conseguenti esiti clinici peggiori. Inoltre i programmi di riabilitazione cardiaca sono prescritti con minor frequenza nelle donne e, anche quando effettuati, vengono portati a termine meno frequentemente.
Ancora oggi le donne sono costantemente sottorappresentate nei protocolli di ricerca e nei trials clinici, arrivando a costituire generalmente non più del 20% del campione, quando invece dai registri e dagli studi longitudinali risultano essere il 40-50% di tutti i pazienti con malattie cardio-vascolari.

 

Cruciale è il ruolo della prevenzione
Adottare uno stile di vita sano e dinamico rappresenta il miglior modo per prevenire le malattie cardiovascolari. I nemici del cuore e della salute generale? Scorretta alimentazione, eccessivo consumo di sale da tavola, sedentarismo, alcol e fumo.
Parametri che devono essere regolarmente monitorati e nel tempo e mantenuti entro i valori di normalità sono peso corporeo, pressione arteriosa, glicemia e profilo lipidico (soprattutto colesterolo e trigliceridi).

 

Reference

Onda Osservatorio Nazionale salute della Donna »

 

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