I disturbi del sonno

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Un buon sonno gioca un ruolo determinante per un corretto stile di vita e per salvaguardare il benessere psicofisico. Dormire bene è importante a qualsiasi età e in particolare dopo i 45 anni, sia per la donna che per la coppia , come sottolineato al 2° Congresso Nazionale Onda che si è svolto a Milano, il 19-20 settembre 2018. Questa fase della vita si rivela particolarmente delicata sotto il profilo del riposo perché se si sperimenta una carenza di sonno, cominciano a manifestarsi i principali disturbi che impattano anche a livello relazionale, come dimostrano i dati di un’indagine conoscitiva presentati da Onda durante il Congresso.

 

Qualche dato sui disturbi del sonno

I disturbi del sonno sono stati definiti una delle epidemie del mondo occidentale contemporaneo. I problemi legati al sonno costituiscono una categoria vastissima, con un dato certo: l’aumento costante che gli specialisti registrano in tutte queste variegate manifestazioni. Per prima cosa bisogna dire che siamo globalmente stanchi cronici: è stato calcolato che si dorma circa 2 ore meno a notte rispetto a 35 anni fa. A questo proposito, non è certamente d’aiuto la diffusione di accessori tecnologici utilizzati a ogni ora del giorno e della notte, che contribuiscono a tenere l’organismo in uno stato di allerta prolungato: ritardando, e spesso poi disturbando, l’abbraccio di Morfeo. Perché il problema non è solo di chi ha difficoltà ad addormentarsi – si stima che in Italia circa il 30% della popolazione soffra di insonnia – ma anche per esempio di chi soffre di risvegli notturni, sonno agitato, sveglia anticipata o “comportamenti” involontari che compromettono la durata e la qualità del riposo. E quindi la qualità della vita. Il sonno presiede infatti importanti funzioni del nostro organismo, e alterazioni nel ritmo sonno-veglia possono avere ripercussioni sul bilanciamento delle energie psico-fisiche e sulle attività cognitive: difficoltà di concentrazione, capacità mnemoniche e così via.

Una recente ricerca qualitativa di Onda, Osservatorio nazionale per la salute della donna, ha evidenziato che dormire bene è molto importante per il 50% degli italiani tra i 45 e i 65 anni ma solo per 1 su 10 è facile: l’87% delle donne e il 67% degli uomini dichiara di dormire “male”; stress e traumi (88%), stili di vita e alimentazione (79%), stanchezza fisica (76%) impediscono il buon sonno. Il cattivo sonno provoca conseguenze psichiche (98%), fisiche (83%) e relazionali (41%) secondo l’indagine di Onda, presentata al 2° Congresso Nazionale Onda (Milano, 19-20 settembre 2018).

 

I principali disturbi del sonno

Detto ciò, i meccanismi che determinano il sonno possono essere più o meno sregolati e subire interferenze di vario tipo. L’American Academy of Sleep Medicine (AASM) ha proposto una classificazione che comprende le seguenti 4 diverse categorie:

  • disturbi dell’inizio e del mantenimento del sonno (insonnie)
  • disturbi da eccessiva sonnolenza (ipersonnie)
  • disturbi nel ritmo sonno-veglia
  • disturbi associati al sonno (parasonnie)

 

Generalmente però, si fa riferimento a una distinzione più semplice, quella tra dissonnie e parasonnie. Le dissonnie – che interferiscono con l’inizio o la continuazione del sonno alterandone il ritmo, la qualità e la quantità complessiva – sono fondamentalmente tre: insonnia, ipersonnia e narcolessia. Oltre a questa prima categoria di disturbi, più noti e spesso trattati, vi sono poi le parasonnie, definibili come un insieme di fenomeni collegati al sonno, alle sue fasi e/o all’attività onirica, che a loro volta possono compromettere, anche in modo rilevante, il riposo. Le principali parasonnie sono il disturbo da incubi, il terrore nel sonno (o pavor nocturnus), il sonnambulismo, la sindrome da gambe senza risposo e il bruxismo, ed è di queste che parleremo.

