È allarme Energy Drinks fra gli adolescenti

Non è un luogo comune ciò che si sente ripetere spesso: fare i genitori è uno dei mestieri più difficili del mondo. E oggi lo è forse ancora di più. Alle tante preoccupazioni “storiche” a carico delle mamme e dei papà dei ragazzi, da qualche anno se ne sta aggiungendo una nuova: l’allarme energy drinks. Approfondiamo l’argomento con il dottor Piercarlo Salari, pediatra di consultorio a Milano.

Allarme energy drinks - esseredonnaonlineEnergy drinks e soft drinks: qual è la differenza? Si può dire che siano due facce della stessa medaglia? Questi due inglesismi sono molto impiegati oggi, tanto che fanno ormai parte del lessico corrente. I “soft drink” sono le comuni bibite dolci ed eventualmente gassate; gli “energy drink”, come suggerisce il termine, sono bevande finalizzate a dare carica, sensazione di forza, instancabilità e potenza. Le prime sono entrate ormai da decenni nell’uso familiare, così  che sembra ormai scontato dimostrarne un’assunzione eccessiva da parte dei bambini sovrappeso e obesi. Gli energy drink si sono affacciati in tempi più recenti, ma hanno fatto presa rapidamente grazie a politiche commerciali e pubblicitarie aggressive: contengono sostanze stimolanti quali caffeina, taurina, guaranà, ginseng e niacina. In effetti, questa moda trae spunto proprio dal mondo dello sport, in cui da sempre la ricerca della forma fisica attraverso integratori e sostanze naturali è un obiettivo perseguito sin dai ragazzi alle prime armi, che mirano a raggiungere proprie mete, se non a diventare veri atleti professionisti. Soft ed energy drink, dunque, si declinano in due fenomeni paralleli e non complementari, che devono essere ulteriormente distinti dall’abuso di bevande alcoliche, che è una terza problematica. Va poi sottolineato che la normativa italiana è più rigorosa sul contenuto di caffeina, dato che in una lattina da 250 ml non si devono superare gli 80 mg, pari a una tazzina di caffè.

In Italia è davvero allarmante l’utilizzo di energy drink da parte dei giovanissimi? Il Dipartimento per le politiche antidroga (Dpa) della Presidenza del Consiglio dei ministri e varie istituzioni e società scientifiche da tempo si sforzano di richiamare l’attenzione su questo fenomeno, che nei ragazzi sembra aumentare a dismisura nella stagione estiva, quando più forte è l’esigenza di bere, e maggiore è la sensazione di spossatezza. La vera preoccupazione, a monte di tutto, riguarda però la mancanza di conoscenza degli effetti: gli energy drink sono, infatti, ancor più facilmente reperibili degli alcolici e non è possibile una stretta sorveglianza del loro utilizzo. Maggiormente rischiose sono le occasioni di ritrovo, in cui è più facile per i giovani perdere di vista il quantitativo assunto, tanto che si stima che in una serata un ragazzo possa assumere parecchi drink, fino a un quantitativo complessivo di caffeina di 1500 mg.

In qualità di pediatra, Lei ha avuto occasione di scoprire e può confermare questo fenomeno? Tra i professionisti sanitari la figura del pediatra è quella che meglio risponde ai requisiti di una sentinella comportamentale e sociale. Va tuttavia precisato che il pediatra di famiglia segue normalmente i propri assistiti fino ai 14 anni, anche se talvolta i genitori preferiscono consultarlo anche oltre, trattandosi del medico che ha seguito i loro figli sin dalla nascita o per gran parte della loro esistenza. Personalmente, ritengo che occorrano molto tatto e circospezione nell’indagine su abitudini che difficilmente un adolescente rivelerà di propria iniziativa, anche perché non ha la percezione dei potenziali rischi. È utile coinvolgere sempre i genitori, ponendo loro alcune domande chiave per capire il contesto di vita familiare e i comportamenti dei loro figli, e cercare, in un dialogo riservato, approfittando della confidenza con il ragazzo, di raccogliere qualche informazione, senza mai dimenticare di offrirgli degli spunti di educazione sanitaria.

Ci sono, però, stratagemmi per capire se un adolescente  abusa di energy drink? Certamente. Per esempio, se un ragazzo frequenta una palestra e manifesta serio interesse per l’agonismo, è probabile che conosca o abbia già utilizzato integratori. In questo caso una domanda diretta, menzionando ingredienti o nomi commerciali di energy drink, consente di verificare se li assume e, anche, con quali modalità. Un’altra strategia consiste nel raccogliere dati sulla resa scolastica, oltre a prestare attenzione al comportamento durante la visita: peggioramenti improvvisi e generalizzati dei voti, disturbi del sonno, irritabilità e nervosismo – spesso svelati dai genitori – devono far insospettire e indurre a un’indagine sulle abitudini, che deve includere il fumo, l’assunzione di sostanze ed eventualmente il comportamento sessuale. In generale, però, nel ragazzo che abusa di energy drink sussiste sempre una forma mentale che lo orienta in questa direzione per migliorare le proprie performance oppure per provare emozioni nuove. Con un po’ di tatto e psicologia si può riuscire ad andare più a fondo.

Dottor Salari, abbiamo parlato di rischi degli energy drink. In concreto, quali sono? Si possono identificare conseguenze immediate, rappresentate dall’accelerazione del battito cardiaco e, quindi, comparsa di episodi di tachicardia e ipertensione, vomito, malessere, calo dell’attenzione e della vigilanza (ancora più pericolosa se il ragazzo è alla guida di un ciclomotore), e conseguenze nel più lungo termine, quali dipendenza, riduzione della memoria e delle capacità cognitive, erosione dello smalto dentario. Va da sé che i rischi si amplificano se alle bevande energizzanti vengono associati alcol e sostanze stupefacenti, come purtroppo avviene talvolta nelle discoteche.

Quali sono le possibili soluzioni per arginare il fenomeno? Gli energy drink sono oggetto di preoccupazione non soltanto socio-sanitaria, ma anche politica. Tuttavia, dubito che rimedi drastici possano essere efficaci. A mio giudizio l’atteggiamento proibizionista serve a poco e può essere addirittura controproducente. Invece, sarebbe auspicabile una maggiore informazione, che coinvolga non solo i ragazzi ma anche le loro famiglie e, in particolare, le mamme, che il più delle volte danno un’impronta decisiva allo stile di vita familiare e gestiscono la spesa al supermercato. Vale forse la pena di ricordare che il “mito del ricostituente” non è poi culturalmente molto distante dal doping sportivo come pure dall’energy drink: il concetto di demandare a un preparato il compito di risolvere un problema o migliorare una condizione può essere trasmesso al bambino molto precocemente, facendogli credere che sia sufficiente un integratore per guarire più in fretta o per non riammalarsi del tutto. In fondo, anche l’energy drink può essere considerato una soluzione simile per vincere la stanchezza e affrontare gli impegni quotidiani in una maniera semplice e perfino accattivante.

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