I traumi distorsivi del ginocchio

Con la consulenza del professor Dario Perugia, Professore Associato di Malattie dell’apparato locomotore II° Facoltà di Medicina e Chirurgia all’Università “La Sapienza” di Roma, specialista in Ortopedia e Traumatologia.

 

Professor Perugia, cominciamo dalla diffusione di questo tipo di traumi del ginocchio
ll trauma distorsivo del ginocchio è un’evenienza piuttosto frequente, soprattutto nell’età giovane-adulta. I soggetti più a rischio sono gli sportivi (70%), nonostante tali lesioni possano incorrere frequentemente anche in seguito ad incidenti stradali, durante l’attività lavorativa o lo svolgimento delle normali attività quotidiane.
In ambito sportivo, esistono delle discipline considerate a maggior rischio per l’a rticolazione del ginocchio, come ad esempio quelle caratterizzate da frequenti movimenti di rotazione, cambi di direzione o le ricadute dai salti (calcio, basket, pallavolo, sci).

Il rischio, per le donne, è equiparabile?
Sempre in ambito sportivo, è stato osservato come, in percentuale, le donne siano maggiormente colpite da traumi distorsivi del ginocchio rispetto agli uomini. Ciò è riconducibile a diversi fattori di rischio suddivisibili in estrinseci (forza muscolare, coordinazione, condizionamento, diverso movimento del corpo, interfaccia scarpa-superficie) e in intrinseci (lassità articolare, grandezza del legamento, allineamento dell’arto, grandezza della gola intercondiloidea). Altri fattori di rischio, comuni ad entrambi i sessi, sono il ginocchio recurvato, l’obesità e le ripetute sovrasollecitazioni funzionali .

Passiamo alle conseguenze del trauma distorsivo al ginocchio.
Le conseguenze più frequenti di un trauma distorsivo del ginocchio sono le lesioni meniscali. Ad esse possono associarsi lesioni delle strutture capsulo-legamentose, possibile causa di instabilità articolari, che sfociano in un’incapacità dei legamenti del ginocchio a mantenere i normali rapporti strutturali anatomici.
È bene sapere come l’interessamento di una sola struttura articolare risulta essere poco frequente. I menischi sono due fibrocartilagini di forma semilunare interposte tra le superfici articolari del femore e della tibia. La loro funzione è principalmente di tipo meccanico; essi sono quasi completamente privi di una propria vascolarizzazione, caratteristica che determina l’impossibilità di una loro spontanea guarigione. Importante, poi, è distinguere le lesioni meniscali in acute (traumatiche) e croniche (su base degenerativa). Le rotture acute coinvolgono più spesso il menisco esterno, mentre quelle croniche il menisco interno.

Tra le strutture capsulo-legamentose, le più importanti sono quelle che costituiscono il cosiddetto pivot centrale, ovvero il legamento crociato anteriore (LCA) e il legamento crociato posteriore (LCP), responsabili della traslazione antero-posteriore del ginocchio.
Per quanto riguarda i meccanismi traumatici che intervengono nel determinare le lesioni, più o meno gravi, dei menischi e delle strutture capsulo-legamentose, i più frequenti sono:

  • squatting;
  • movimenti torsionali;
  • stress e rotazione esterna della tibia, o (in misura minore) stress e rotazione interna della tibia;
  • iperestensione (calcio a vuoto) con +/- torsione;
  • brusca contrazione del quadricipite a ginocchio flesso.

Quali i sintomi?
La sintomatologia tipica dei traumi distorsivi del ginocchio è caratterizzata dalla comparsa immediata di dolore, limitazione funzionale, tumefazione e, in caso di lesione del LCA, cedimenti articolari. Nelle fasi successive è tipico assistere a una progressiva riduzione del trofismo del quadricipite dovuto ad un minor utilizzo dell’arto leso a causa del dolore.
Per quanto riguarda la diagnosi, di fondamentale importanza è la valutazione clinica, che prevede anche specifiche manovre utili per scoprire la rottura del menisco ed eventuali lassità capsulo-legamentose ad esso associate. Oltre a questa ispezione è necessaria una valutazione strumentale: radiografia (per escludere lesioni ossee), e risonanza magnetica (in grado di rilevare una lesione delle strutture meniscali e legamentose).
Il trattamento delle lesione traumatiche del ginocchio può essere di tipo conservativo e, più spesso, chirurgico.

  • Il trattamento conservativo si basa, inizialmente, sull’utilizzo di farmaci antinfiammatori non steroidei e crioterapia e – successivamente – sugli esercizi isometrici per il rinforzo del muscolo quadricipitale, praticato sia nelle lesioni meniscali, sia nelle rare lesioni isolate del LCA, specie in pazienti sedentari o con scarse richieste funzionali. Il trattamento conservativo è correlato ad un maggior rischio di sviluppare, nel tempo, lesioni di altre strutture articolari del ginocchio, con la possibile comparsa di un’artrosi secondaria precoce a carico del ginocchio.
  • ll trattamento chirurgico viene generalmente riservato a tutti quei pazienti che abbiano maggiori richieste funzionali (come, ad esempio, gli sportivi), e a quelli che presentino lesioni coinvolgenti più di una struttura anatomica del ginocchio. Con l’avvento della chirurgia artroscopica, introdotta per la prima volta negli anni ’70 in Giappone e già largamente adottata negli anni ’80 nel resto del mondo, la riparazione o asportazione delle strutture meniscali e la ricostruzione dei legamenti crociati si è velocemente diffusa soprattutto per l’elevata minore invasività dell’intervento stesso. Infatti, la procedura chirurgica prevede l’esecuzione di soli due piccoli fori della grandezza di circa 1 cm per l’introduzione degli strumenti artroscopici e, nel caso della ricostruzione del legamento crociato, mediante l’utilizzo di tendini prelevati dal paziente stesso (gracile e semitendinoso, rotuleo, quadricipitale), l’esecuzione di un’ulteriore piccola incisione di circa 2-3 cm praticata in corrispondenza della sede del prelievo.

Anche la riabilitazione post-operatoria è cambiata molto. Attualmente, infatti, dopo una semplice meniscectomia per via artroscopica, il paziente è in grado di deambulare e tornare a casa il giorno stesso dell’intervento e di riprendere l’attività sportiva nel giro di due settimane, dopo uno specifico programma fisioterapico volto in particolar modo al recupero di un buon trofismo muscolare. Nei pazienti operati di ricostruzione dei legamenti crociati la ripresa di una completa autosufficienza e delle normali attività quotidiane (per esempio guidare), prevede un programma riabilitativo di circa 4-6 settimane, mentre il ritorno alla pratica sportiva è mediamente stimato in 4-6 mesi.

 

A cura di: Minnie Luongo

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