Emicrania: prevalenza nelle donne

L’emicrania è una delle più frequenti forme di cefalea primaria (quando è il mal di testa stesso ad essere la malattia per distinguerlo dalla cefalea secondaria, quando il mal di testa è soltanto un sintomo di una malattia primaria). L’emicrania ha una prevalenza di circa il 27% nelle donne nel periodo compreso tra la pubertà e la menopausa, raggiungendo il massimo della sua prevalenza nella quarta e quinta decade di vita, quindi nel periodo di maggiore produttività lavorativa e sociale.
Prima degli undici anni di età la diffusione della malattia è simile nei due sessi; a cominciare dalla pubertà le donne sono più colpite rispetto agli uomini (in un rapporto di 3:1). L’emicrania è caratterizzata da attacchi di dolore, intervallati da periodi tra una crisi e l’altra di assoluto benessere. Circa il 60% delle donne con emicrania la associa con il periodo mestruale, mentre diminuisce durante la gravidanza in circa il 60-80% delle donne. La recente indagine Gema (Gender&Migraine) condotta dal CERGAS Bocconi su emicrania e genere ha evidenziato che due persone affette da emicrania su tre sono donne e la condizione incide sulla loro vita lavorativa e sociale più pesantemente che su quella degli uomini. Ma a causa del reddito inferiore spendono meno in diagnosi e cura.

 

emicrania

Emicrania: le donne ne soffrono di più, ma spendono meno in cure
Le donne italiane soffrono di emicrania più degli uomini (quattro milioni di donne rispetto a due milioni di uomini), perdono più giorni di lavoro (16,8 l’anno contro i 13,6 dei maschi) e giornate di vita sociale (26,4 contro 20) e sono maggiormente soggette al fenomeno del presentismo, ovvero a giornate in cui si presentano al lavoro in condizioni di malessere (51,6 giorni contro 35,6). A causa di un reddito inferiore a quello dei maschi e alla connaturata tendenza a curare poco se stesse, però, spendono meno per diagnosi e cura (1.132 euro l’anno contro 1.824) e riportano una perdita di redditività minore.

È, questo, il quadro delineato dallo studio Gema (Gender&Migraine) del Centro di ricerche sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale (Cergas), presentato a Roma il 31 ottobre 2018 nel corso di un convegno organizzato dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), che ha indagato i costi diretti sanitari, non sanitari e le perdite di produttività associate all’emicrania attraverso un’indagine multidimensionale diretta effettuata su un campione di 607 pazienti adulti con almeno 4 giorni di emicrania al mese. La rilevazione è stata effettuata nel mese di giugno 2018.

 

Mancato riconoscimento sociale dell’emicrania che genera stigma
La scarsa attenzione sociale al problema dell’emicrania comporta una percezione della malattia come stigma da parte del 32,9% dei pazienti che, pertanto, è riluttante a rivelare il proprio problema agli altri. Inoltre, il 10% di tali pazienti non si sente compreso rispetto alla propria patologia da parenti e amici e il 12% dai colleghi in ambito lavorativo. Il soggetto che ne soffre ritiene l’emicrania responsabile in qualche maniera di una compromissione della carriera scolastica nell’11,8% dei casi, di ridotti guadagni nel 5,9% e di sofferenze in ambito lavorativo nel 7,4%.

 

Dall’impatto individuale all’impatto socio-sanitario dell’emicrania
L’emicrania ha un impatto molto invalidante sulla vita lavorativa, familiare, relazionale e sociale di chi ne soffre, non solo a causa della sofferenza fisica degli attacchi e delle conseguenti inabilità, ma anche per l’angoscia di nuove crisi.
L’emicrania ha anche un significativo impatto socio-economico, sia in termini di costi diretti per spese mediche e farmacologiche, sia in termini di riduzione della produttività dovuta alle assenze o al minor rendimento lavorativo durante gli attacchi di emicrania.
La recente ricerca del CERGAS ha stimato un costo annuale per paziente con emicrania pari a € 4.352, di cui € 1.100 (il 25%) per prestazioni sanitarie, € 1.524 (il 36%) per perdite di produttività, € 236 (il 5%) per assistenza formale e € 1.492 (il 34%) per assistenza informale. I costi a carico dei pazienti per farmaci o trattamenti non coperti dal Servizio Sanitario Nazionale sono stati quantificati in € 464 all’anno.