 

Il disturbo da incubi
Il disturbo da incubi si manifesta di solito nella seconda parte della notte (quando il soggetto dorme più profondamente) e consiste, come si intuisce dal nome, nel manifestarsi di incubi così vividi da provocare il risveglio. Quando apre gli occhi, il soggetto ricorda perfettamente i dettagli di ciò che ha sognato, e può manifestare ansia, tachicardia, stato d’allarme e sudorazione accentuata. È possibile inoltre che queste “visioni” si ripresentino più volte nel corso della stessa notte, e che abbiano temi ricorrenti. Temi che, peraltro, di solito non hanno attinenza con la vita reale e non dipendono da traumi effettivamente sperimentati (cosa che avviene, viceversa, nel Disturbo Post-Traumatico da Stress).
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Il terrore nel sonno (pavor nocturnus)
Il terrore nel sonno compare generalmente nella prima parte della notte, e riguarda più facilmente i bambini. La definizione di “terrore” non è esagerata, perché il risveglio è improvviso e caratterizzato da uno vero e proprio stato di panico, con occhi sbarrati, difficoltà respiratoria e battiti accelerati. Spesso, soprattutto nel caso dei più piccoli, sono presenti urla e pianto irrefrenabile. L’episodio può durare diversi minuti, e risulta inutile ogni tentativo esterno di riportare alla calma chi è in preda a questo tipo di angoscia. A differenza di ciò che succede nel disturbo da incubi, nel pavor nocturnus il soggetto non è vigile, ma si trova piuttosto in una fase simile al dormi-veglia. E anche una volta tornato in sé non ha ricordi onirici precisi.

 

Il sonnambulismo
Il sonnambulismo rappresenta forse la parasonnia più celebre, quella che ha affascinato di più cinema e letteratura. Al di là della finzione creativa, si tratta di un disturbo che porta il soggetto a compiere varie azioni mentre sta ancora dormendo. Secondo le statistiche ne soffre circa il 15% della popolazione, che a seconda dei casi può mettersi a sedere sul letto, oppure alzarsi, camminare, mangiare. Quando invece la persona parla, il disturbo viene definito sonniloquio, o sonnambulismo verbale. Queste manifestazioni compaiono di solito nell’infanzia – in particolare nei maschi tra i 4 e gli 8 anni – raggiungono il picco prima dell’adolescenza e tendono a diminuire in età adulta.

 

Sindrome da gambe senza riposo
Anche in questo caso la definizione è esaustiva: chi soffre di Sindrome da gambe senza riposo (Restless Legs Syndrome) sviluppa una forma di “irrequietezza” agli arti inferiori, caratterizzata da formicolio, fastidio, piccole scosse o semplicemente dall’irrefrenabile bisogno di muovere le gambe quando ci si corica nel letto. L’origine è probabilmente genetica, ma può essere accentuata anche da carenze di ferro, magnesio o altri nutrienti.

 

Il bruxismo
Negli ultimi anni, si parla sempre di più di bruzismo, un’abitudine deleteria soprattutto per la salute dentale. Digrignare i denti durante il sonno – in modo così forte che a volte il rumore si sente dalla stanza vicina – provoca erosione dello smalto e usura dei denti, che a lungo andare diminuiscono in lunghezza: oltre alla maggiore sensibilità al caldo e al freddo, si possono quindi manifestare anche problemi di occlusione. Le continue contrazioni alla muscolatura masticatoria, inoltre, fanno sì che al risveglio il “digrignatore” abbia dolori alla mascella, o accentuato mal di testa. Ecco perché per contrastare i danni da bruxismo è molto diffuso oggi l’utilizzo dei bite, dispositivi che si applicano sull’arcata superiore o su quella inferiore per proteggere i denti e allentare la tensione muscolare. Quanto alle cause, nel caso del bruxismo lo stress gioca un ruolo determinante.

 

 

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