Il punto sulla contraccezione orale

Il punto sulla contraccezione oraleÈ il metodo più sicuro secondo l’Indice di Pearl, che in statistica clinica viene utilizzato per misurare l’efficacia delle tecniche di contraccezione. In base a questo tasso, che confronta in percentuale il numero delle gravidanze indesiderate, la pillola anticoncezionale (che rientra tra i contraccettivi ormonali, insieme al cerotto e all’anello vaginale) è il metodo più sicuro tra quelli  reversibili. Per questo – e anche se non protegge in alcun modo dalle malattie sessualmente trasmissibili – il suo successo e la sua diffusione sono aumentati progressivamente. Tanto più che negli ultimi decenni, i cambiamenti introdotti hanno quasi azzerato gli effetti collaterali presenti in principio. Prima di tutto è utile ricordare che la pillola agisce grazie alla sinergia tra piccole quantità di estrogeni (generalmente viene utilizzato l’etinilestradiolo) e un progestinico. In sintesi, assumendo quotidianamente questi ormoni vengono inibiti i meccanismi che portano all’ovulazione. Tornando all’indice di Pearl, quello della pillola contraccettiva si aggira intorno allo 0,15%, e il fatto che il valore non sia uno zero assoluto è riconducibile alla possibilità di errori durante l’assunzione, o ad altre situazioni che – come vedremo – possono comprometterne l’efficacia. Di questo e di altri aspetti abbiamo parlato con la ginecologa Liliana Luraschi (liliana.luraschi72@gmail.com), che fa il punto su qualcosa di cui spesso si parla ancora in modo superficiale.
Pillola 2.0
«Lo dico con una battuta, ma il fatto che noi oggi usiamo ancora la parola “pillola” che veniva adoperata 20 anni o 30 anni fa, è una convenzione che paradossalmente genera equivoci e dubbi senza ragion d’essere. Intendo dire che il farmaco di oggi non ha più quasi nulla di quello di una volta, è come parlare di medicinali diversi». Le differenze fondamentali sono due, riassume la dottoressa: l’abbattimento del livello di ormoni e l’introduzione di nuovi progestinici che determinano la peculiarità del farmaco, per una soluzione il più possibile “su misura”. Ecco più nel dettaglio che cosa significano queste novità: «L’alto dosaggio di un tempo, intorno ai 40/50 gamma di etinilestradiolo, è stato portato a un range che va dai 35 ai 15 gamma. L’efficacia è la medesima, e la scelta va effettuata fondamentalmente in base all’età, in modo però opposto a quello che si potrebbe pensare: intorno ai 15 o 16 anni, quando spesso si inizia a prendere la pillola, va dato il dosaggio più alto. Non per finalità di efficacia – il contraccettivo ormonale agisce nello stesso modo e con gli stessi risultati – ma perché è il momento in cui si forma il picco di massa ossea. Con la pillola si abbassa il livello di estrogeni, e una quantità troppo esigua potrebbe compromettere tra l’altro la maturazione ossea». Ecco perché è fondamentale che ogni scelta sia discussa nel dettaglio con un medico specialista. E questo a qualunque età si decida di cominciare o riprendere ad assumere un contraccettivo ormonale orale. Questo significa anche che una donna con un passato di contraccezione di questo tipo, che ricominci a prendere il farmaco dopo un’interruzione di anni, deve comunque rivalutare la situazione. Tra i 45 e i 50 anni il dosaggio dovrà infatti essere abbassato, per diminuire il rischio trombo-embolico che in quella fase diventa congenitamente maggiore. L’altra grande differenza rispetto alle pillole del passato sono i due progestinici di nuova generazione introdotti, che permettono di adattare la scelta anche a esigenze estranee ai bisogni contraccettivi. Sempre la dottoressa Luraschi: «Un farmaco che contenga per esempio il drospirenone, per esempio, potrà essere consigliato a una donna con problemi di ritenzione idrica, perché ha un’azione simil-diuretica. Viceversa il ciproterone è un anti-androgeno, indicato nei casi in cui ci siano problemi di acne, irsutismo e micropolicistosi ovarica. Tutti aspetti legati appunto a un eccesso di androgeni». Una visita ginecologica è necessaria anche per sapere quando la scelta della contraccezione ormonale orale è da evitare, e quale tipo di screening è consigliato in via preventiva.
Controindicazioni all’assunzione
Principalmente bisogna considerare i frequenti episodi di emicrania (per l’aumentato rischio di ictus), la presenza di eventi trombo-embolici pregressi, l’abitudine a un fumo importante che non si intende diminuire (20 sigarette al giorno sono un parametro abbastanza discriminante) e un’anamnesi che comprenda un tumore estrogeno-dipendente come quello alla mammella (non si considera in questo caso la familiarità, ma l’evento nella donna che intende assumere la pillola). Precisa la ginecologa: «Quanto agli esami preliminari, anche se il Servizio Sanitario Nazionale non lo prevede a meno che da un’accurata anamnesi non emergano fattori di rischio, quello che mi sento di consigliare è uno screening trombo-filico. Che, se fatto intorno ai 16 anni, avrà nella vita adulta un’utilità che prescinde dalla contraccezione: sarà per esempio d’aiuto in gravidanza, in menopausa, nel caso di eventuali interventi chirurgici. Avere una mappa dei propri geni è una risorsa preziosa, quindi quando vi è la possibilità di effettuare privatamente l’esame, lo consiglio sempre».
Vademecum anti-distrazione
Per il resto, attenzione agli errori grossolani. La dimenticanza prima di tutto, anche se la pillola può essere comunque assunta nell’arco delle 12 ore successive a quella solita. E anche se, fa presente la dottoressa, oggi basta puntare una sveglia sul cellulare che abbiamo sempre con noi, e il problema è risolto. Più delicata la questione delle interazioni tra sostanze: «Dagli antibiotici agli antiepilettici, agli antimicotici orali, ogni volta che si deve assumere un farmaco è essenziale segnalare che si segue un programma di contraccezione orale, e ricordare che l’efficacia si abbassa nel periodo di assunzione e per i 7 giorni successivi». L’ultimo ma importante alert riguarda l’effetto di sostanze naturali come per esempio l’iperico, che non richiedono ricetta e sono inseriti in normalissimi integratori. Incidono comunque sull’assimilazione dei principi, quindi la regola resta avvisare sempre il medico.

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