 

L’emicrania: una malattia complessa, a carattere familiare con base verosimilmente genetica
L’emicrania è caratterizzata da una condizione di vulnerabilità ereditaria a numerosi fattori in grado di precipitare gli attacchi emicranici. La componente genetica condiziona la soglia individuale per l’insorgenza delle crisi. L’emicrania viene causata, infatti, da un’alterazione del funzionamento dei neuroni, che provoca l’attivazione di alcune vie nervose e la liberazione di particolari neuropeptidi (CGRP, neurochinina A, sostanza P) . Ciò comporta una dilatazione dei vasi sanguigni e uno stato di infiammazione, responsabili dell’insorgenza di impulsi dolorosi lungo le fibre nervose che raggiungono una specifica zona del Sistema Nervoso Centrale: il nucleo caudale del nervo trigemino. Su questo terreno di predisposizione genetica intervengono fattori favorenti quali: fluttuazioni ormonali, ritmi sonno-veglia o fattori psicosociali (cicli stress-relax, disturbi ansioso-depressivi), che determinano il superamento della soglia per l’insorgenza degli attacchi emicranici, causando l’innesco e la ricorrenza di crisi emicraniche estremamente variabili nel tempo.

 

I FATTORI SCATENANTI
Il decorso di un attacco di emicrania è influenzato da numerosi fattori scatenanti.

  • Ansia, stress, fattori emotivi intensi (positivi e negativi) e disturbi del sonno: notti insonni, lavoro eccessivo, coricarsi tardi sono tutti fattori stressanti capaci di scatenare un attacco di emicrania ma anche l’eccesso al contrario può essere un fattore scatenante in alcune persone in particolare durante il weekend (sindrome da fine settimana).
  • Fattori e variazioni ormonali: ciclo mestruale, uso di contraccettivi orali, gravidanza, menopausa. Sono molte le donne che mettono in relazione i propri attacchi di emicrania con il ciclo mestruale (emicrania mestruale); molte dichiarano di avere avuto il primo attacco in coincidenza del menarca. L’assunzione di contraccettivi orali va discussa accuratamente con il proprio ginecologo perché la pillola ma anche gli altri contraccettivi ormonali (cerotto, anello etc) possono aggravare gli attacchi di emicrania ma non per tutte è così: in alcune donne si osserva addirittura un miglioramento. E in gravidanza? In genere, dopo i primi 3 mesi, l’emicrania migliora ma gli attacchi tendono a ritornare dopo il parto. Anche la menopausa può rappresentare un momento critico per la donna che soffre di emicrania ma non per tutte è così.
  • Intolleranze alimentari: l’attacco di emicrania può essere scatenato dall’ingestione di alcuni alimenti specifici (come per esempio insaccati, formaggi stagionati, cioccolato, vino rosso, caffè).
  • Abitudini alimentari sbagliate: pasti saltati o ritardati, spuntini a pranzo o cibi dolci al posto del pasto vero e proprio possono scatenare un attacco nei soggetti predisposti. Alcune donne riescono a controllare gli attacchi di emicrania mangiando poco e spesso.
  • Tensioni muscolari e dolori alla testa e al collo: posture sbagliate o troppo prolungate alla scrivania o alla guida possono dare origine a un’emicrania. Talvolta anche problemi dentali (dente del giudizio, disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare) possono avere un ruolo scatenante.
  • Attività fisica eccessiva: sport ed esercizio fisico non adatto o svolto troppo intensamente o troppo spesso possono essere causa di attacchi emicranici. Al contrario, un’attività fisica moderata e regolare può avere un effetto benefico sulla crisi di emicrania. In particolare, sono utili gli esercizi di respirazione e di stretching che stimolano il rilassamento e inducono uno stato di benessere con un’attività antidolorifica naturale.
  • Fattori metereologici: alcune persone sono particolarmente sensibili ai cambiamenti del tempo (soggetti metereopatici).
  • Stimoli e fattori ambientali intensi ed eccessivi: luci e rumori forti, odori intensi, ambienti fumosi o superaffollati, viaggi prolungati, sforzi eccessivi possono scatenare un attacco di emicrania.
  • Altitudine: anche la carenza di ossigeno può essere causa di un attacco di emicrania (chi vive a livello del mare ha un rischio notevolmente inferiore rispetto a chi vive in alta montagna).

 

L’identikit di un attacco di emicrania
L’emicrania è una patologia non diagnosticabile con esami strumentali o di laboratorio, ma solo sulla base della descrizione dei sintomi, che sono variabili da donna a donna per durata, tipo, frequenza e intensità. Molti soggetti non sanno di potersi rivolgere a uno specialista: solo il 52,6% ne ha consultato uno nella propria vita, rivolgendosi nel 19,6% dei casi a specialisti non idonei.

L’attacco emicranico può durare dalle 4 alle 72 ore (con punte, per alcuni soggetti fino a 5-6 giorni) e nella sua evoluzione si possono distinguere 4 fasi principali, che non sono necessariamente presenti in ogni attacco. Nella donna, l’attacco di emicrania si presenta in forma più severa, con episodi più frequenti, di maggiore intensità e durata, ed è associato a sintomi di accompagnamento in genere più marcati.

