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Pubblicato il 27 novembre 2016

Giradito: cos’è e come si cura

Giradito: cos’è e come si curaIl termine medico originale, «paneréccio», deriva dal latino paronichyum, e prima ancora dal greco paronychia (che è composto di para, presso, e onyx, unghia). Nel corso degli anni si è poi trasformato in «patereccio»
ma si tratta di quello che gergalmente viene chiamato giradito. E che un esperto in materia come il professor Antonino Di Pietro, direttore dell’Istituto Dermoclinico Vita Cutis di Milano padre fondatore della dermatologia plastica, spiega essere «un’infiammazione che colpisce le parti molli delle dita, sia dei piedi sia delle mani. Il genere più comune, quello che fortunatamente provoca meno dolore, compare intorno all’unghia; molto più raramente, invece, il problema interessa il polpastrello. Le cause sono sempre di natura infettiva, soprattutto batterica». E la colpa è principalmente dello Streptococcus pyogenes, mentre in percentuale minore la malattia può essere provocata dall’Escherichia coli o dallo Pseudomonas aeruginosa.

Le cause più frequenti
«Batteri», continua il professor Di Pietro, «che penetrano nella pelle in seguito a traumi oppure attraverso le piccole ferite che ci si può procurare quando si tagliano le unghie. O ancora: perché l’unghia viene tagliata male e quando ricresce affonda nella pelle. In tutti questi casi si apre la porta ai germi, che in genere sono batteri ma in alcuni casi anche funghi (altre volte si tratta di forme miste), che trovano terreno fertile per riprodursi, cominciano a proliferare e infettano la pelle. Che si gonfia, si arrossa, si riempie di pus, fa male» perché il pus che si forma sotto pelle, preme inesorabilmente sulle terminazioni nervose, che nelle dita sono tantissime.

Tra le cause di patereccio vi sono anche le cattive abitudini, come quella di rosicchiarsi le unghie. Alcune malattie, come il diabete, che riduce le difese naturali dell’organismo, predisponendo così alle infezioni. E anche certe professioni: parrucchieri, baristi e, più in generale, chi deve tenere le mani a lungo a contatto con l’acqua, naturalmente, è più esposto di chi fa un lavoro “coi guanti”. «L’acqua, infatti», sottolinea il dermatologo, «altera sia il film idrolipidico, una sottile pellicola protettiva che fa da barriera alla pelle, sia lo strato corneo, che è lo scudo verso l’esterno, rendendo più vulnerabile la pelle».
Ma il vero nemico (ahinoi) sono le scarpe. Quelle strette in punta. Quelle col tacco 12. Quelle più belle, insomma. Già, perché, come precisa il Professor Di Pietro, il giradito, «nell’80% dei casi colpisce le dita dei piedi. Forse anche il 90%». Bisogna ammettere, infatti, che in presenza di un principio di unghia incarnita, calzare un décolleté particolarmente aggressivo, col tacco che spinge il piede verso la punta, una punta che comprime le dita, ecco, la situazione non può che peggiorare.

La prevenzione
Che fare per evitare il rischio? Facile: il direttore dell’Istituto Dermoclinico Vita Cutis suggerisce di «non portare mai scarpe stroppo strette in punta. E i tacchi, teoricamente, non dovrebbero mai essere alti». «L’unghia», risponde il professore, «dovrebbe essere curata evitando che ai lati si creino piccole punte che poi si ficcano nella pelle man mano che questa cresce. Va tagliata sempre qualche millimetro al di fuori dal letto ungueale, arrotondando i bordi ai lati. E la pedicure non deve mai essere troppo aggressiva. Va assolutamente evitato di intervenire con un oggetto appuntito, come la punta delle forbici, scavando sotto l’unghia per cercare di portar via quel che si pensa essere dello sporco. Queste manovre possono essere pericolose, perché la punta della forbice può ferire il letto ungueale, che è una zona molto delicata, e far entrare dei germi all’interno della pelle. È sufficiente», continua Di Pietro, «effettuare dei lavaggi con acqua e bicarbonato, senza esagerare col bicarbonato perché la pelle può irritarsi, o utilizzare detergenti disinfettanti».

La cura
«E’ necessario intervenire con creme antibiotiche», spiega il dermatologo. «Vanno messe mattino e sera e, soprattutto nei primi 4- 5 giorni, per farle agire meglio, si può avvolgere il dito con una pellicola trasparente, in modo che la crema venga assorbita meglio e più in profondità. Può anche essere necessario assumere antibiotici per via orale, ma prima è sempre meglio sentire il proprio dermatologo». Se nonostante questo, il patereccio resiste, perché è già in stato avanzato o perché l’antibiotico non risulta efficace e il dito continua a gonfiarsi e il dolore cresce, «può essere necessario intervenire direttamente sull’unghia, eliminando la parte che continua a penetrare nella pelle, man mano che cresce. Lo si può fare chirurgicamente», conclude Antonino Di Pietro, «ma più recentemente si interviene con un particolare acido, il fenolo, che è in grado di ammorbidire o addirittura sciogliere l’unghia. Si tratta di una terapia meno aggressiva, meno traumatica e dolorosa, ma che deve essere fatta da un dermatologo molto esperto, altrimenti si rischia di peggiorare il problema».

Prof. Antonino di Pietro: www.antoninodipietro.it
Istituto Dermoclinico Vita Cutis di Milano: www.istitutodermoclinico.com

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