Focus sulle cefalee

Professor Antonio Federico, partiamo dalla diffusione del fenomeno del mal di testa e dal suo impatto sociale.
Come giustamente anticipato, l’alta percentuale di questo fenomeno è dovuta al fatto che le cefalee possono essere sintomo secondario di tantissime patologie, sia organiche sia inorganiche (sinusite, tumori cerebrali, artrosi cervicale, ipertensione, ecc). Le cefalee primarie sono l’emicrania (30%, rapporto donna/ uomo 3/1), la cefalea muscolo tensiva (50%, rapporto donna/uomo 3/1) e quella a grappolo (10%). Circa il 10% sono altre cefalee sintomatiche o, anche, asintomatiche.

 

Esaminiamo, uno per uno, i principali tipi di cefalea.
Cefalea muscolo-tensiva: tensione muscolare, associata ad una condizione di stress, a depressione dell’umore, spesso mascherata, ad ansia, insonnia e disturbi somatici come palpitazioni. La terapia è basata su farmaci ansiolitici e antidepressivi; utili sono approcci alternativi rilassanti come training autogeno, yoga, e così via;

Emicrania: attacchi intermittenti di cefalea pulsante associati a manifestazioni vegetative. Età di insorgenza media: 15-25 anni; raramente, invece, dopo i 40. Da segnalare la presenza di familiarità.
Fattori scatenanti l’attacco di emicrania: stress, cambiamenti di orari e di ritmo tra sonno-veglia, alimentazione (alcol – soprattutto vino rosso- cioccolato, frutti tropicali, formaggio, caffeina con astinenza improvvisa dopo consumo elevato), rumore, altitudine elevata, freddo, traumi, cambiamenti ormonali.
Sintomatologia: prima di un attacco, nel 50% dei casi: appetito esagerato, iperattività, ipersensibilità sensoriale, stanchezza, depressione, stipsi. a questi seguono dolore pulsante, sincrono con il battito cardiaco, a distribuzione emicranica, della durata di 4-72 ore, lacrimazione dell’occhio e turgore delle narici, fotofobia e fonofobia, nausea e vomito. Sono senz’altro più colpite le donne, non in relazione a fattori genetici, bensì a fattori endocrino-metabolici capaci di innescare le crisi.
Fattori endocrini. La pubertà corrisponde all’esordio dell’emicrania. La gravidanza e la menopausa determinano l’arresto delle crisi. Gli ormoni sessuali femminili giocano un ruolo fondamentale tra i fattori scatenanti, mentre la mestruazione accentua le crisi. L’emicrania può essere scatenata dall’uso di contraccettivi orali e, in genere, da estroprogestinici per la terapia sostitutiva nel climaterio/menopausa.

Emicrania con aura: si associa a sintomi neurologici variabili, che precedono la crisi dell’emicrania e sono legati a vasocostrizione in aree specifiche del cervello: Emicrania retinica (scotomi fino alla cecità monoculare); Emicrania oftalmica (scotomi centrali occipitali), ambedue caratterizzate da perdita transitoria della vista; Emicrania oftalmoplegica (paresi dei muscoli oculari); Emicrania basilare (circolo posteriore con parestesie e vertigini, cefalea occipitale); Emicrania emiparetica, emiparestesica, ecc.; Sindrome cheido-orale: parestesie alle punte delle dita e all’angolo della bocca.

Per quanto riguarda le cause fisiche del mal di testa?
La modifica dell’equilibrio dei canali ionici potrebbe alterare nei neuroni il controllo della liberazione di neurotrasmettitori, con incremento di neurotrasmettitori eccitatori, come il glutammato, attraverso l’attivazione del sistema trigemino-vascolare nel tronco cerebrale. Questo generatore di emicrania è stato visualizzato con l’aiuto della PET (dall’inglese Positron Emission Tomography – tomografia a emissione di positroni): nel corso di un attacco emicranico il nervo attivato libera neuropeptidi come “CGRP” (Calcitonin Gene Related Peptide), la neurochinina A o la sostanza P. In conseguenza di ciò, si attivano i nocicettori (recettori del dolore), che a loro volta trasformano la pulsazione pressoché impercettibile dei vasi sanguigni delle meningi in dolore pulsante e martellante, tipico dell’emicrania.

Non abbiamo ancora parlato della “cefalea a grappolo”
Si tratta di una cefalea idiopatica con dolore a comparsa periodica, sotto forma di attacchi unilaterali, associati a sintomi irritativi autonomici localizzati. Epidemiologia: 1/10.000 Uomini 4/donne 1. Età 25-30 anni. Frequenza: episodi 1-3 all’anno. Non è stata riscontrata familiarità.
Sintomatologia. Dolore molto intenso e costante, laterale e bilaterale, lancinante, in sede orbitale, sopraorbitale e/o temporale, frontale, quasi sempre dallo stesso lato. Frequenza degli attacchi: a grappolo, durata da 15 a 180 minuti, con comparsa frequente di notte. Sintomi neurovegetativi (lacrimazione, congestione congiuntivale e nasale, rinorrea, sudorazione ed arrossamento della fronte e del viso, miosi, ptosi ed edema palpebrale). La crisi dolorosa debutta con una localizzazione fissa (occhio, regione orbitaria, mascellare superiore), oltre a nausea e vomito; non si riscontrano altri sintomi neurologici associati. La frequenza maggiore è in autunno o primavera. Aumento di Istamina.

Per finire, Professore, quali sono le indagini utili in caso di cefalea?
Dopo aver esposto il problema al proprio medico di base, consultare un neurologo. Ogni struttura neurologica sul territorio nazionale è in grado di affrontare correttamente la diagnosi e l’a pproccio terapeutico di questo tipo di patologia. Esistono nei principali ospedali appositi Centri dedicati alle Cefalee. Il neurologo potrà valutare poi l’opportunità di effettuare ulteriori indagini (TAC e RM encefalo, per esempio col doppler, ecc).
 

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Antonio Federico

Presidente della Società Italiana di Neurologia (SIN)
Professore ordinario di Neurologia e Direttore Dipartimento di Scienze Neurologiche e del Comportamento presso l’Università degli studi di Siena.

 

A cura di: Minnie Luongo

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