  1. Prodromi: è la fase caratterizzata da sintomi premonitori come irritabilità, insofferenza anche ai più piccoli gesti (mettersi gli occhiali, truccarsi, pettinarsi, indossare gli orecchini etc), rapidi cambiamenti di umore, sonnolenza, stanchezza, variazioni dell’appetito, talvolta con desiderio di specifici alimenti.
  2.  Aura: dura quasi sempre meno di 1 ora (20-30 minuti) ed è presente nel 30% dei soggetti. Nella maggior parte dei casi l’aura è di tipo visivo: il soggetto può vedere linee parallele luminose a zig zag oppure puntini o filamenti luminosi mono o policromatici, chiamati scotomi scintillanti, che possono allargarsi assumendo diverse forme. Più raramente si verificano alterazioni della sensibilità (formicolii o intorpidimenti del viso o degli arti).
  3. Attacco di emicrania: la fase dolorosa insorge gradualmente, raggiunge in media la massima intensità in 30-120 minuti e non dura più di 72 ore; è solitamente pulsante, interessa il più delle volte una sola parte della testa (ma può essere anche bilaterale) e aumenta con lo sforzo fisico; la più frequente sede di insorgenza è a livello delle tempie o degli occhi (emicrania oftalmica), dalla quale il dolore può irradiarsi in altre zone della testa. In questa fase possono essere presenti sintomi di accompagnamento (nausea, vomito, intolleranza alla luce e/o ai rumori).
  4. Remissione: in questa fase prodromica conclusiva, della durata di 24-48 ore, il dolore lascia il posto a un senso di prostrazione, sonnolenza e stanchezza. Spesso si verifica poliuria (aumento della frequenza di minzione).

 

Perché non tutti soffrono di emicrania? E’ anche una questione di protezione
Tutti in realtà possono avere uno o più episodi di emicrania (chi non l’ha mai avuta nell’arco della vita?) ciò che varia è la soglia della crisi. Più è alta e maggiore è il numero di fattori concomitanti necessari per scatenarla. Ciò significa che il dolore emicranico funziona come una sorta di campanello di allarme naturale che segnala che qualcosa non va e richiama l’attenzione per prevenire ulteriori disturbi a carico del corpo. Ci informa che si è raggiunta la soglia.

 

Come riconoscere i sintomi prodromici
I prodromi sono sintomi di avvertimento che precedono l’attacco emicranico anche di parecchie ore; a volte possono comparire la sera o il giorno prima. Si tratta di sottili cambiamenti nell’u more o nel comportamento che spesso possono passare inosservati e, in molti casi, vengono percepiti più facilmente dall’esterno, da amici, genitori o dal partner piuttosto che dalla diretta interessata. Riconoscere tempestivamente questi sintomi può essere di enorme aiuto per impedire che si scateni la crisi emicranica. E’ consigliabile portare sempre con sé il farmaco indicato dal medico in modo da prenderlo nel più breve tempo possibile, quando l’attacco sta per iniziare e quindi nella fase in cui sarà più efficace. Sintomi prodromici tipici di un attacco di emicrania sono:

  • sensazione opposte: stanchezza diffusa o iperattività
  • frequenti sbadigli
  • rigidità del collo
  • sete
  • facile irritabilità e insofferenza
  •  desiderio di sapori dolci
  • maggiore sensibilità alla luce e ai rumori
  • variazioni dell’appetito


La terapia farmacologica
L’emicrania è una delle patologie neurologiche sulle quali è disponibile il maggior numero di conoscenze scientifiche e il maggior numero di farmaci innovativi, specifici e selettivi. Ciononostante, rimane una malattia misconosciuta e sotto-trattata, a dispetto di una disabilità tanto grave e di costi imponenti. Il trattamento farmacologico può essere:

  • Sintomaticoterapia acuta, per spegnere l’attacco, indicata se la frequenza delle crisi è bassa (i triptani rappresentano il trattamento di scelta).
  • Preventivo: indicato se la frequenza delle crisi è più elevata (i farmaci più utilizzati sono β−bloccanti, calcioantagonisti, antidepressivi triciclici e anticonvulsivanti). Dal 2019 sarà disponibile in Italia una nuova categoria di farmaci noti come “anticorpi monoclonali antiCGRP/CGRP-R”, già in commercio negli USA e in alcune nazioni europee. Si tratta della prima terapia specifica e selettiva per la prevenzione dell’emicrania, somministrata mensilmente per via sottocutanea per alcuni mesi.

