Gastrite: consigli alimentari

Avete presente quel senso di nausea che qualche volta si presenta alla fine di un pasto o nel corso della notte? E che magari si accompagna a vertigini e sudori freddi? Soffrite di piccoli, ma costanti bruciori di stomaco? E ogni tanto vi risale in gola un fastidioso reflusso che porta con sé anche l’alitosi? Beh, secondo le statistiche, per 9 italiani su 10 con un’età superiore ai 30 anni, la risposta è sì. Tanti, infatti, ne colpisce la gastrite, ovvero l’infiammazione della mucosa gastrica che riveste internamente lo stomaco. Eppure, sempre secondo le statistiche, la maggior parte di chi ne soffre tende a sottovalutare quei sintomi. Di solito si pensa che i fastidi passeranno da soli. In fondo sono disturbi di poco conto, decisamente più sopportabili della sala d’aspetto del medico di famiglia. E così si finisce per cronicizzare la malattia. E solo dopo mesi di reflussi e di bruciori costanti, finalmente, ci si decide ad andare da uno specialista.

In base al decorso della malattia, si distingue tra gastrite acuta e gastrite cronica. La prima si manifesta all’improvviso e in alcuni casi può comportare anche delle emorragie, dovute all’erosione dei tessuti da parte degli acidi gastrici. In genere è causata da infezioni o dall’assunzione di farmaci anti infiammatori e anti dolorifici. E di solito guarisce spontaneamente.

La gastrite cronica (quando cioè la mucosa dello stomaco resta infiammata per un lungo periodo di tempo, in alcuni casi anche per anni), invece, ha come causa principale l’ Helicobacter pylori, un batterio spiraliforme che può colonizzare lo stomaco e il duodeno. Ma molti altri fattori possono contribuire. Su tutti: l’alcol, il fumo e le cattive abitudini alimentari.

Va detto che anche se i sintomi della gastrite sono ben riconoscibili, l’unico modo per fare una diagnosi corretta è praticare una gastroscopia, cioè prelevare un pezzettino di mucosa gastrica attraverso una biopsia e fare un esame istologico. Nel frattempo, si può provare a intervenire correggendo l’alimentazione e gli stili di vita sbagliati. Non fa mai male.

Sia che si tratti di gastrite sporadica, sia che la forma sia cronica – anche se in quest’ultimo caso, oltre alla dieta si rendono necessari farmaci specifici – bisogna evitare tutti quei cibi che potrebbero causare ulteriori danni a una mucosa già infiammata. Via dal menù, allora, carni grasse e pesci conservati sotto sale o sott’olio. Addio formaggi, soprattutto quelli fermentati come gorgonzola e pecorino. Niente spezie (in particolare pepe, aglio e peperoncino), sottaceti e salamoie. E nemmeno frutta aspra, come limoni, mandarini, arance, ananas, ribes, melograno, e frutta secca, che è troppo ricca di grassi e proteine. Assolutamente da dimenticare, infine, tutte le bevande alcoliche, soprattutto quelle con alte gradazioni, il tè, il caffè e le bibite gassate in generale.

Qual è la dieta adatta a chi soffre di gastrite, dunque? Una dieta a base di yogurt, formaggi non fermentati e tutti quegli alimenti leggeri a basso contenuto lipidico. Le carni bianche e il pesce fresco. Da preparare, rigorosamente, con metodi di cottura leggeri: bolliti, al vapore o alla griglia. Cercando comunque di non mettere nello stesso piatto proteine di diversa provenienza come uova e legumi o carne e formaggi. Bene anche riso e pasta, purché conditi solo con olio extravergine d’oliva a crudo, senza soffritti di cipolla o altri aromi. Le uova alla coque o in camicia. Ottimi i succhi di frutta (naturalmente non le spremute di pompelmo o di altri agrumi) e tutte le verdure cotte. Peccato solo che siano banditi anche i crostacei e i molluschi, per i quali la scrivente va pazza (ma questa è un’altra storia).

È poi fondamentale mangiare lentamente. A parte che si apprezzano di più i sapori, una corretta masticazione rende la digestione più agevole, riducendo i tempi di permanenza gastrica del cibo. Va da sé che anche abbuffarsi non è buona abitudine. Anzi, è molto importante ripartire correttamente i pasti nell’arco della giornata. Bisogna mangiare a orari regolari, non saltare mai un pasto e la sera è meglio stare leggeri. Uno spuntino a metà mattina e uno nel pomeriggio contribuiscono a tamponare l’acidità di stomaco evitando che il digiuno prolungato la faccia salire troppo. È sempre molto importante prevenire la disidratazione aumentando il consumo di acqua (la saliva ed i liquidi proteggono le muscose dai succhi gastrici) e una passeggiata al termine del pasto può essere utile per favorire la digestione.
Se i sintomi della gastrite sono molto intensi e dolorosi, il latte può aiutare. La sua basicità, infatti, va a contrastare l’acidità del contenuto gastrico. Ma non bisogna esagerare con le quantità. Dopo il sollievo iniziale può causare una veloce ricomparsa dei sintomi.

Un capitolo a parte meritano le dispepsie gastriche. Sono caratterizzate da sintomi che possono facilmente ricondurre alle gastriti, ma che poco hanno a che vedere con la vera patologia. Quasi sempre, infatti, nei pazienti dispeptici si individuano cause non organiche che hanno responsabilità nei sintomi e fra queste, molto spesso si individuano vere e proprie nevrosi d’ansia. Non a caso lo stomaco è l’organo per elezione definito bersaglio di tutte le malattie psicosomatiche. Ecco allora che affidarsi all’automedicazione in caso di disordini digestivi prolungati o, ancor peggio, basarsi sui risultati terapeutici consigliati ad altri, non è mai una buona regola. Le dispepsie, infatti, sono spesso il campanello d’allarme di una situazione di sofferenza generale che solo un medico può individuare correttamente e curare.

 

A cura di: Margherita Abbate Daga

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