I numeri dell’asma

I numeri dell’asma
Facciamo il punto della situazione sull’asma con il Professor Harari, Direttore dell’Unità Operativa di Pneumologia del San Giuseppe di Milano.
Professor Harari, è un’impressione o l’asma è davvero in aumento?
L’asma è senz’altro una malattia molto frequente, in forte aumento a causa dell’inquinamento atmosferico e della moltiplicazione delle allergie, ma ancora spesso sottostimata e sotto- diagnosticata. Si calcola che le persone affette da questo disturbo siano 300 milioni nel mondo: 3,5 milioni in Italia, non meno di 100mila nella sola Milano. Malgrado ciò, spesso è una malattia che ancora oggi non viene correttamente riconosciuta e curata (si stima che il tempo che intercorre tra primi disturbi e la diagnosi possa arrivare a 6 anni): peccato, perché le cure disponibili sono molto efficaci, con limitati effetti collaterali e riescono a controllare i fastidiosi sintomi rapidamente, primo tra tutti la tosse.
Milano ha la tosse: così scriveva poche settimane fa sul Corriere della Sera la poetessa Vivian Lamarque e non aveva torto, pensando ai tanti che trascorrono le loro giornate tra un colpo di tosse e l’altro. L’inverno è ormai alle spalle, ma questo fastidioso sintomo non sembra voler abbandonare i bronchi dei cittadini, complici l’inquinamento e le tante infezioni che sono circolate. I virus di quest’inverno causavano una forte irritazione della mucosa bronchiale, aggravata poi dall’aria non proprio salubre che respiriamo. Tutto ciò ha spesso determinato reazioni asmatiche. Il primo sintomo dell’asma è proprio la tosse, in questi casi stizzosa, irritativa, che solo successivamente può diventare produttiva. Tutte manifestazioni che quest’anno sono state molto frequenti anche nei bambini. In età pediatrica, inoltre, sono aumentati- e di molto- i casi di bronchiolite, anch’essi legati al particolare inverno trascorso, che richiedono pazienza e tempo per guarire completamente. Una corretta terapia, quando è presente una componente asmatica, con farmaci broncodilatatori, anche per aerosol, è di grande aiuto e, spesso, risolutiva. Talvolta, quando invece il quadro si complica, è necessario associare degli antibiotici.
Con l’arrivo della primavera la situazione non è migliorata: si continua a tossire. A virus e inquinamento ora si aggiungono i primi pollini con la loro azione allergizzante e, siccome in medicina 1+1 può anche fare 3, l’azione di tutti questi fattori combinati tra loro peggiora di molto la situazione.
Abbiamo accennato alla tosse
Cominciamo col precisare che ogni colpo di tosse va interpretato. In questo periodo dell’anno molti cominciano a manifestare i primi sintomi di congiuntiviti e riniti allergiche. Occhi rossi, serie di starnuti e talvolta tosse e asma: arriva la primavera e con le prime fioriture ritornano le prime allergie, anche e soprattutto a Milano. In questo periodo dell’anno molti cominciano a manifestare i primi sintomi di congiuntiviti e riniti allergiche, disturbi che di solito regrediscono evitando gli ambienti più carichi di pollini, in particolare parchi o giardini.
La tosse può essere frequentemente il primo segnale di una lieve e iniziale forma asmatica. In questi casi gli accessi possono diventare anche molto fastidiosi, irritativi, e possono addirittura causare infrazioni costali. La tosse può anche manifestarsi da sola, senza altri disturbi di accompagnamento, senza mancanza di fiato o asma vera e propria: ricondurla quindi alla presenza di fatti allergici può talvolta non essere sempre immediato. Alcuni fattori possono accentuarla, come l’esposizione all’aria aperta, vicino ai parchi, o talvolta gli improvvisi cambiamenti di temperatura dell’aria, per esempio passando da ambienti condizionati al caldo, o anche l’umidità: perfino i vapori di una doccia in soggetti asmatici, che magari non sanno di esserlo, possono scatenare importanti accessi di tosse. Molte forme di asma poi non hanno un’origine allergica e quindi non regrediscono con la semplice scomparsa dell’allergene, ma necessitano di cure specifiche. Tutto questo vale per gli adulti ma anche per i bambini, soprattutto di metropoli come Milano, la città in cui lavoro. Pertanto, se i sintomi si fanno sentire, consultate subito il vostro medico ed eventualmente uno specialista: meglio correre ai ripari tempestivamente e non trascinare troppo a lungo situazioni che potrebbero diventare assai fastidiose.
Esattamente, che cosa succede ad una persona asmatica?
Con l’asma si ha una contrazione dei muscoli che circondano i bronchi: il loro diametro si riduce e l’aria, nel passare, produce un rumore percepito come fischio. Per fare una diagnosi bastano spirometria e visita specialistica. Nel caso persistessero dubbi si possono fare ulteriori approfondimenti, specie per capire se i sintomi si manifestano solo in alcune condizioni, per esempio dopo un episodio infettivo, o in certe condizioni ambientali. Talvolta può essere necessaria una radiografia del torace. Per l’asma esistono farmaci molto efficaci e con scarsissimi effetti collaterali. Importante però è riconoscere il problema e seguire un trattamento costante. È meglio star bene assumendo regolarmente spray a base di farmaci ad azione locale sull’apparato respiratorio (e ciò vale anche per i bambini), piuttosto che vivere con un’asma non controllata, che fa passare l’inverno con ripetute influenze e con perenne ricorso agli antibiotici. Per altro inutili perché servono solo se la situazione si complica con sovrapposizioni infettive batteriche.
Lei sottolinea spesso il “pericolo” per asmatici e allergici di vivere in grandi città
Si pensi che ormai a Milano circa un adulto ogni 6 è allergico, uno su 5 soffre di rinite allergica, uno su 10 accusa una congiuntivite allergica o è malato d’asma bronchiale. Percentuali molto più alte si registrano poi nella popolazione pediatrica cittadina. Nelle grandi metropoli un ruolo importante è giocato dall’inquinamento: i particolati e l’ozono causano un’irritazione delle mucose (respiratorie ma anche congiuntivali) che favorisce l’insorgenza di fenomeni allergici e ne aggrava l’intensità. Alcuni inquinanti poi potenziano l’azione dei pollini, amplificandone l’effetto allergizzante. Soprattutto il particolato (Pm10), può fungere da “spugna” e da “vettore” per i pollini: in pratica le molecole allergeniche si legano alla superficie del particolato che poi le trasporta anche a distanze considerevoli rispetto al luogo dove erano state liberate. E’ anche provato che i fumi dei veicoli diesel determinano un aumento della sottoclasse di immunoglobuline del sangue (IgE) che scatenano e mediano le reazioni allergiche. Infine l’ozono, le cui concentrazioni sono molto alte nel nostro Paese nelle calde giornate estive, irrita le mucose respiratorie, rendendole più “sensibili” agli stimoli allergici. L’azione dello smog si combina così con quella degli allergeni potenziandola. L’allontanamento da Milano può dare un sollievo momentaneo e transitorio; bisogna però scegliere bene dove andare, in caso contrario il rischio è di passare dalla padella nella brace. Nelle aree montane le fioriture delle graminacee sono molto ritardate rispetto alle città, ma la cosa migliore è, conoscendo le proprie allergie e la destinazione prevista, consultare per tempo i bollettini che informano sulle concentrazioni dei pollini.

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