I nemici del cuore

Il tuo cuore è al sicuro?

Come una rondine non fa primavera, così un solo fattore di rischio non fa una malattia cardiovascolare: ecco perché, per capire se il cuore è in una botte di ferro o sull’orlo del precipizio e quante  probabilità ci sono che in futuro si ammali, si ricorre  alla cosiddetta ” valutazione del rischio globale assoluto“, cioè non una semplice somma dei singoli fattori di rischio, ma un parametro che li considera nella loro globalità e che tiene conto sia della specificità della persona, sia del fatto che tutte le malattie cardiovascolari hanno un’origine multifattoriale. Gli strumenti messi a punto per approdare alla valutazione del “rischio globale” sono due: le carte del rischio e il punteggio individuale.

  • Le carte del rischio: sono più generiche e un po’ meno precise, perché determinate a partire da ampie categorie di fattori di rischio: età, sesso, pressione del sangue, colesterolo, fumo, presenza di diabete (per saperne di più: www.cuore.iss.it).
  • Il punteggio individuale: tiene conto non solo dei fattori considerati anche dalle carte del rischio, ma anche di altri valori, come il colesterolo HDL (quello buono) e della possibilità che la persona segua una terapia antipertensiva, segnale che soffre da lungo tempo di ipertensione. La valutazione è, in questo, caso, più circostanziata.

CARTA

PUNTEGGIO

PUNTEGGIO

Età

40-69

35-69

Fattori di rischio

Età, pressione arteriosa sistolica, colesterolemia totale, fumo, diabete

Età, Pressione arteriosa sistolica, colesterolemia totale, fumo, diabete, HDL,  terapia anti-ipertensiva

Pressione arteriosa sistolica, Colesterolemia totale, HDL

Categorico

Continuo

Rischio

Categorico

Continuo

  Fonte: Istituto Superiore di Sanità

 

1. La pressione alta

In parole semplici, la pressione, che si misura in millimetri di mercurio (mmHg), è la spinta che la pompa-cuore esercita sulle arterie per “distribuire” il sangue a tutto l’organismo, quando è costantemente “alta” significa che il cuore è costretto a un super-lavoro per pompare il sangue in circolo. A lungo andare, questa faticaccia si ripercuote sui vasi arteriosi, rendendoli via via più rigidi e aprendo le porte all’ipertensione.

In addirittura il 95% dei casi di ipertensione la causa non è nota. È ben noto, invece, il ruolo fondamentale di uno stile di vita scorretto. Come dire: modificando una serie di cattive abitudini, è possibile evitare che la pressione si alzi pericolosamente e tenere, così, alla larga l’ipertensione.

 

2. Ipercolesterolemia

Vade retro colesterolo! Come se ci fosse il suo “artiglio” dietro a tutte le malattie cardiache. In realtà il colesterolo in sé non ha nulla di demoniaco, anzi: è un elemento fondamentale dell’organismo: è indispensabile per la produzione della vitamina D, oltre a essere un “ componente” essenziale di molti tessuti. Tanto il colesterolo quanto i trigliceridi (vengono trasportati nel sangue da specifiche proteine, chiamate appunto lipoproteine:

  • le LDL (da Low Density Lipoproteins, cioè lipoproteine a bassa densità) hanno il compito di distribuire il colesterolo ai vari organi;
  • le HDL (da High Density Lipoproteins, proteine ad alta densità) hanno una missione delicata e importante: rimuovere il colesterolo in eccesso e trasportarlo al fegato che, nella sua veste di spazzino dell’organismo, si occuperà di eliminarlo.

Un colesterolo HDL alto, dunque, è positivo, perché indica che l’organismo è in grado di eliminare il colesterolo in eccesso, mentre un colesterolo LDL elevato è un campanello  d’allarme, perché indica che accumuli di colesterolo si stanno depositando nei vari organi (arterie comprese). L’aterosclerosi è in agguato.
L’ ipercolesterolemia, cioè l’accumulo di colesterolo LDL nelle pareti delle arterie, porta all’ aterosclerosi, tra i più temibili fattori di rischio cardiovascolari. Con il tempo, infatti, si formano veri e propri depositi di materiale grasso (ateromi o placche aterosclerotiche), che ostacolano o, nei casi peggiori, bloccano il passaggio del sangue nelle arterie, con il rischio di infarto e ictus. L’aterosclerosi, peraltro, è una malattia che non riguarda solamente le coronarie e, dunque, il cuore, ma coinvolge molte altre zone dell’organismo, come le carotidi o le femorali.

 

3. Il diabete

Cosa c’entra il diabete con il cuore? Il diabete trascurato ha conseguenze al livello del sistema vascolare, è un fattore di rischio per l’ipertensione, favorisce l’ipercolesterolemia e abbassa il livello di HDL, il colesterolo buono.
Ma che cos’è esattamente questa malattia, che spesso viene definita “del benessere”? In parole semplici, è l’incapacità da parte dell’organismo di produrre a sufficienza o di utilizzare correttamente l’insulina, l’ormone prodotto dal pancreas con il compito di portare il glucosio (lo zucchero presente nella maggior parte dei cibi) nelle cellule. Questa difficoltà a “ distribuire” il glucosio provoca un accumulo di zucchero nel sangue. Si parla di aumento della glicemia . Quella di chi soffre di diabete – misurata a digiuno almeno un paio di volte a distanza di una settimana – è uguale o superiore a 126 mg/dl (milligrammi per decilitro).

Chi soffre di diabete può fare molto, sul fronte dello stile di vita, almeno per limitare (o addirittura neutralizzare) il maggiore rischio cardiovascolare proprio di questa malattia.

 

4. Sindrome metabolica
Chi ne soffre non ha (o meglio, non ha “solo”) un disturbo preciso, come il diabetico o l’ iperteso, ma è colpito da una vera e propria “raffica” di fattori di rischio per il cuore. È una persona probabilmente in sovrappeso oppure obesa, è diabetica ( o comunque ha la glicemia alta), soffre di ipertensione e di ipercolesterolemia  Se non corre ai ripari, il pericolo di incorrere in una malattia cardiovascolare è estremamente elevato.

In caso di sindrome metabolica, non è esagerato affermare che perdere peso è di vitale importanza. Tra i “mandanti occulti” di questa patologia, infatti, c’è il cosiddetto grasso viscerale, cioè quello che si deposita silenziosamente all’interno dell’organismo, ma che all’esterno viene denunciato da un girovita un po’ troppo generoso.  Mettersi a dieta e dedicarsi a un’attività fisica quotidiana sono le due armi principali, che andrebbero “impugnate” il prima possibile, anche se naturalmente la complessità di questa sindromerichiede sempre la supervisione di un medico.

 

5. Sovrappeso e obesità

I chili di troppo non rappresentano solo un problema estetico, ma soprattutto di salute. Ogni etto in eccesso, infatti, non solo va a “pesare” sul cuore, ostacolando il suo lavoro, ma aumenta le probabilità di essere colpiti da ipertensione , ipercolesterolemia e diabete. Ovvero dai principali nemici del motore dell’organismo.

Per capire se e quanto si è sovrappeso, si utilizza uno strumento molto prezioso (e semplice): l’indice di massa corporea (BMI), un parametro che tiene conto del peso e dell’altezza.

L’ indice di massa corporea (BMI) si calcola dividendo il peso (espresso in chilogrammi) per il quadrato dell’altezza (espressa in metri).

 

BMI (Kg/ m²)

 
 

sottopeso

18.5 – 24.9

normopeso

25.0 – 29.9

sovrappeso

> 30.0

obeso

 

A cura di: Alma Galeazzi

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