Se è vero – come è stato ampiamente documentato – che trattare con successo un attacco acuto di emicrania dipende strettamente dalla tempestività dell’intervento terapeutico e dalla rapidità di azione del farmaco, è altrettanto importante ricordare che l’abuso di farmaci analgesici può cronicizzare il mal di testa. La cosa migliore è seguire le indicazioni del medico senza eccedere di propria iniziativa riferendosi a lui se la terapia non sembra essere sufficientemente adeguata alle esigenze personali.
Ogni trattamento farmacologico deve essere associato all’adozione di un miglioramento delle abitudini e alla rimozione dei fattori scatenanti evitabili (come digiuno o privazione del sonno).

 

Che cosa fare durante un attacco
Il riposo è il rimedio ideale in assoluto ma non sempre è possibile. Per chi ci riesce è ottimo l’uso di un’apposita mascherina scura per gli occhi che attenua gli stimoli luminosi oppure di una banda leggermente inumidita che fornisce una piacevole sensazione di fresco. Non tutte amano distendersi, per qualcuna è più confortevole stare in posizione seduta. Non ci sono regole, la cosa importante è cercare di rimanere il meno in tensione possibile, in una posizione comoda e che minimizzi il dolore. Quando non si può riposare sarebbe importante almeno cercare di fare degli esercizi di respirazione e di stretching rilassanti e ricominciare le attività con un po’ più di calma. Se si può scegliere preferire le attività manuali e lasciare per dopo l’attacco le attività che richiedono maggiore concentrazione. Mangiare poco e spesso è un altro comportamento corretto: scegliere cibi leggeri tipo un toast o dei biscotti secchi soprattutto se sia ha senso di nausea o di vomito. Se si preferisce bere vanno bene una limonata o una tazza di tè zuccherato.

 

Assistenza sulle cefalee in Italia

  • Secondo i dati delle due società scientifiche di riferimento, SISC e ANIRCEF, in Italia sono operative 148 strutture pubbliche o accreditate con il SSN distinte in centri cefalea (n=78) e ambulatori specialistici dedicati (n=70), una presenza territoriale che porta l’Italia ad essere la nazione con la massima densità di centri per le cefalee nel panorama internazionale.
  • In Italia operano anche quattro associazioni di pazienti cefalalgici: Associazione Italiana per la lotta contro le Cefalee (AIC), Alleanza Cefalalgici (ALCE), Lega Italiana Cefalalgici (LIC) e OUCH Italia (Organization for Understanding Cluster Headache).
  • Purtroppo esiste ancora oggi un vuoto normativo per il quale le forme più severe di emicrania non sono contemplate nei livelli essenziali di assistenza (LEA), nonostante le pressioni e le evidenze fornite dalle società scientifiche e dalle associazioni di pazienti; i benefici dell’invalidità sono riconosciuti per le forme più severe in due sole regioni, Lombardia e Veneto.

 

Per saperne di più
 
– Autori vari – Emicrania: una malattia di genere: Impatto socio-economico in italia.
A cura dell’Istituto Superiore di Sanità, ISS – Centro di Riferimento per la Medicina di Genere
Libro Bianco, Prima edizione: ottobre 2018

Studio Gema (Gender&Migraine) del Centro di ricerche sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale (Cergas), 2018

Disposizioni per il riconoscimento della cefalea primaria cronica come malattia sociale. C. 684 Lazzarini e C. 1109 Pini. Testo unificato elaborato dal comitato ristretto adottato come testo base dalla commissione

Emicrania: una malattia di genere
ISS, Roma, 31 ottobre 2018, Aula Pocchiari, Viale Regina Elena, 299 – Roma

Società Italiana per lo Studio delle Cefalee (SISC)

Associazione Neurologica Italiana per la Ricerca sulle CEFalee (ANIRCEF)

Associazione Italiana per la Lotta contro le Cefalee (AIC-onlus)

Alleanza Cefalalgici (ALCE)

Lega Italiana Cefalalgici (LIC)

OUCH Italia (Organization for Understanding Cluster Headache)

– Manson Lise – S.O.S. emicrania. Le soluzioni esistono, Il Punto d’Incontro Ed, 2011

– Gabaglio L, Manacorda E – Il fattore X, Castelvecchi Ed, 2010

– Green Wendy – Cinquanta cose che potete fare oggi per combattere l’emicrania, Vallardi A., 2010

– Foster CA – Emicrania. Le risposte a tutte le vostre domande, Tecniche Nuove Ed, 2008

– Trapani G – Mal di testa, Red Ed, 2008

– Autori Vari – Emicrania e cefalea tensiva in età evolutiva, Franco Angeli Ed, 2008

– Wilkinson M, MacGregor A – Emicrania e altre cefalee, Tecniche Nuove, 2002

 

A cura di: Carolina De Canevali

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